metodo

Gli schemi di base si contraddistinguono per la presenza di due tipi di simbologia o tratteggio: continuo (rappresentata da una linea continua senza soluzione di continuità che ripercorre nella sua interezza il sistema e/o apparato cui faccia specifico riferimento) e fisso (contraddistinta da un punto che rappresenta l’organo e/o ghiandola riflessa in particolare). Le zone a tratto continuo sono da considerarsi di transito (a pressione variabile) e vanno stimolate con la tecnica detta “del lombrico”; le zone contraddistinte dal punto, sono da considerarsi da stazionamento (pressione di 10 sec. minimo), da comprimere con la tecnica detta “a punta d’ago”.
Ciascun trattamento si compone di 05 cicli ciascuno dei quali, secondo necessità, può essere composto da un minimo di 01 ad un massimo di 03 schemi. Gli schemi possono essere articolati tra loro in relazione al tipo di squilibrio riscontrato. Il 1° ciclo, anche detto del “rilassamento generale”, è a schema libero; il 5° ciclo, anche detto “depurativo”, è composto dal solo schema nr. 08 “degli organi emuntori”. Tra 2° e 3° ciclo così come tra 3° e 4° ciclo, onde avviare il processo di liberazione dalle tossine, va inserito lo schema di base nr. 10 “dell’apparato urinario”.

1° ciclo

disarticolazione, respirazione e rilassamento generale.

2° ciclo

composizione da 02 (min.) a 03 (max) schemi di base (1° e 2° obbligatori + un terzo eventuale).

3° ciclo

composizione da 01 a 03 schemi di base

4° ciclo

composizione da 01 a 03 schemi di base

5° ciclo

schema nr. 08

N.B. – Resta ferma la possibilità di intervenire diversamente, in modo più specifico, laddove le circostanze lo richiedano e gli schemi non siano in grado di soddisfarne la necessità.

Anche dove non sia previsto, è importante che la stimolazione parta dalla zona riflessa del cervello e ivi finisca (registrazione della situazione di squilibrio prima e della situazione di riequilibrio poi): “ciò consente la registrazione dapprima della situazione di squilibrio in atto, quindi delle attività di riequilibrio indotte”.

Metodo Santoro – gli schemi di base

On 12 febbraio 2010, in Archivio di "Terapie Integrate", by Claudio Santoro

sistema nervoso

  1. schema di base  rachide;
  2. schema di base  sistema nervoso;
  3. schema di base  organi di senso;
  4. schema di base  sistema scheletrico;
  5. schema di base  sistema endocrino;
  6. schema di base  circolazione sanguigna;
  7. schema di base  sistema linfatico;
  8. schema di base  emuntori;
  9. schema di base  apparato digerente;
  10. schema di base  apparato urinario.

N.B. le note descrittive tra parentesi fanno riferimento all’immagine così come riportata a fianco.


Schema nr. 01 – rachide (rappresentato il solo piede sinistro).

La stimolazione va effettuata seguendo il decorso delle zone riflesse di cervello (rotondità superiore), base cranica (tratto verticale superiore), atlante-epistrofeo (tratto orizzontale), decorso delle vertebre tutte (tratto verticale maggiore). Implica la stimolazione del midollo spinale; fa da preludio alla stimolazione del sistema nervoso.

Schema nr. 02 – sistema nervoso (rappresentato il solo piede sinistro).

La stimolazione va effettuata seguendo il decorso delle zone riflesse di cervello-ipofisi (rotondità superiore), cervelletto (tratto verticale superiore), “grande canale nervoso” (riflesso del vago-accessorio lato dorsale e linea debolezza generale lato plantare – tratto orizzontale), articolazione scapolo omerale (cerchio esterno), plesso brachiale (tratto verticale inferiore) e plesso solare (punto isolato centrale).

Schema nr. 03 – organi di senso (rappresentato il solo piede sinistro).

La stimolazione va effettuata, partendo dal plesso solare (punto centrale inferiore), seguendo uno alla volta i 4 metameri che lo collegano alle zone riflesse di orecchi (primo e secondo tratto verticali lato destro) ed occhi (terzo e quarto tratto verticale lato destro); segue la stimolazione del “grande canale nervoso” (riflesso del vago-accessorio – tratto orizzontale), del cervelletto (quinto tratto verticale lato destro) fino al cervello (rotondità superiore). La stimolazione del tratto orizzontale e del quinto tratto verticale lato sinistro (grande canale nervoso, cervelletto e cervello), va effettuata senza soluzione di continuità rispetto a ciascun metamero. La stimolazione del cervello implica la contemporanea stimolazione di bocca-lingua-naso (rotondità superiore).

Schema nr. 04 – sistema scheletrico (rappresentato il solo piede sinistro).

La stimolazione va effettuata seguendo il decorso delle zone riflesse di cervello (rotondità superiore), base cranica (tratto verticale superiore), atlante-epistrofeo (tratto orizzontale), decorso delle vertebre tutte (tratto verticale maggiore lato sinistro). Si scindono quindi due fasi:

1^ – arti inferiori: vertebre lombo-sacrali (angolo retto inferiore), dotto inguinale (tratto orizzontale inferiore), articolazione coxo-femorale (angolo acuto inferiore lato destro), femore (tratto obliquo lungo inferiore), ginocchio (angolo acuto inferiore), gamba (tratto obliquo corto inferiore), piede (tratto obliquo terminale inferiore).

2^– arti superiori: vertebre cervico-dosali (angolo retto superiore lato sinistro), “grande canale nervoso” (tratto orizzontale), zona riflessa del costato(rettangolo centrale al tratto orizzontale superiore), spalla (angolo retto superiore lato destro), omero (tratto verticale lato destro), gomito (angolo ottuso lato destro) braccia, polsi, mani (tratto obliquo terminale.

Schema nr. 05 – sistema endocrino (rappresentato il solo piede sinistro).

La stimolazione va effettuata mantenendo la pressione delle zone riflesse di ipofisi (primo segno in alto), tiroide e paratiroidi (secondo segno in alto), ghiandole surrenali (terzo segno), pancreas (quarto segno, scisso in due parti: a sinistra c’è la testa, presente esclusivamente sul piede destro; a destra c’è la coda, presente esclusivamente sul piede sinistro) e gonadi (due punti siti inferiormente e posteriormente rispetto al malleolo mediale ed al malleolo laterale).

Schema nr. 06 – circolazione sanguigna (rappresentato il solo piede sinistro).

La stimolazione va effettuata mantenendo la pressione delle zone riflesse di cuore (tratto orizzontale inferiore, presente solo plantarmente sul piede sinistro) e coronarie-circolazione sanguigna (tratto orizzontale superiore presente solo dorsalmente sul piede sinistro), micro-circolazione inferiore (cerchio inferiore), circolazione periferica (punti esterni).

Schema nr. 07 – circolazione linfatica (rappresentato il solo piede sinistro).

La stimolazione va effettuata mantenendo la pressione delle zone riflesse della circolazione linfatica testa-collo (tre punti superiori), della cisterna di Pequet (tratto orizzontale centrale, presente esclusivamente sul piede sinistro), della circolazione linfatica ascellare (tratto verticale esterno), della milza (cerchio lato destro, presente esclusivamente sul piede sinistro), della circolazione linfatica dorsale (linea verticale inferiore), inguinale (linea obliqua rivolta a sinistra) ed inferiore (linea obliqua rivolta a destra).

Schema nr. 08 – organi emuntori (rappresentati entrambi i piedi).

La stimolazione va effettuata seguendo il decorso delle zone riflesse di polmoni (grossi cerchi centrali – proseguono attraverso laringe-faringe, bocca-naso) fegato-colicisti (quadrato con linea obliqua lato sinistro, presente esclusivamente sul piede destro – proseguono attraverso sistema gastroenterico), milza (cerchio lato destro, presente solo sul piede sinistro – prosegue secondo sistema linfatico), apparato urinario (reni: rotondità sulle linee verticali centrali; uretere: linee verticali centrali; vescica: linee oblique centrali).

Schema nr. 09 – apparato digerente (rappresentati entrambi i piedi).

La stimolazione va effettuata seguendo il decorso delle zone riflesse di fegato-colicisti (quadrato con linea obliqua lato sinistro, presente esclusivamente sul piede destro), bocca-lingua (testa delle due linee verticali superiori), cavo orofaringeo-esofageo (tratto verticale bilaterale superiore), cardias-stomaco (angolo retto tratto verticale superiore lato destro), stomaco-piloro-duodeno (tratto a forma di “C” lato sinistro), duodeno-intestino tenue (tratto a forma di “C” rovesciata lato sinistro), intestino tenue-ileo (tratto orizzontale inferiore lato sinistro, terminante con una rotondità), colon ascendente-trasverso (tratto verticale ad angolo con tratto orizzontale intermedio lato sinistro), colon traverso-discendente (tratto orizzontale intermedio ad angolo retto con tratto verticale esterno lato destro), sigma (tratto obliquo inferiore lato destro), retto (piccolo tratto verticale inferiore lato destro), ano (rotondità bilaterale inferiore).

Schema nr. 10 – apparato urinario (rappresentato il solo piede sinistro).

La stimolazione va effettuata seguendo il decorso delle zone riflesse di reni (rotondità sulla linea verticale centrale), uretere (linea verticale centrale), vescica (linea obliqua centrale).

piedi

Il “Metodo Santoro © di stimolazione riflessa plantare”, rappresenta un nuovo modo di concepire la Riflessologia Plantare. Esso nasce dalla necessità di rendere agevole l'intervento dell' "operatore" nella delicata fase di materiale approccio al piede, così da:

  1. velocizzare i processi di elaborazione dei percorsi di trattamento;
  2. perfezionare le personali tecniche di intervento, proprie di ciascun operatore.

 

Esso si struttura su 10 “schemi di base”, attraverso cui è stata codificata la “mappa delle zone riflesse” relative il piede, ovvero i principi su cui si struttura l'anatomo-fisiologia energetica riflessa.
L’adozione degli schemi di base, è subordinata alla conoscenza della mappa plantare delle zone riflesse oltrechè delle tecniche d’intervento.
La comprensione della metodica di intervento può essere facilitata dalla eventuale sovrapposizione degli “schemi di base” alle “mappe delle zone riflesse plantari”.
Opportuno precisare che:

  1. le zone riflesse plantari sono state definite prendendo come riferimento le singole porzioni ossee (maggiore precisione nella individuazione delle zone);
  2. gli schemi di base sono stati definiti prendendo come riferimento le zone riflesse plantari.

Gli schemi di base si contraddistinguono per la presenza di due tipi di simbologia o tratteggio: continuo (rappresentata da una linea continua senza soluzione di continuità che ripercorre nella sua interezza il sistema e/o apparato cui faccia specifico riferimento) e fisso (contraddistinta da un punto che rappresenta l’organo e/o ghiandola riflessa in particolare). Le zone a tratto continuo sono da considerarsi di transito (a pressione variabile) e vanno stimolate con la tecnica detta “del lombrico”; le zone contraddistinte dal punto, sono da considerarsi da stazionamento (pressione di 10 sec. minimo), da comprimere con la tecnica detta “a punta d’ago”.
Ciascun trattamento si compone di 05 cicli ciascuno dei quali, secondo necessità, può essere composto da un minimo di 01 ad un massimo di 03 schemi. Gli schemi possono essere articolati tra loro in relazione al tipo di squilibrio riscontrato.

Tuina

On 12 febbraio 2010, in Archivio di "Terapie Integrate", by Claudio Santoro

tuina

Il Tuina è una divisione della Medicina Tradizionale Cinese volta alla terapia di manipolazione del corpo praticata e utilizzata in Cina da migliaia di anni. E’ una forma di manipolazione e massaggio sistematico basato sui principi della medicina cinese tradizionale e sulla teoria del flusso del Qi, Yin e Yang e dei Cinque Elementi così come il concetto dei meridiani e dei punti della agopressione. Deriva dai caratteri cinesi “Tui” – spingere e “Na” – stringere, due tecniche fondamentali per il massaggio e la manipolazione della tradizione medica cinese. Si crede che il Tuina sia una delle più antiche forme della terapia della lavorazione del corpo praticata oggi e che le sue origini risalgano alla dinastia Shang della Cina (A.C. sedicesimo secolo e A.C. undicesimo secolo). L’oracolo delle ossa trovato dagli archeologi mostra che il massaggio tui na era usato per curare le malattie dei bambini e i disturbi digestivi degli adulti. L’oracolo delle ossa usato nella dinastia Shang rappresenta il primo esempio degli scritti cinesi attualmente conosciuti. Tuina è anche documentato nell’antico testo classico medico di Hung-Ti Nei- Jing (o Classico di Medicina Interna dell’Imperatore Giallo), che fu scritto oltre 2000 anni fa. Il termine attuale Tuina non fu coniato se non fino alla dinastia Ming (1368 – 1644 AD). Durante la dinastia Ming furono pubblicati diversi libri sull’uso del Tuina nella cura delle ferite traumatiche e nelle malattie dell’infanzia. Un importante libro medico pubblicato durante la dinastia Ching (1644-1911) fu ‘”Lo specchio d’oro della Medicina”. Una vasta porzione di questo libro è dedicato al Tuina, specialmente l’uso del Tuina nella cura delle ferite traumatiche. Nei libri, vengono introdotti 8 metodi: la palpazione (Mo), il ricongiungimento (Jie), la contrapposizione (Duan), il sollevamento (Ti), la pressione (An), l’impasto (Mo), l’invasione (Tui) e la stretta (Na) che sono oggi i principi basilari per la cura. La terapia del Tuina è considerata qualche volta come un’agopuntura senza aghi. Invece degli aghi, il movimento e la pressione vengono applicati per facilitare il flusso del Qi attraverso i canali dei meridiani e per regolare questo con la stimolazione profonda dei punti Qi rilevanti. Non confondiamo il Tuina con l’agopressione. L’agopressione è una pressione statica, applicata ad agopunti. Il Tuina è abbastanza differente dall’agopressione per la sua diversa varietà di tecniche che servono a focalizzare la pressione attraverso il movimento sia lungo i meridiani che nei punti Qi. I metodi del Tuina includono l’uso delle tecniche della mano per massaggiare tessuti morbidi (muscoli e tendini) del corpo. Le tecniche dell’agopressione per influire direttamente sul flusso del Qi, e le tecniche della manipolazione per riallineare i muscoli dello scheletro e il collegamento tra i legamenti. Gli impacchi esterni a base di erbe, le compresse, gli unguenti, e le pomate sono usate per aumentare gli altri metodi terapeutici. Il Tuina usa 14 meridiani e 360 punti sul corpo. Manipolando questi, si liberano i meridiani dai blocchi, si favorisce la circolazione, si curano le ferite dei tessuti morbidi e si correggono ossa e tendini deformate e localizzate in maniera anomala. Inoltre, rilassa e stimola il corpo e la mente per un buon equilibrio psicologico ed emotivo. Ci sono molti differenti sistemi di Tuina con particolare enfasi su particolari tecniche, condizioni, età etc… Uno dei metodi del Tuina si chiama “gun fa” o stile oscillante che fu sviluppato a Shangai intorno al 1920. Lo stile oscillante enfatizza le tecniche del tessuto morbido e si specializza in ferite alle articolazioni e strappi muscolari così come anche nell’insonnia, emicrania e alta pressione del sangue. Un altro metodo del Tuina è quello dello spingere le dita, che enfatizza le tecniche per la digitopressione e la cura delle malattie interne. Il metodo Nei Gung enfatizza l’uso di esercizi per la generazione della energia interna e metodi di massaggi specifici per rivitalizzare i sistemi energetici debilitati. Il metodo della manipolazione delle ossa per riallineare i muscoli scheletrici e i legamenti è specializzata nelle fratture delle articolazioni e nei dolori nervosi. Il metodo pediatrico Tuina è buono sia per curare che per prevenire malattia. E’ molto usato questo metodo per i bambini e indirizza i differenti agopunti trovati negli infanti con i meridiani, che non sono completamente sviluppati. In oltre un migliaio di anni, il Tuina si è evoluto in un sistema altamente sofisticato di massaggio medico cinese e manipolazione, diffondendosi in ogni luogo. Oggi è proposto virtualmente in ogni ospedale della Cina e migliaia di cliniche in tutto il mondo.

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Riflessologia Plantare

On 11 febbraio 2010, in Archivio di "Terapie Integrate", by Claudio Santoro

riflessologia_santoro

La Riflessologia “rappresenta lo studio delle attività corporee che hanno la capacità, innata o indotta, di manifestarsi all’esterno ovvero di modificare la normale funzionalità organica” (C. Santoro).

La Riflessologia Plantare, invece, rappresenta la proiezione completa ancestrale (in maniera logica, precisa ed organica, nel pieno rispetto delle proporzioni) di tutto il corpo su una parte di esso (nella fattispecie il piede). Il piede (soprattutto nella zona plantare) è il posto ove l’organismo concentra il maggior numero di terminazioni nervose; attraverso pressioni e frizioni effettuate su determinati punti su di esso individuati, è possibile stimolare quelle naturali risorse che, proprie di ciascun organismo, gli consentono di raggiungere, difendere e/o ripristinare le migliori condizioni di salute possibili.

 


Oligoterapia

On 11 febbraio 2010, in Archivio di "Terapie Integrate", by Claudio Santoro

molecole

Nel corpo umano è possibile trovare diversi minerali, alcuni come il calcio partecipano alla struttura stessa degli organi e dei tessuti, altri come il manganese, il rame e lo zinco sono presenti in quantità minime, e per questo vennero chiamati oligoelementi da oligos in greco poco abbondanti. Fu Gabriel Bertrand a capire per primo l’importanza della loro presenza, anche se in quantità minime, nel nostro organismo e fu successivamente Jacques Mènètrier ad aver messo in evidenza  come sia possibile migliorare l’equilibrio psico-fisco attraverso la loro somministrazione. Jacques Mènètrier identificò cinque differenti gruppi di sintomi o di malattie che potessero rispondere a un diverso oligoelemento e definì come “diatesi” (costituzione-predisposizione) ciascuno di questi gruppi: cioè una certa tendenza ad ammalarsi di certe malattie o a soffrire di certi disturbi. I criteri usati da Mènètrier per raggruppare la sintomatologia corrispondente a ciascuna diatesi sono sicuramente superati alla luce delle nuove conoscenze scientifiche quindi un corretto atteggiamento terapeutico non può fermarsi alla sola immagine delle diatesi ma in molti casi un utilizzo in questa direzione può fornire risultati terapeutici rapidi.

Diatesi 1
Manganese
Allergica o artritica
Sintomi: ottimismo, apertura nei rapporti con gli altri, stanchezza soprattutto al mattino che migliora in serata, disturbi allergici: orticaria, eczema, asma, emicrania; disturbi circolatori, alterazioni della pressione arteriosa, disturbi reumatici, dolori articolari, gotta, disturbi digestivi: nausea tendenza al vomito, difficoltà digestive e coliti (colon destro).

Diatesi 2
Manganese-Rame
Ipostenica o artrotubercolosa
Sintomi: stanchezza che peggiora alla sera, difficoltà di concentrazione con carattere pessimista, disturbi allergici come l’eczema, disturbi respiratori come bronchiti recidivanti e riniti, sinusite, otiti e tonsilliti, disturbi digestivi, ulcere duodenali e coliti (colon sinistro).

Diatesi 3
Manganese-Cobalto
Distonica o neuroartritica
Sintomi: stanchezza avvertita soprattutto alle gambe e astenia che comincia fin dal mattino, tensione emotiva, ansia, disturbi della memoria, disturbi circolatori come varici, pressione arteriosa elevata, angioedema, sindrome Raynaud, artrosi, cefalea vasomotoria, dispepsia, colon irritabile.

Diatesi 4
Rame-Oro-Argento
Anergica
Sintomi: assenza di forza e sonnolenza intensa durante il giorno con insonnia alla sera, disturbi nervosi come abulia, apatia e stati di angoscia, disturbi allergici come eczemi infettati, raffreddori allergici, disturbi respiratori: bronchiti, polmoniti, sinusiti, otiti e mastoiditi, artrite reumatoide, reumatismo articolare acuto, osteomielite, artrosi in genere

Diatesi 5
Zinco-Rame o Zinco-Nichel-Cobalto
Disadattamento
In tale diatesi sono presenti tutti i disturbi endocrini in particolare della sfera ormonale sessuale e i disturbi ipofisari; anche il diabete viene considerato un disturbo di tipo ormonale e quindi inserito in questa diatesi.

Gli oligoelementi permettono un riequilibrio degli scambi organici, funzionano come catalizzatori avviando e favorendo le funzioni enzimatiche che sono alla base delle funzioni cellulari. Gli oligoelementi possono essere assunti sottoforma di gluconati, ottenuti dalla fermentazione della patata, si presentano in forma liquida, assorbibili per via perlinguale. Altre preparazioni sono i lieviti addizionati di minerali, gli aminochelati e gli orotati, che hanno una buona assorbibilità ma possono scatenare reazioni allergiche. Questo rischio è presente anche per gli orotati, preparati dal colostro di mucca, e per gli aminochelati, cioè oligoelementi assemblati a proteine, generalmente di soia. Una ulteriore possibilità è data dagli aspartati, possono essere invece preparati solo in forma secca, cioè in capsule o compresse. Di ottima qualità sono infine gli oxiprolinati, in forma liquida, possono essere mescolati tra loro in base alla patologia e alle indicazioni del medico e possiedono un’alta biodisponibilità, ovvero arrivano e agiscono facilmente sulla cellula, un ulteriore vantaggio è che non contengono conservanti per questo vanno conservati con particolare cura preferibilmente in frigorifero. Di solito gli oligoelementi oltre ad essere somministrati singolarmente possono essere assunti in combinazioni particolari per aumentare la loro efficacia terapeutica, e per questo gli oxiprolinati sono una buona  soluzione. Come per tutti i prodotti naturali sarebbe meglio assumerli evitando di mangiare bere o fumare immediatamente prima o dopo l’assunzione, la modalità di assunzione dipende dalla loro presentazione per quanto riguarda i gluconati la via preferibile è quella sublinguale, per quanto riguarda gli oxiprolinati invece non necessitano di assorbimento sublinguale e possono essere deglutiti immediatamente nella quantità indicata, da soli o diluendoli in altri liquidi, come i succhi di frutta o, nella pappa in caso di bimbi piccoli, inoltre per l’assunzione di quest’ultima forma di oligoelementi sarebbe preferibile utilizzare un cucchiaio di plastica e non di metallo in virtù del loro contenuto in ioni. L’assorbimento di questi minerali avviene nell’intestino e non viene compromesso dai vari passaggi che subisce prima di averlo raggiunto. Questo tipo di terapia non può essere definita omeopatica ma per l’azione sinergica può essere affiancata ad essa. Un utile strumento per valutare il giusto equilibrio di questi elementi è rappresentato dal mineralogramma, ovvero un esame del capello che fornisce utili indicazioni sulla quantità di minerali tossici o sulle carenze o gli eccessi dei minerali presenti nell’organismo. Conoscere lo stato dei minerali nel nostro organismo può quindi consentirci di fornire in modo mirato gli oligoelementi necessari in alcune condizioni fisiologiche particolari come la gravidanza,  ma anche curare qualche patologia, migliorare le nostre performance psico-fisiche e svolgere un’utile attività preventiva. Per effettuare il mineralogramma è necessario raccogliere una piccola quantità di capelli (3 o 4 piccole ciocche) il più possibile vicini al cuoio capelluto Non ha importanza se i capelli sono tinti, decolorati, e più o meno recentemente lavati. Questo campione di capelli viene quindi inviato a un centro che ne possa effettuare l’analisi e in seguito consigliata una preparazione personalizzata, in base alle carenze di minerali riscontrate.

I principi omeopatici

On 10 febbraio 2010, in Archivio di "Terapie Integrate", by Claudio Santoro

Hahnemann

I principi dell’omeopatia sono contenuti nelle opere di Samuel Hahnemann (1755-1843) ed in particolare nell’Organon, il suo testo teorico principale, edito nel 1810.
Hahnemann nacque e crebbe a Meissen (Germania). Iniziò a studiare medicina a Lipsia nel 1775, dove rimase per due anni. Dopo un periodo di studio a Vienna ed una interruzione degli studi, nel 1779 riprende gli studi ad Erlangen dove si laureò nel corso dell’anno.
Come medico, Hannemann ebbe vita difficile per i seguenti 15 anni, spostandosi di città in città e vivendo ai limiti della povertà, e guadagnando soprattutto come traduttore di testi inglesi. Ciononostante fu in grado di compiere vari esperimenti chimici e a pubblicarne i risultati in vari articoli molto conosciuti, ed era ben conosciuto e rispettato per l’ampiezza delle sue conoscenze dalla classe medica tedesca.
Per meglio comprendere la natura della teoria omeopatica è necessario comprendere in quale ambito storico essa si formò. Nel diciottesimo secolo coesistevano due grandi linee di pensiero sulla natura della medicina: una che cercava le cause generali delle malattie (problemi di eccitabilità per Brown, pletora gastroenterica per Hoffmann, stasi a livello venoso per Sthal, ecc.); l’altra che voleva abbandonare le speculazioni teoriche deduttive per concentrarsi invece sulle osservazioni e le misurazioni dirette dei fenomeni, tramite esperimenti controllati (collegamento tra lesioni e sintomi, teorizzato da Giovan Battista Morgagni e Matthew Baillie).
In Germania entrambe le scuole di pensiero erano presenti, anche se l’influenza del romanticismo e della Naturphilosophie favoriva uno stile di pensiero molto speculativo. Dal punto di vista pratico, la medicina del tempo si basava su una Materia Medica mista, tra empiricismo e tradizione, ricca in formulazioni polifarmaceutiche e salassi, con fortissimi dubbi sulla natura delle azioni dei rimedi.
È sullo sfondo di questo dibattito che si pone la teorizzazione di Hannemann, una risposta a quella che egli vedeva come una mancanza di utilità pratica delle speculazioni teoriche di molti suoi colleghi. Egli volle essere un radicale riformatore della medicina.
Nel 1790, traducendo la Materia Medica di Cullen, notò i risultati dei test con la cinchona (Cinchona succirubra, fonte del chinino), uno dei pochissimi rimedi allora riconosciuti come efficaci su una malattia specifica (le febbri intermittenti e la malaria).
Non contento della spiegazione di Cullen per questa azione specifica, Hannemann assunse per varie volte la corteccia della pianta per esperimento, e notò che i sintomi elicitati erano gli stessi delle febbri intermittenti, e si susseguono nello stesso ordine temporale (mani e piedi freddi, stanchezza e sonnolenza, ansia, tremore, prostrazione, mal di testa pulsante, arrossamento delle guancie e sete) ma senza il forte innalzamento della temperatura.
L’anno seguente, dopo molto sperimentare, Hannemann offrì la sua spiegazione: «la cinchona sopraffà e sopprime le febbri intermittenti principalmente eccitando una febbre di breve durata”, e se somministrata “poco prima dei parossismi mitiga la febbre intermittente». Altri farmaci sono in grado di produrre une febbre artificiale, ma non così specifica.
A seguito di questa scoperta Hannemann dichiarò che solo osservando l’azione dei farmaci sull’organismo è possibile usarli in maniera razionale e che tale metodo è l’unico modo di osservare direttamente le azioni specifiche dei rimedi. Egli esprime questo concetto nel suo testo anticipatorio Essay on a new principle for ascertaining the curative power of drugs dove si individuano i suoi due primi pilastri teorici, ovvero la legge dei simili (similia similibus curantur) e quella dell’utilizzo di dosi infinitesimali dei rimedi.
La legge dei simili esprime il concetto che per curare una malattia il medico deve utilizzare una medicina che sia in grado di produrre una malattia artificiale ad essa molto simile, che si sostituisce ad essa per poi scomparire. Le dosi da utilizzarsi dovevano essere il minimo indispensabile a produrre una indicazione percettibile dell’azione del rimedio, e nulla più, in modo da minimizzare o annullare gli effetti avversi. Tuttavia è solo qualche anno dopo (1801), nel trattare la scarlattina, che egli iniziò ad usare dosi infinitesimali.
Gli anni dell’800 furono i più fortunati per Hannemann, la sua pratica a Torgau andava bene, ed è li che pubblicò l’Organon della medicina razionale (1810). Nel 1811 si trasferì a Leipzig dove insegnò all’università, e dove pubblicò la prima edizione della sua Materia Medica, con i risultati dei suoi test. Ma l’Organon non fu solo un testo di medicina, bensì una radicale condanna dei sistemi medici contemporanei, un attacco che egli stesso dichiara essere dello stesso tenore di quello di Martin Lutero alla Chiesa cristiana.
L’attacco è ad entrambi i filoni della teoria medica: secondo Hannermann i teorici producono solo sofismo innaturale, pure speculazioni con grande mostra di erudizione ma nessun miglioramento nel paziente; ma anche gli scienziati si ingannano se pensano di trovare la causa materiale delle malattie, perché confondono effetti e cambiamenti patologici con cause della malattia. I medici del tempo definiscono la malattia come materia morbosa da eliminare dal sangue e dal corpo tramite flebotomia e purghe, rimedi cioè deplettivi, secondo la teoria del contraria contrariis curantur. Per Hannemann la causa delle malattie, quando non riconducibile a fattori anatomici o chirurgici né a carenze nutrizionali, sarebbe immateriale, o spirituale e dinamica, e risiederebbe non in cause fisiche esterne al corpo ma in una perturbazione della forza vitale (Lebenskraft). Credere nelle cause materiali delle malattie, secondo Hannermann, porta ad errori o ad inefficacia terapeutica.
Nell’opera di Hannemann il concetto di Lebenskraft (già espresso in termini di Entelechia e Dynamis nella filosofia aristotelica) è fondamentale. La forza vitale anima tutti gli esseri viventi e li rende capaci di sentire, di svolgere una funzione, una attività e di sostenersi.
Il concetto di Lebenskraft era tutt’altro che poco diffuso nella pratica medica dell’Europa del XIX secolo. Erano diversi ed illustri i medici che ad esso si riferivano per le loro pratiche farmacologiche, e molti condividevano con Hannemann la convinzione che la materia morbosa non fosse altro che una conseguenza di cause prime, ma giustificavano l’utilizzo di rimedi deplettivi ed evacuativi perché essi avrebbero imitato ed aiutato il normale agire della forza vitale, della vis medicatrix naturae.
Hannemann replicò che in questo modo non fa che appoggiare una forza vitale in disequilibrio, peggiorando solo la situazione con rimedi inefficaci, debilitanti e dannosi. La causa ultima del disequilibrio spirituale o dinamico della forza vitale, secondo Hannemann, non è conoscibile. La malattia si manifesta in una totalità di sintomi e segni mentali e corporei, avvertiti dal paziente, da chi lo circonda e dal suo medico, che sono specifici per ogni individuo, tutto il resto non conta dato che non è conoscibile. Compito dell’omepata era di riattivare e riordinare la forza vitale individuale, e questa riattivazione è ottenuta attraverso la somministrazione del rimedio che è stato scelto, attraverso un processo scientifico e sistematico, perché coincide, nella sua azione, con il maggior numero possibile di sintomi e segni (legge dei simili). Questo rimedio viene somministrato in dosi infinitestimali e opportunamente dinamizzate tramite un procedimento detto succussione.
Le critiche che furono mosse dai suoi contemporanei alla teoria omeopatica non si concentrarono molto sulla legge dei simili. Molti medici credevano che essa fosse applicabile, solo non credevano fosse l’unico criterio terapeutico applicabile.
Altri punti della teoria furono più aspramente dibattuti: il vitalismo spinto di Hannemann secondo i suoi detrattori spiegava tutto e niente; il riconoscere come rilevanti solo i sintomi esperiti dal paziente riduceva la malattia ad uno stato puramente soggettivo; la negazione delle cause materiali della malattia andava contro a convinzioni forti sulla natura della malattia; il metodo del proving veniva considerato soggettivo e troppo dipendente dalla dirittura morale delle persone testate; inoltre non teneva abbastanza conto del fatto che persone diverse possono avere reazioni individuali diverse allo stesso rimedio (Hannemann, in realtà, riconobbe il problema, ma dichiarò che si potevano sempre riconoscere dei sintomi universalizzabili); secondo il metodo del proving tutti i sintomi che appaiono dopo l’ingestione del rimedio sono dovuti al rimedio, e questo porta ad un proliferare dei sintomi.
Nel 1828 Hannemann pubblicò un tomo in più volumi (Le malattie croniche) nel quale enuncia un ulteriore pilastro teorico dell’omeopatia, che fu presto ridicolizzato dai suoi contemporanei e non ebbe molta fortuna nemmeno tra gli omeopati. Nel testo egli infatti scrive che eccettuate sifilide e sicosi (un tipo di lesione virale venerea), tutte le malattie croniche sono prodotte dalla psora, e quindi la cura per malattie diverse quali gotta, asma, isteria, paralisi, ecc. era sempre un rimedio anti-psora.
Il concetto di forza vitale, almeno così come esso è espresso nell’ Organon di Hannemann, entrò gradualmente in crisi con il grande progresso che lo studio delle scienze naturali compì in quegli stessi anni. Con l’avvento del microscopio nacque la biologia cellulare e l’osservazione diretta di alcuni fenomeni fondamentali che avvengono all’interno degli esseri viventi facilitò la comprensione di alcune malattie comuni, sebbene fosse ancora lontana la scoperta del batterio inteso come agente patogeno. Venne compreso il ruolo importante svolto dal sistema circolatorio e l’idea di una forza vitale immateriale, disgiunta dal corpo, perse inevitabilmente e inesorabilmente di importanza.
Il concetto di Lebenskraft però subì una interessante modifica nel corso del ventesimo secolo quando soprattutto per opera di alcuni importanti omeopati tedeschi esso viene completamente riformulato e trasformato nel principio vitale (Lebensprincip).
Il principio vitale venne questa volta posto in relazione con la capacità del corpo di controllare e regolare le sue funzioni, l’omeopatia pertanto curava, nella concezione degli omeopati tedeschi, i disturbi del sistema di regolazione inteso ad esempio come disturbi del sistema immunitario, del sistema di regolazione della temperatura e del sistema nervoso centrale. La sostanza omeopatica sarebbe stata quindi in grado di correggere questi disturbi e la reazione dei vari sistemi, indotta dalla sostanza, costituirebbe la vera risposta farmacologica alla patologia. Ne consegue quindi che per l’omeopatia contemporanea, o comunque quella di tradizione tedesca, non tutte le patologie sono risolubili omeopaticamente bensì solo quelle che derivano dalla alterazione o dal malfunzionamento dei vari sistemi di regolazione e difesa del corpo.
La tradizione omeopatica successiva (ad esempio con lo statunitense James Tyler Kent) ha dato molto risalto alla dimensione psicologica della malattia.
I rimedi sono elencati nella materia medica, che illustrano per ogni sostanza i sintomi corrispondenti. Il repertorio elenca invece per ogni sintomo le sostanze. Per esempio il repertorio di Kent (1905) comprendeva circa 700 sostanze. Oggi l’omeopatia impiega circa 5000 rimedi, di cui 150 usati comunemente. I rimedi vengono sperimentati da persone sane, le quali registrano accuratamente i sintomi fisici e psicologici riconducibili alla loro assunzione. I repertori omeopatici registrano successivamente anche i risultati della pratica clinica, di cui viene spesso messa in dubbio la genuinità.

Omeopatia

On 10 febbraio 2010, in Archivio di "Terapie Integrate", by Claudio Santoro

homeopathy

L’omeopatia (dal greco ὅμοιος, simile, e πάθος, sofferenza) è il metodo terapeutico i cui principi sono stati formulati dal medico tedesco Samuel Hahnemann verso la fine del XVIII secolo.
Alla base dell’omeopatia è il cosiddetto principio di similitudine del farmaco (similia similibus curantur) enunciato dallo stesso Hahnemann e per il quale il rimedio appropriato per una determinata malattia è dato da quella sostanza che, in una persona sana, induce sintomi simili a quelli osservati nella malata. La sostanza, detta anche principio omeopatico, una volta individuata, viene somministrata al malato in una quantità fortemente diluita, definita dagli omeopati potenza. L’opinione degli omeopati è che diluizioni maggiori della stessa sostanza non provochino una riduzione dell’effetto farmacologico bensì un suo potenziamento. L’omeopatia ha conosciuto nei decenni scorsi uno sviluppo e una progressiva diffusione. Oggi l’omeopatia, considerata una pratica medica alternativa o complementare alla medicina allopatica, è diffusa in molti paesi (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania, India). In Italia un’indagine dell’ISTAT del dicembre 1999 su un campione di 30.000 famiglie ha mostrato che dal 1991 al 1999 la quota della popolazione che ha fatto uso di rimedi omeopatici è passata dal 2,5 all’8,2%.
A fronte della sua diffusione e nonostante i numerosi studi, la validità terapeutica del metodo omeopatico e i meccanismi farmacologici del suo funzionamento non sono stati ancora verificati secondo i criteri scientifici comunemente applicati a qualsiasi principio farmacologico tradizionale. Le critiche all’omeopatia vertono sostanzialmente su due punti: la sua debolezza teorica (cioè l’incompatibilità dei suoi postulati con le odierne conoscenze chimiche e la mancanza di un meccanismo plausibile che ne possa spiegare il funzionamento), e la mancanza di prove sperimentali univoche della sua efficacia terapeutica. Per questi motivi l’omeopatia viene considerata una pseudoscienza.
Il primo articolo di taglio scientifico sui meccanismi di funzionamento dell’omeopatia è stato quello pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature nel 1988 a firma del medico ed immunologo francese Jacques Benveniste (Parigi, 12 marzo 1935 – 3 ottobre 2004). Nell’unico caso della prestigiosa rivista, l’articolo, che riguardava la memoria dell’acqua, fu accettato senza revisioni, ma con riserva da parte dell’editore. Vennero poi inviati alcuni osservatori scelti dal giornale, che ripeterono gli esperimenti in collaborazione con i ricercatori francesi e che smentirono tutti i risultati pubblicati, attribuendoli a fluttuazioni statistiche nei dati sperimentali. È da notare che uno degli osservatori fu James Randi un noto debunker dello CSICOP che venne invitato allo scopo di assicurarsi che nessuna truffa fosse stata messa in atto. Alcuni dei firmatari dell’articolo lavoravano per una delle maggiori aziende che producono rimedi omeopatici.
Alcuni studi, pubblicati per lo più su riviste prive di un meccanismo di revisione paritaria, avrebbero rilevato fenomeni particolari per quanto riguarda la calorimetria e la termodinamica e la conducibilità elettrica delle soluzioni altamente diluite, tuttavia nessuno di essi ha a che fare con il principio alla base dell’omeopatia.
Tra gli omeopati, sono in corso da anni vari studi al fine di escludere ogni tipo di possibile effetto placebo dai risultati dei trattamenti omeopatici. Secondo gli omeopati, questi lavori dimostrerebbero che il trattamento cui il composto omeopatico viene sottoposto consente al solvente di esercitare un effetto riconducibile alla molecola che in esso è stata fortemente diluita. Risultati di questo genere sono stati però pubblicati solo su fonti interne alla comunità omeopata, e non su riviste scientifiche.
Allo stato attuale, nessuno studio scientifico, pubblicato su riviste di valore riconosciuto ha potuto dimostrare chiaramente che l’omeopatia presenti una seppur minima efficacia per una qualsiasi malattia. Gli unici risultati statisticamente significativi sono confrontabili con quelli derivanti dall’effetto placebo, indotto anche dalla particolare attenzione che l’omeopata presta al paziente e alla sua esperienza soggettiva della malattia e quindi non dal farmaco assunto dal paziente. Nonostante ciò, l’omeopatia si è ampiamente diffusa in Italia e in altri paesi a partire dagli anni ‘90.
Studi che hanno provato a quantificare il grado di soddisfazione soggettiva dei pazienti in cura omeopatica hanno mostrato risultati ragguardevoli (ad esempio una ricerca compiuta nel 2004 dalla clinica universitaria Charité di Berlino sulla qualità della vita di 3981 pazienti in cura omeopatica) e spiegano il successo sociale di tale pratica terapeutica. Assai meno univoco è il risultato di studi clinici condotti su singoli rimedi o sul trattamento di specifiche patologie, dove gli esiti appaiono assolutamente in linea col noto effetto placebo.
L’articolo della rivista medica Lancet – Una meta analisi pubblicata nell’agosto del 2005 dalla rinomata rivista medico scientifica The Lancet  ha avuto molto risalto sulla stampa, in quanto screditava l’omeopatia come metodo curativo scientifico in buona sostanza sostenendo che l’efficacia era spiegabile con l’effetto placebo.
Nel dettaglio l’articolo del Lancet si struttura in due parti, che portano a conclusioni distinte tra loro.

  1. Nella prima parte, la meta analisi compara 220 studi clinici (110 omeopatici e 110 presi casualmente tra studi con interventi biomedici), e porta alla conclusione che i due gruppi di studi siano di qualità metodologica paragonabile, e che entrambe le classi di trattamento mostrano efficacia superiore al placebo.
  2. Nella seconda parte i ricercatori hanno ristretto la loro meta analisi a 6 studi omeopatici e 8 studi biomedici, selezionati tra tutti secondo degli standard di qualità e di numerosità di partecipanti. Questo filtro, affermano gli autori, è stato compiuto per limitare la presenza di bias negli studi presi in considerazione. I risultati della seconda parte della meta analisi mostrano che esiste una forte evidenza di efficacia dei metodi classici, ed una evidenza di efficacia più debole per i farmaci omeopatici. Inoltre, quest’ultima evidenza non raggiunge un valore statistico critico (significatività) necessario per poter dire con sicurezza che il risultato non è dovuto semplicemente a variazioni statistiche.

Gli autori concludono che l’efficacia dei rimedi omeopatici è compatibile (statisticamente) con l’ipotesi che derivino dall’effetto placebo.
Questo studio è stato rigettato dalla comunità omeopatica, e ha provocato la risposta da parte degli omeopati che hanno sollevato dubbi sull’imparzialità dei ricercatori, accusandoli di avere tratto quelle conclusioni per ragioni altre rispetto ai risultati scientifici. In particolare gli omeopati hanno contestato la procedura, sostenendo che la scelta degli studi da confrontare, ed in particolare la scelta del filtro di numerosità, potrebbe essere stata fatta ad hoc per ottenere questo risultato. Inoltre la conclusione della meta analisi può essere legittimamente interpretata, sempre secondo gli omeopati, come la dimostrazione dell’incertezza dell’efficacia dei rimedi piuttosto che la dimostrazione della loro inefficacia. Secondo questa interpretazione il risultato dovrebbe portare ad intensificare gli studi per avere risposte più chiare sull’eventuale efficacia dell’omeopatia.
La risposta a tale affermazione da parte di larga parte della comunità medico scientifica è stata che nessun’altra pratica della medicina verrebbe ancora studiata dopo risultati analoghi (ovvero poche o nessuna evidenza scientifica dopo due secoli di esperimenti, dei quali almeno 50 con metodi moderni) e che quindi, per quanto sia caratteristica delle verità scientifiche essere non definitive, sarebbe uno spreco finanziare con fondi pubblici altre ricerche in questo campo. Il 17 novembre del 2007 The Lancet ha pubblicato un nuovo articolo sull’omeopatia, che riassume i risultati di 5 meta-analisi precedentemente pubblicate. In questo articolo l’autore giunge alla conclusione che gli effetti dell’omeopatia siano compatibili con l’effetto placebo.

Il glossario

On 10 febbraio 2010, in Archivio di "Terapie Integrate", by Claudio Santoro

dizionario

Il glossario è una raccolta di termini relativi un ambito specifico e circoscritto. La parola glossario ha origine dal termine latino tardo glossarium che a sua volta deriva dal greco antico γλῶσσα (glōssa), lingua. Ma la glossa, già nel mondo latino e ancor più in epoca tarda e medievale, indicava una nota esplicativa apposta a fianco di un termine di difficile comprensione. Il glossario si distingue dal vocabolario e dal dizionario, pur essendo anch'esso una raccolta di lemmi, proprio perché cataloga termini e locuzioni proprie di un ambito di riferimento peculiare e limitato ad un argomento, generalmente tecnico.

 

A

ALTERNATIVA (MEDICINA) Termine usato prevalentemente in passato, e nel mondo anglosassone, per indicare come certe pratiche siano fondate su principi diversi da quelli della medicina scientifica.

ANTROPOSOFIA Percorso di conoscenza che dovrebbe guidare lo spirito dell’uomo verso lo spirito del cosmo. Non nega la medicina ufficiale e ne rappresenta un completamento psicologico-sentimentale

AMPELOTERAPIA Terapia depurativa che prevede l’assunzione di grandi quantità di cibi ad alto tenore di acqua.

AURICOLOTERAPIA Agopuntura auricolare, è una terapia basata sull’infissione di aghi nel padiglione auricolare. Le sue radici storiche risalgono all’antichità classica dei popoli mediterranei, Ippocrate, il padre greco della medicina occidentale , descrisse la scarificazione della regione posteriore dell’orecchio contro l’impotenza sessuale e per trattare la sciatica. E ancora Galeno descrisse l’uso terapeutico della scarificazione dell’orecchio in alcune patologie. L’auricoloterapia si basa sui principi della medicina convenzionale occidentale e utilizza punti specifici dell’orecchio che corrispondono somatotopicamente ad aree distanti del corpo, come ad esempio lo stomaco, i muscoli della colonna vertebrale, ecc. Mediante infissione di aghi o con altre stimolazioni si possono provocare dei riflessi che inducono delle stimolazioni di tipo neurogeno in organi e tessuti del corpo umano. In questa disciplina terapeutica il concetto di malattia rimane il medesimo della medicina ufficiale, cambia solo il modo di fare la terapia; quindi una gastrite o la calcolosi della colecisti sono la medesima malattia descritta sui trattati della medicina ufficiale, non hanno niente a che fare con credenze o filosofie particolari, e per la stessa patologia si somministra la medesima terapia. L’ agopunto utilizzato per trattare la nausea in tutte questa malattie è sempre il solito e non varia in base alla personalità del paziente, le sue abitudini alimentari, etc.

AGOPUNTURA Tecnica basata sulla stimolazione mediante infissione di aghi di punti specifici del corpo al fine di promuovere la salute o ridurre gli stati patologici. Con gli stessi criteri vengono utilizzati anche i rimedi tradizionali a base di erbe, mediante decotti o pillole, allo scopo di riequilibrare le disfunzioni corporee secondo i principi peculiari della medicina cinese: flegma, umido, caldo, freddo, Qi, etc.

ATTIVITÀ MOTORIE L’affermazione nella cultura contemporanea dei nuovi significati di corporeità, di movimento e di sport, si manifesta sul piano personale e sociale, come esigenza e sempre crescente richiesta di attività motoria e pratica sportiva. Il corpo è una importante struttura che pulsa e si muove; il movimento è la condizione primaria perché questo funzioni e sia efficiente, non solo andando a soddisfare il mantenimento e lo sviluppo fisico, ma anche alimentando e potenziando gli altri aspetti della personalità. Svolgere attività motoria finalizzata, significa servirsi di un linguaggio specifico che dia la possibilità a ciascuno di esprimere ciò che ha dentro, di realizzare i propri intenti comunicativi e di interagire con gli altri. Praticare attività motoria significa iniziare fin da piccoli, considerandola non come specializzazione precoce, ma come “possibilità giocosa di misurare l’efficienza della propria corporeità”, occasione di socializzazione, momento in cui il singolo bambino realizza l’interazione nel gruppo ed apprezza il contributo degli altri per esprimere compiutamente le sue potenzialità. L’educazione motoria indica, appunto, tutto ciò che nel motorio ha la capacità di educare l’aspetto somato-organico del comportamento volontario, per arricchire le esperienze motorie. Essa ha come compito, pertanto, quello di: – sviluppare le capacità relative alle funzioni senso-percettive, cioè quelle capacità che presiedono alla ricezione ed alla elaborazione degli stimoli e delle informazioni; – consolidare e raffinare gli schemi motori di base, cioè quegli schemi che regolano la posizione del corpo nello spazio; – sviluppare coerenti comportamenti relazionali attraverso il gioco, l’avviamento sportivo e la presenza di regole da rispettare, nell’intento di far acquisire ai bambini la necessità di trovare soluzione ai problemi e spirito d’iniziativa; – sviluppare le abilità relative la comunicazione gestuale e mimica, alla drammatizzazione ed al ritmo, per il miglioramento della sensibilità espressiva ed estetica.

ARTRITE CERVICALE spesso vengono usate queste parole impropriamente. I pazienti parlano di artrite cervicale ma intendono dire semplicemente che hanno male nella zona del rachide cervicale. L’artrite è una patologia infiammatoria ed è riscontrabile solo attraverso alcuni esami specifici.

ACUTO intenso e recente; nel dolore vertebrale fino alla durata di otto settimane.

ADOLENZIA condizione di assenza di dolore

ALBERO MOTORE parte di un sistema come il motore di un’auto da cui parte la propulsione o il movimento.

ARTICOLAZIONI segmenti di connessione delle ossa dove parte il movimento.

ARTRITE REUMATOIDE Malattia generale caratterizzata da uno stato infiammatorio generalizzato del tessuto connettivo. Nella colonna colpisce per prima la parte alta del collo. I sintomi più frequenti sono: cefalea, dolori, perdita di forza degli arti superiori ed inferiori, debolezza con perdita di fame,febbre e difficoltà del sonno.

ARTROSI quadro normale dei cambiamenti indotti nelle articolazioni dal carico, dall’invecchiamento e dall’usura. Solo l’artrosi grave va trattata dalla Medicina.

ARTROSI DELLA COLONNA Graduale perdita delle funzioni di ammortizzamento della cartilagine articolare (la guarnizione che previene l'usura delle ossa in una articolazione). In caso di artrosi acuta le vertebre si usurano causando dolore, rigidità, gonfiore e perdita di movimento. In casi gravi si arriva alla deformità per la perdita dei normali rapporti fra le vertebre.

ATTIVITÀ DELLA VITA QUOTIDIANA (AVQ) insieme delle attività svolte liberamente da una persona sul lavoro e nel tempo libero.

AUTONOMIA capacità di svolgere compiti secondo i propri bisogni.

 

B

BIOFEEDBACK Regolazione volontaria di quelle funzioni corporee che normalmente non sono sotto il controllo della volontà come la frequenza cardiaca o la pressione arteriosa.

BIOENERGETICA (MEDICINA) Sistema medico basato sull’utilizzo di vari strumenti manuali e fisici volti a ristabilire le alterazioni energetiche dell’individuo.

 

C

COMPLEMENTARE (MEDICINA) Termine volto ad indicare una serie di terapie associabili ad altri interventi ritenuti principali, come la chemioterapia o la terapia chirurgica. Ha senso utilizzarlo ad esempio in ambito oncologico, dove ad esempio la fitoterapia, la riflessologia o l’ agopuntura possono razionalmente affiancare la chemioterapia, radioterapia, ecc.

CHINESIOLOGIA Dal greco Kìnesis (movimento) e –logìa (studio), “studio del movimento”. Per Chinesiologia si intende lo “studio delle scienze del movimento”, non solo dal punto di vista educativo, ma anche e soprattutto da quello scientifico ed applicativo, sia nel campo sociale che in quello salutistico, fisico e sportivo, con un ottica di tipo prevalentemente clinico. La Chinesiologia è una scienza umana che, per lo studio dei comportamenti psicomotori umani (comunque denominati e finalizzati) e, in relazione al tipo di intervento, utilizza approcci sia idiografici (ricerca delle leggi che regolano il caso specifico, particolare) che nomotetici (ricerca delle leggi generali della natura) aventi un orintamento: preventivo (ad es.: ginnastica posturale, di mantenimento, per la terza età, ecc.), correttivo (ad es.: ginnastica per persone affette da scoliosi, dorso curvo, lordosi, piedi piatti, ginocchia valghe, ecc.), rieducativo (ad es.: recupero funzionale, algie, ecc.), formativo (ginnastica per bambini e giovani), ecc. . Le attività che essa contempla sono: l’educazione motoria, la rieducazione motoria, la ginnastica correttiva, la ginnastica posturale, la ginnastica antalgica, la ginnastica per soggetti diversamente abili, la ginnastica pre- e post- parto, la ginnastica dolce, la ginnastica per la terza età, lo stretching, l’educazione respiratoria, ecc.

CHINESIOLOGO Esperto del movimento, il Chinesiologo si occupa prevalentemente di “salute dinamica” ovvero di tutte quelle attività che sono riconducibili ai concetti di prevenzione primaria e secondaria, lasciando quella terziaria ad altre figure: in tale direzione esso educa, forma, rieduca, ecc. . Pur senza fare terapia ovvero senza fare quella forma di terapia tradizionalmente riconducibile alla riabilitazione in senso stretto (campo di sviluppo del fisioterapista), il Chinesiologo svolge un’azione di tipo prevalentemente clinica: “valutazione” esterna del soggetto, tanto dal punto di vista funzionale quanto strutturale, seguita dalla stesura di un idoneo e personale programma di intervento. L’art. 2 c.2/b del D.L.178/98 stabilisce che: “il corso di Laurea in Scienze Motorie è finalizzato all’acquisizione di adeguate conoscenze di metodi e contenuti culturali, scientifici e professionali nelle seguenti aree: … omissis; della prevenzione e dell’educazione motoria adattata, finalizzata a soggetti di diversa età ed a soggetti disabili; … omissis; Ecco allora che il Chinesiologo (Diplomato I.S.E.F. e/o Laureato in Scienze Motorie) può svolgere varie funzioni in campo motorio e fisico: le sue attività riguardano le attività psicomotorie dell’uomo comunque denominate e finalizzate, con orientamento sportivo, ricreativo, formativo e, nella fattispecie, preventivo (ginnastica posturale di mantenimento, per la terza età, ecc.), correttivo (ginnastica per scoliosi, dorso curvo, colonna vertebrale, piedi piatti, ecc.) e rieducativo (recupero funzionale, algie, ecc.), su tutti i soggetti, normalmente e/o diversamente abili che siano.

CHIROPRATICO Il chiropratico svolge attività diretta alla prevenzione, alla diagnosi e alla terapia dei disturbi funzionali, delle sindromi del dolore e degli effetti neurofisiologici relativi a disordini statici e dinamici del sistema neuro-muscolo-scheletrico attraverso metodiche manuali, in particolare attraverso tecniche specifiche di manipolazione articolare vertebrale, di aggiustamento e di supporto meccanico.

CHIROPRATICA Si occupa delle articolazioni della colonna vertebrale, le cui malposizioni possono provocare disturbi locali e, per via riflessa, generali. Il trattamento, che viene effettuato dopo un attento esame fisico del paziente e l’esecuzione di una radiografia, consiste nella mobilizzazione passiva delle articolazioni interessate con forti pressioni delle mani.

CARTILAGINE guarnizione sui capi ossei articolari che evita l'usura.

CENTRALINA DI CONTROLLO (CHECK CONTROL) centro di comando neurologico locale legato a una o più funzioni.

CIFOSI una delle due forme delle curve vertebrali: la disposizione delle vertebre del dorso a concavità anteriore (a parentesi) è prodotta dallo scarso peso dei polmoni e dalla particolare azione della respirazione; così la gabbia toracica equilibra le altre due curve (lordosi) del collo e della colonna lombosacrale).

COCCIGE struttura ossea formata dalla fusione delle vertebre terminali della colonna; chiude posteriormente gli organi contenuti nel piccolo bacino (Retto etc.)

COLPO DELLA STREGA crisi articolare acuta della colonna con impossibilità a svolgere alcun movimento per il dolore.

COLPO DI FRUSTA incidente della colonna cervicale superiore legato a temponamento che fa rimbalzare la testa sul parabbrezza dell'auto.

COMMISION ON ACCREDITATION OF REHABILITATION FACILITIES (CARF) Commissione USA per l'accreditamento di strutture riabilitative

COMPRESSIONE stato meccanico di eccesso di carico con sofferenza delle strutture di sostegno.

CONSERVATIVO non chirurgico.

CORPO VERTEBRALE parte anteriore della vertebra che svolge funzione di ammortizzazione e sostegno.

CRISI evento localizzato di difficoltà gestionale di un sistema con perdita di controllo.

CRONICO tutto ciò che avviene nel tempo dopo le otto settimane (stato acuto)

CURA/TRATTAMENTO insieme di procedure che portano a produrre salute e/o benessere.

CURVE FISIOLOGICHE DELLA COLONNA disposizione nello spazio delle vertebre colonna in funzione dei carichi da sopportare e del movimento da produrre.

 

D

DIETA DI BRISTOL Questa dieta è stata creata dal Cancer Help Centre di Bristol, è forse la dieta alternativa più nota. Sviluppa un tipo di alimentazione basata su cibi integrali, frutta e verdura crude, cereali grezzi, pesce, pollo e uova. Sono sconsigliati i latticini, le carni rosse, sale, zucchero e caffeina (quindi, vietati tè e caffè).

DIETA DI GERSON Sviluppa un tipo di alimentazione basata molto rigorosamente su frutta e verdura organiche, prese soprattutto sotto forma di succhi preparati con la centrifuga o il frullatore. Secondo questo regime dietetico non dovrebbe essere assunto sodio né grassi. Viene consigliata l’assunzione di grandi quantità di liquidi, potassio e le proteine solo da animali di piccola taglia Inoltre prevede l’assunzione per via orale e intramuscolare di estratti fegato.

DIETA DI MANNER Sviluppa un tipo di alimentazione basata sull’assunzione di vitamine ad alte dosi e cibi naturali per rafforzare il sistema immunitario. Vengono somministrati laetrile, acido pangamico e decine di altre sostanze tra cui vitamina E, zinco, RNA e DNA. La vitamina C è somministrata a dosi crescenti fino a 85 grammi e la vitamina A fino a 1 milione di unità al giorno.

DIETA MACROBIOTICA La macrobiotica è un sistema filosofico Zen fondato da G. Oshawa. Sviluppa un tipo di alimentazione quasi completamente vegetariano, basato su prodotti naturali e integrali, con esclusione di tutti i prodotti conservati oppure ottenuti industrialmente. La dieta consisteva in 10 stadi di apprendimento che diventano sempre più restrittivi. Al decimo livello si assume solo acqua e riso. Ohsawa nei suoi libri affermava che questa dieta era il miglior sistema per curare le malattie.

DISARMONIE Una disarmonia statico-cinetica è l’espressione di uno “squilibrio” morfologico e motorio proprio di una persona: pur non sconfinando nell’area patologica, ha tutti i presupposti per creare una disarmonia del gesto ovvero dell’apparato locomotore, posturale, biomeccanico, ecc. . Le forme disarmoniche, in rapporto ai settori che investono, possono sorgere: – nel campo prettamente meccanico del movimento, con espressioni morfo-funzionali che investono il soma e l’apparato locomotore; – nel campo neuro-psicomotorio; – nel campo dell’ergonomia (capacità inferiori allo standard nel sostenere uno sforzo fisico imputabile ad handicap dei meccanismi biochimici o metabolici); – nel campo omeostatico della motricità (capacità inferiori allo standard nel sostenere uno sforzo fisico imputabili a squilibri neuro-vegetativi).

DISCIPLINE BIONATURALI Pratiche che stimolano le risorse naturali dell’individuo e sono mirate al benessere, alla difesa e al ripristino delle migliori condizioni della persona, alla rimozione degli stati di disagio psicofisico e quindi volte a generare una migliore qualità della vita. Le discipline bio-naturali hanno le finalità di favorire la piena e consapevole assunzione di responsabilità di ciascun individuo in relazione al proprio stile di vita e di stimolare le risorse vitali della persona, intesa come entità globale e indivisibile.

DEGENERAZIONE perdita di capacità funzionale legato all'usura dei componenti.

DISABILE portatore di disabilità vedi la voce relativa)

DISABILITÀ l'O.M.S. (Organizzazione Mondiale della Sanità) definisce la disabilità come una perdita temporanea o definitiva delle capacità personali di effettuare un'attività normale pregressa a causa di una malattia ( minorazione o in inglese impairment). Nella riformulazione più recente del 2001, la condizione si allarga fino a comprendere ogni limitazione o restrizione della socialità per fattori psico-sociali nell'ambiente. Il Fisiatra non è solo il medico che cura la persona disabile, affrontando insieme la perdita delle capacità funzionali, ma ne organizza il recupero funzionale in un progetto riabilitativo per il reinserimento e la reintegrazione nella comunità di appartenenza.

DISCHI INTERVERTEBRALI ammortizzatori ad acqua presenti nella parte anteriore della colonna. Sono costituiti da un nucleo centrale di gel che si ricarica di liquido la notte e di un guscio fibroso esterno che racchiude le parti molli.

DISCOGRAFIA Studio per immagini attraverso iniezione di mezzo di contrasto direttamente nel disco intervertebrale

DISCOPATIA sofferenza per usura di un disco intervertebrale legata di solito a lento accumulo di microtaumi. Date le funzioni di ammortizzatore che la struttura svolge nell'arco della vita, è normale che negli anziani il disco sia competamente degenerato. Un aspetto di lesione discale scoperta ad un esame radiologico non indica necessariamente un fenomeno patologico che richieda un trattamento.

DISFUNZIONE disturbo con alterazione di una funzione.

DISTURBO malfunzionamento di una parte di un sistema funzionale senza danno irreversibile.

DOLORE quadro di sofferenza soggettiva legato ad allarme o a lesione del sistema.

 

 

E

EDUCAZIONE MOTORIA Essa indica tutto ciò che, nel motorio, ha la capacità di educare l’aspetto somato-organico del comportamento volontario per arricchire le esperienze motorie. L’educazione motoria, nel suo complesso, ha come obbligo quello di comprendere, migliorare, potenziare e soddisfare i bisogni motori della persona, “adeguandoli” al singolo soggetto (…di tutte le età e/o diversamente abile – art. 2 c.2/b del D.L.178/98) in funzione delle caratteristiche individuali, costituzionali, caratteriali, ambientali, servendosi di tutte le forme di movimento. L’educazione motoria, si serve: del corpo, per agire sulle componenti che determinano le funzioni motorie; del vissuto spazio-temporale, cinestesico e culturale, per il raggiungimento di qualsivoglia postura (controllo e dominio della posizione spaziale), dell’equilibrio psico-fisico, del minor dispendio energetico possibile e di una situazione di benessere complessivo. Quando si afferma che con la ginnastica si agisce solo sul fisico, si dimentica che il muscolo può funzionare solo tramite l’impegno del sistema nervoso (psiche = programmazione; sistema nervoso = trasmissione; muscolo = esecuzione): l’attività motoria rappresenta appunto quella “continuità” in essere fra attività psichica ed attività fisica. Ecco allora che il movimento educativo (sia esso educativo, preventivo, adattato, ecc.) non è più da intendersi come la solita ginnastica basata solo su meccanismi muscolo-articolari, più idonea ad un ambito di una mobilizzazione (ovvero ginnastica) “passiva” di natura prettamente fisioterapica, ma come una “attività motoria” in cui l’apprendimento conduce al perfezionamento del movimento stesso, attraverso l’attività percettiva, la scoperta e l’organizzazione degli stimoli mediante un’attività di pensiero. Attraverso questo tipo di approccio, la persona giunge ad una situazione di “acquisizione delle azioni” che contraddistingue l’attività cosciente e trasforma la ginnastica in compito. L’educatore elabora “il” movimento funzionale: il risultato di quel movimento non risiede tanto nell’esecuzione osservabile esteriormente, quanto nel processo che porta a quella determinata esecuzione. Non si tratta di “insegnare meccanicamente un movimento” ma di insegnarlo in un contesto che abbia in considerazione l’“azione”, ovvero quel processo che è il risultato di sintesi afferenti e convergenze efferenti: la persona non reagisce solo passivamente alle informazioni in ingresso, ma crea interazioni, forma piani motori, programma azioni, esalta l’esecuzione e regola il proprio comportamento motorio in maniera tale che possa essere conforme alle proprie previsioni, verifica la propria azione coscientemente, corregge gli errori eventualmente commessi. In detto contesto si compendia una ricchezza operativa che permette: un minimo dispendio energetico nella combinazione meccanico-formale; la massima concentrazione possibile sulla soluzione del compito assegnato (sviluppo delle facoltà senso-percettive e di rappresentazione).

EDUCAZIONE ALIMENTARE Consente la comprensione del ruolo che ciascun nutriente gioca nelle funzioni corporee: l’intento è quello di sottolineare quanto un’alimentazione il più possibile varia e che preveda la quotidiana introduzione di tutti i tipi di sostanze nutritive, permetta lo sviluppo armonico dell’organismo e il mantenimento di condizioni di salute buone.

EDUCAZIONE RESPIRATORIA Attività volta ad ottimizzare i momenti della respirazione. Abbinato a particolari posture corporee, consente di migliorare l’agilità fisica e mentale ovvero di favorire uno stato di equilibrio interiore. Di fatto consente una forte attività di contrasto all’abitudine di respirare velocemente e superficialmente, tipica dei soggetti in stato di forte stress.

EMICRANIA spesso si usa questo termine per definire il mal di testa precedentemente descritto. Emicrania significa dolore prevalente in una “metà del cranio”. La classica emicrania viene descritta dal paziente come “un dolore che va dalla nuca fino all’occhio dx, ad esempio” così forte che deve sdraiarsi a letto, al buio possibilmente.

ERNIA superamento dei limiti di contenimento normale di una struttura molle.

ERNIA DISCALE un frammento esce completamente dal disco (protrude e si ernia) e va a contattare e comprimere delle strutture particolarmente sensibili come una radice di un nervo o la meninge del sacco durale. Il risultato é nel 50% dei casi dolore, spasmi muscolari fino, in rari casi, alla perdita di alcune funzioni nervose

EVIDENCE BASED MEDICINE La medicina basata sulla prova obiettiva, standardizzata, ripetibile e non influenzata dalle opinioni personali del medico. Consente di ottimizzare il percorso delle cure adottando il meglio delle scelte terapeutiche conosciute al quadro presentato dal paziente.

 

F

FITOPRATICA (FITOTERAPIA) Pratica che prevede l’impiego di piante o di sostanze da esse estratte, per la prevenzione ed il trattamento di disturbi di varia entità. Le piante utilizzate sono quelle classificate come alimentari.

FLORIPRATICA (FLORITERAPIA) Pratica che prevede l’impiego non solo dei fiori individuati dal dott. Bach, ma anche di altri rimedi floreali meglio noti come fiori francesi, californiani e australiani. Il suo campo d’azione è relativo gli squilibri di matrice prevalentemente emozionale. La floriterapia si distingue dall’omeopatia perchè pur prevedendo le diluizioni non ne segue lo stesso metodo. Si regge sul concetto che il bene (il fiore) cura il male inteso come disagio emozionale. Il metodo per ottenere i rimedi di Bach, prevede l’ utilizzo dell’acqua, dell’energia solare o del fuoco e dei fiori specifici. Sono raccolti in una giornata di sole, messi in acqua ed esposti per tre o quattro ore al sole. Quando ciò non sia possibile per motivi stagionali, si preparano per decozione.

FACCETTE ARTICOLARI strutture di connesione fra due vertebre, il punto dove avviene il movimento.

FAQ Most frequently asked questions in inglese le domande maggiormente richieste. modo di risposta/aggiornamento del pubblico, utenti, pazienti etc.

FATTORI DI RISCHIO probabilità che si realizzi un determinato evento. Lo studio (statistico) dei fattori di rischio aiuta nella prevenzione delle malattie perché fornisce informazioni certe (EBM)nell'evoluzione di una malattia, nell'aggravamento di un disturbo o di una lesione di un sistema anatomico

FBBS (FAILED LOW-BACK SURGERY SYNDROME) quadro di danno permanente e dolore cronico legato a 1 o + interventi chirurgici della colonna lombare.

FISIOTERAPIA L'insieme delle pratiche mediche che affrontano i problemi fisici derivanti dalla disabilità (perdita di una funzione per disturbi o lesioni del sistema muscolo-scheletrico, nervoso etc.) attraverso il riapprendimento della funzioni specifiche perdute o la cura attraverso la somministrazione di mezzi fisici (fisio-terapia).

FRATTURE evento lesivo di una struttura osse con perdita della continuità.

 

G

GENE struttura di controllo della produzione di una cellula.

GIUNTO struttura di congiunzione meccanica.

 

I

IPNOSI Stato simile al sonno, provocato artificialmente, caratterizzato da un notevole aumento di suggestionabilità nei confronti della persona che lo ha provocato.

IMAGERY Tecnica terapeutica che implica l’uso dell’immaginazione durante uno stato di rilassamento o meditazione. Il paziente è indotto a immaginare situazioni piacevoli vissute in passato.

INTEGRATA (MEDICINA) Termine che indica quello che dovrebbe essere l’obiettivo della medicina : l’integrazione di diverse forme e strumenti di terapia al fine di migliorare la qualità di vita del paziente oltre alla prognosi.

IRIDOLOGIA Tecnica proposta come diagnostica basata sull’osservazione dell’iride, ideata da Ignazio Von Peczely, medico omeopata ungherese, nato nel 1826. L’idea di base è che in ciascuna delle due iridi esista una rappresentazione topografica delle varie parti del corpo, e che in presenza di un’anomalia in uno specifico organo la corrispondente zona dell’iride manifesti alterazioni caratteristiche e specifiche.

INTEGRATORE ALIMENTARE Qualsiasi sostanza che venga aggiunta al normale regime alimentare, allo scopo di integrarne possibili carenze o di soddisfare particolari fabbisogni dell’organismo, siano essi di natura fisiologica (ad esempio: sali minerali, vitamine, ecc.) che patologica (ad esempio: squilibri ormonali, anemie, ecc.).

INTOLLERANZA ALIMENTARE Per intolleranza alimentare si intende una reazione indesiderata dell’organismo ad un alimento. Si distingue dall’allergia poiché coinvolge il sistema metabolico (calo delle capacità dell’organismo di metabolizzare un alimento) piuttosto che quello immunitario (causa delle reazioni allergiche).

IMPOTENZA FUNZIONALE quadro stabile di perdita di una funzione.

INSTABILITÀ VERTEBRALE quadro di sofferenza meccanica di una struttura articolare con perdita della capacità di produrre lavoro e movimento stabilmente.

ITER TERAPEUTICO il viaggio del paziente nella sua cura o nella sua riabilitazione

 

L

“LIPOSCULTURA MANUALE TUI NA” Elaborato su specifiche tecniche proprie del sistema medico tradizionale cinese (tuina), nel percorso di ripristino della struttura e/o delle funzioni del tessuto sottocutaneo, la “liposcultura manuale Tui Na” è una forma di manipolazione e/o massaggio differente da qualsivoglia altra. Applicabile su caviglie, polpacci, ginocchia, cosce, glutei, sottoglutei e fianchi, consente di apportare una immediata miglioria del flusso linfatico ed arterio-venulare ovvero una riduzione dell’edema, una redistribuzione e contestuale riduzione del grasso sottocutaneo con conseguente miglioramento della tonicità ed elasticità tissutale. Strutturato su quattro fasi complessive (preparazione dei tessuti; sblocco dei canali energetici e liberazione dei plessi linfatici; trattamento; applicazione prodotto anticellulite), ciascun trattamento interviene prevalentemente su due piani: meccanico – le particelle dei tessuti vengono sottoposte a stimolazioni continue tali da ingenerare la scissione dei legami molecolari; termico – innalzamento della temperatura tale da ingenerare un aumento del metabolismo fibroblastico interstiziale e adipocitario oltrechè vasolidatazione.

LEGAMENTI strutture di contenzione di un complesso articolare.

LEGGE DI KIRKALDY-WILLIS principio che permette di prevedere l'evoluzione del danno nella colonna vertebrale.

LESIONE evento traumatico con danno di un componente.

LORDOSI VERTEBRALE la forma a concavità posteriore (a virgola) delle curve della colonna cervicale e lombo-sacrale. Questi segmenti tendono a andare progressivamente verso l'avanti spinti dal peso dei visceri sostenuti: il fenomeno più noto è il formarsi della "pancia", quando diminuisce la forza dei muscoli addominali, per lo spostamento verso l'avanti della colonna lombo-sacrale .

 

M

MEDITAZIONE Profonda riflessione della mente. Si basa sulla respirazione controllata ovvero sulla ripetizione di parole o frasi per rilassare la mente, lo spirito ed il corpo.

MASSAGGIO Trattamento dei muscoli e delle articolazioni con manovre manuali per facilitare la circolazione sanguigna e la mobilità articolare.

MEDICINA TRADIZIONALE CINESE Sistema medico cinese basato sul presupposto che la salute sia un bilanciamento nel corpo di due forze energetiche principali chiamate yin e yang. Si struttura su erboristeria, tecniche di ginnastica (qi gong), tecniche manipolatorie (tuina), agopuntura e moxa.

MEDICINA AYURVEDICA Sistema che ha origine in India ed è centrato sul bilanciamento del rapporto tra anima, corpo e spirito. L’Ayurveda infatti si occupa di tutti gli aspetti del benessere, quello fisico, quello psichico e quello spirituale. Le terapie sono sia di tipo conoscitivo-filosofico a base di alimenti, erbe e massaggi (Abyangam ) per raggiungere l’equilibrio del complesso corpo-mente-spirito.

MEDICINA TIBB E UNANI Sistema diffuso in India e Pakistan. Il Tibb Unani è basato sull’antica teoria medica greca dei 4 elementi. I costituenti essenziali sono 7: 1) mitti (terra), pani (acqua), hawa (aria), e aag (fuoco) 2) mizaj (temperamento); 3) akhlat (umori); 4) aza (organi); 5) arwah (spirito vitale); 6) quva (energia); e 7) afa’al (azione). La cura consiste nel ristabilire il giusto equilibrio alterato.

MOTRICITÀ Per definizione, indica quella funzione che assicura i movimenti del corpo, coordinata e prodotta dal sistema neuromuscolare, relativa sia i movimenti volontari che quelli riflessi od automatici. L’intervento in quest’area, pertanto, prevede l’analisi “osservata” degli aspetti fisiologico, psicologico, razionale, motivazionale e comportamentale, nonchè del rapporto in essere fra qualità dei movimenti e sviluppo psichico del soggetto che li compie. È fondamentale, in questo contesto, la presenza di un evento patologico (congenito od acquisito) per la cui risoluzione si rende necessaria l’esecuzione di una “cura”, opportunamente prescritta.

MOTORIO Per definizione, indica tutto quanto sia relativo il movimento, ovvero il cambiamento di posto e/o posizione di un corpo o di una sua parte. L’area del motorio, riguarda quindi l’uso del movimento nelle sue forme, nel contesto in cui esso deve aver luogo, le modalità di esecuzione in rapporto alle finalità che si prefigge di raggiungere. È fondamentale, in questo contesto, il concetto di disabilità, prevenzione ed educazione motoria, che richiederà la sola applicazione di un trattamento opportunamente adattato con finalità educative, preventive, correttive e rieducative.

“METODO SANTORO © DI STIMOLAZIONE RIFLESSA PLANTARE” In materia di Riflessologia Plantare, il “Metodo Santoro © di stimolazione riflessa plantare”, nasce dalla necessità di rendere agevole l’intervento dell’operatore nella delicata fase di materiale approccio al piede, così da: velocizzare i processi di elaborazione dei percorsi di trattamento; perfezionare le personali tecniche di intervento, proprie di ciascun operatore. Esso si struttura su 10 “schemi di base”, attraverso cui è stata codificata la “mappa delle zone riflesse” relative il piede, ovvero i principi su cui si struttura l’anatomo-fisiologia energetica riflessa. L’adozione degli schemi di base, è subordinata alla conoscenza della mappa plantare delle zone riflesse oltrechè delle tecniche d’intervento. La comprensione della metodica di intervento può essere facilitata dalla eventuale sovrapposizione degli “schemi di base” alle “mappe delle zone riflesse plantari”. Opportuno precisare che: le zone riflesse plantari sono state definite prendendo come riferimento le singole porzioni ossee (maggiore precisione nella individuazione delle zone); gli schemi di base sono stati definiti prendendo come riferimento le zone riflesse plantari.

MANOVRA DI FERRERO-MARIGO Si valuta di base il Rifl.m.bicipite-g.a. (NN: tl 10 sec.) dopo secrezione del picco acuto di insulina mediante pizzicotto di media intensità del d.t.VI (la cute subito sotto l’arcata costale) per 12 sec.ca. si rivaluta il tl del riflesso una seconda volta: nel sano il tl è invariato; nella insulinoresistenza appare >l0, in modo direttamente proporzionale alla gravità del disordine recettoriale.

MANOVRA DI RESTANO Valutazione sensibilizzata della SISRI (V.) mediante contemporanea esecuzione dei test del pugile e dell’apnea. (V.). In patologia il tl scende fino a 3 sec., ma con intensità 1,5 cm. e con un rinforzo dopo 8 sec. Nel sano i parametri di base in pratica non si modificano oppure la intensità del primo riflesso è < 1,5. Esiste anche la manovra di Restano “modificata”, quando è eseguita con la chiusura di una sola mano, per poter utilizzare i polpastrelli dell’altra nella valutazione del diagramma della unità microvascolotessutale del polpastrello, come nella indagine su diagramma neoplastico.

MANOVRA DI VALSALA É utile per aumentare il livello di acetilcolina, necessario nella valutazione della funzione endoteliale.

MAL DI SCHIENA è un terminologia approssimativa in quanto non indica il punto del dolore. Il rachide è costituito da tre curve principali e due secondarie. Le tre principali sono: una lordosi cervicale, una cifosi dorsale ed una lordosi lombare. Le due curve secondarie sono: una cifosi occipitale ed una cifosi sacrale. Il dolore sarà quindi legato alla zona coinvolta ad esempio: “ho male alla zona lombare”, “ho un dolore diffuso nella zona dorsale”, “ho male nella zona cervicale”.

MALE AL COLLO con queste parole molto semplici, il paziente sottolinea il dolore nella zona cervicale.

MALE ALLA CERVICALE è da interpretare come dolore nella zona del rachide cervicale, come dolore al collo.

MALE ALLE SPALLE con questo termine, spesso rientrano anche i problemi riferiti alle scapole. Il dolore alle spalle invece è solo localizzato nella zona in cui le braccia si attaccano al tronco. Il dolore alle scapole è posteriore, è nella zona dorsale della colonna.

MAL DI TESTA (CEFALEA) In questa categoria rientrano una miriade di dolori. Il mal di testa può dare una sensazione di testa pesante, piena, gonfia oppure può essere accompagnato da nausea, da vertigini o da entrambe le cose. Al mal di testa possono essere associati altri sintomi ancora come ad esempio pesantezza e dolore agli occhi, sinusiti, senso di smarrimento etc.. E’ importante spiegare all’osteopata come si vive quel “mal di testa”, quanto è frequente, quali sono i rimedi che attenuano il dolore, da quanto tempo vi perseguita.

MALATTIA DISCALE quadro di sofferenza del disco con lesione anatomica.

MICROTRAUMI eventi di lesione microscopica che tendono ad accumularsi nel tempo.

MUSCOLO struttura di movimento del corpo.

 

N

NON CONVENZIONALE (MEDICINA) Termine utilizzato prevalentemente in politica sanitaria per definire tutte quelle discipline che sono ancora in attesa di una regolamentazione giuridica definitiva. Ed in questa categoria gli Ordini dei medici includono l’agopuntura, l’omeopatia, la fitoterapia, l’ antroposofia, l’ayurveda, l’ omotossicologia, la medicina tradizionale cinese, l’osteopatia e la chiropratica.

NATURALE (MEDICINA) Termine essenzialmente divulgativo utilizzato per indicare al grande pubblico le discipline contemplate dalla medicina non convenzionale.

NATUROPATIA Richiamo alla tradizione, ai concetti dell’originaria “ars medicina”, che considera e cura la persona nella sua interezza, senza disgiungere i disturbi fisici dalla sfera psichica ed emozionale ovvero considerando la malattia come “la manifestazione di uno squilibrio delle energie presenti nel corpo”. Letteralmente, la parola “Naturopatia” significa “sentiero della natura” che, nell’estensione del suo significato, lo si riferisce al mantenimento e/o al ripristino dello stato di benessere. Il termine fu coniato nel 1895 dall’americano John Scheel (medico di New York) ed affonda le sue radici nelle parole inglesi “nature” e “path”, da cui “nature’s path” ovvero “naturopatia”. Essa consiste in un insieme di pratiche che, nel pieno rispetto delle leggi dettate dalla natura, sono finalizzate al mantenimento del benessere globale dell’individuo. La sua filosofia trova piena soddisfazione nei principi dettati qualche anno fa dall’O.M.S. (Organizzazione Mondiale della Sanità): “la salute non è soltanto l’assenza di malattia, ma è uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale”. Nessuna ingerenza quanto sia stato convenzionalmente fatto rientrare nel termine “sanità”: si parla di sociale, di salute in senso lato. Ci si interessa dei disturbi e dei disagi tipici della quotidianità: non si fa diagnosi, non si curano patologie o, ancor più assurdo, non ci si sostituisce al medico. L’O.M.S. ha in più circostanze riconosciuto l’esistenza dei “Cumulation Effects of Subclinical Everything (C.E.S.E.)”, cumulo di effetti determinati da alterazioni non espressamente e specificamente individuabili dal punto di vista clinico: disturbi che non implicano patologie. In molti paesi europei ed extra (Germania, Inghilterra, Portogallo, Olanda, Belgio, Ungheria, Svizzera, Spagna, Norvegia, Russia, U.S.A., Canada, sud Africa, Australia, ecc.) il riconoscimento legale delle “pratiche non convenzionali” e, con essa, della “Naturopatia” è già una realtà: “molti medici ed altri operatori sanitari sono abilitati a praticare entrambe le forme di medicina e per molti pazienti il primo livello di assistenza è una pratica di medicina non convenzionale” (O.M.S. 2001). Nonostante lo scetticismo e le resistenze poste in essere dalle Istituzioni in genere, una parte sempre crescente della comunità scientifica, così come di quelle politica e civile, rivolge sempre maggiore attenzione al tema dell’integrazione in medicina tra ciò che viene comunemente definito “convenzionale” e ciò che invece non lo è. Ciò si traduce in un sempre maggiore impiego delle “naturopatia” per la risoluzione di quei disturbi catalogati come “ad alto impatto sociale” in cui di fatto rientrano “cervicalgie, lombalgie, allergie, astenia, ansia, artrite, cefalea, ipertensione, insonnia, depressione, problemi digestivi, stress, ecc.” (ASTIN 1999, VICKERS 2000). Osservante quanto sancito dall’ordinanza inappellabile n°149 del 1988 della Corte Costituzionale Italiana (“non è medicina” eseguire valutazioni ortostatiche generali e locali, fornire suggerimenti riguardanti stile di vita, alimentazione, uso di prodotti naturali e intervenire su articolazioni con manipolazioni mirate, ma anche che il dubbio relativo “l’esercizio illegale dell’arte medica”, dal punto di vista giuridico, è da ritenersi “del tutto irrilevante”), ovvero delle direttive emanate dalla Comunità Europea (es. CEE 89/48) che, accogliendo le indicazioni già emerse negli atti dell’International Conference of Primary Health Care (Alma Alta, 1978), da tempo ha emanato normative mirate ad aprire la strada al riconoscimento della medicina “non convenzionale”, anche in Italia si cerca di portare avanti il processo di riconoscimento di questa figura professionale: presso la XII Commissione per gli affari Sociali della Camera, infatti, esiste già il PdL Lucchese, testo unificato per la regolamentazione delle medicine non convenzionali in genere. In attesa che lo Stato faccia la sua parte, sono le Regioni a tentare la definizione dei “nuovi” profili professionali: mentre Piemonte, Liguria, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Veneto ed Emilia Romagna lavorano per definirne gli ambiti di competenza, Toscana e Campania hanno inquadrato le Medicine Non Convenzionali (di cui la Naturopatia è la disciplina “regina”) tra le prestazioni elargibili dalle Aziende Sanitarie.

NATUROPATA Sostenitore della medicina naturale. È un educatore alla salute non sanitario, che rivolge la propria attenzione alla corretta alimentazione, agli esercizi del corpo, della mente e dello spirito, che punta alla completa responsabilizzazione del paziente circa il proprio stile di vita. Lascia volentieri alla medicina ufficiale la cura di traumi, disordini genetici e congeniti, infezioni, neoplasmi e tutte le malattie e disordini acuti; esclude qualsivoglia forma di diagnosi nosologica ovvero terapia farmacolocica e/o riabilitativa (prerogativa dei Laureati in Medicina e Chirurgia, in Odontoiatria e Medicina Veterinaria). Il Naturopata: asseconda la capacità di autoregolazione spontanea dell’organismo (vis medicatrix naturae), rimuovendo gli ostacoli che vi si frappongono; non tratta il sintomo, ma ricerca la causa del disagio (tole causam) con una valutazione del terreno e della costituzione; utilizza metodi e rimedi naturali che riducono al minimo il rischio di effetti collaterali, in quanto non fanno che stimolare le capacità di autoregolazione dell’organismo (primum non nocere); ha un approccio olistico e punta all’acquisizione da parte della persona, che a lui si rivolge, del concetto di benessere, quale concetto di ecologia del corpo, delle emozioni, dei pensieri, dei sentimenti, dei rapporti sociali e dei rapporti con l’ambiente; pone in essere valutazioni di tipo energetico-funzionale, rivolte a soggetti che non presentino patologie conclamate, ma siano afflitti da disturbi dovuti a stili di vita errati; conoscendo i principi della metodologia naturopatica e la sua applicazione nel corretto ambito professionale, è in grado di riconoscerne i limiti e di rinviare i casi che esulano dalla sua pertinenza ad altre figure professionali; esercita la propria attività con scienza, coscienza, competenza e perizia; valuta gli influssi ambientali e relazionali di nocumento al mantenimento del benessere del cliente; agisce secondo norme deontologiche e professionali delineate dall’associazione di categoria. Basa la propria attività su: riconoscimento della costituzione, del terreno, della diatesi, degli squilibri energetico-funzionali; ripristino dell’omeodinamica; stimolazione delle capacità reattive intrinseche dell’individuo. La sua formazione, strutturata sullo studio del corpo umano e delle sue funzioni, si sviluppa nell’uso di tecniche valutative e terapeutiche ereditate dalle medicine tradizionali: iridologia; posturologia olistica; educazione alimentare; flori- e fitopratica; riflessologia corporea; riflessologia plantare; digitopressione; tuinà; schatsu; kinesiologia specializzata; massaggio ayurvedico; tecniche di respirazione; ecc. . Il suo è un ruolo delicato che, se da un lato richiede un’adeguata formazione di base, dall’altro un costante aggiornamento. Ciò è indispensabile per una sempre maggiore qualificazione dell’operatore e per una sempre maggiore sicurezza ed efficacia nell’assistenza al cliente.

NERVO SCIATICO il nervo che trasporta segnali relativi alla forza e alla sensibilità della coscia e della gamba.

 

O

OPOTERAPIA Pratica basata sulla somministrazione di sostanze estratte da organi animali, specialmente dalle ghiandole endocrine.

OMEOPATIA Sistema medico basato sull’assunzione di quantità infinitesimali di sostanze al fine di stimolare il corpo a promuovere l’autoguarigione. In questa disciplina la personalità del soggetto svolge una funzione rilevante e al fine della diagnosi e della terapia dev’essere tenuta in debita considerazione.

OPERATORE METODO SANTORO L’ “Operatore Metodo Santoro” è un Operatore del Benessere NON SANITARIO e NON MEDICO che, attraverso pressioni e frizioni praticate in determinati punti del corpo, per via riflessa, mira al riequilibrio delle normali funzioni organiche e bioenergetiche. Struttura la propria attività sui seguenti cardini: porta in riequilibrio le strutture organiche e non parla di cura; rivolge la propria attenzione alla persona e non alla malattia; ricerca la salute globale; ricerca la causa e non il sintomo; considera il sistema uomo nel suo complesso e non il singolo organo; studia il rapporto persona/ambiente; stimola il processo di autorigenerazione proprio di ciascun organismo.

OSTEOPATA L’osteopata svolge attività di prevenzione, diagnosi e terapia dei disturbi funzionali e delle patologie dolorose del sistema neuro-muscolo-scheletrico.

OSTEOPATIA Si occupa delle alterazioni di tutta la struttura corporea, delle manipolazioni e delle loro conseguenze, delle contratture muscolari e delle nevralgie. L’intervento terapeutico prevede approcci manuali sul sistema neuro-muscolo-scheletrico, attraverso specifiche tecniche di manipolazioni articolari, mobilizzazioni, trazioni manuali e interventi sui tessuti molli, nonché tecniche dolci di inibizione e di mobilizzazione del sistema viscerale e cranio-sacrale.

OSSO SACRO strutttura che chiude il bacino all'indietro formata dalla fusione di cinque vertebre; è sotto la colonna lombare e sopra il coccige.

OSSO/A struttura di sostegno del corpo e di ancoraggio muscolare.

OSTEOFITI Accrescimenti di solito a punta di tessuto osseo prodotti dall'artrosi. Inizialmente servono a stabilizzare l'articolazione. Possono indurre dolore, formicolii, diminuzione della sensibilità se toccano un nervo, disturbi e perdita del controllo se vicini ai muscoli.

OSTEOFITOSI diffusione di osteofiti

OSTEOPOROSI malattia degenerativa che riduce la massa e la densità dell'osso, così si possono provocare fratture senza traumi rilevanti (le fratture spontanee). E' frequente soprattutto nelle donne dopo la menopausa, in alcuni malattie degenerative e negli stati di sofferenza del metabolismo dell'osso. Nella osteoporosi grave della colonna, i sintomi più frequenti includono dolori cronici, perdita di mobilità e incurvamento del dorso (aumento della cifosi)per modificazioni morfologiche delle vertebre sottoposte a maggior carico.

 

P

PREVENZIONE Per prevenzione si è soliti intendere quella particolare attività volta a far sì che possa essere evitata l’insorgenza di malattie, favorendo il radicamento di uno stato di sempre maggiore benessere. Importante, può essere di triplice natura: primaria, che consiste nella identificazione di elementi che potrebbero determinare l’insorgere di malattie; secondaria, che consiste nel riconoscimento della malattia già insediata nell’organismo; terziaria, che consiste nella cura di malattie già palesemente manifestatesi.

PREVENZIONE MOTORIA La prevenzione motoria, pertanto, senza equivoci, consiste in: svolgimento di un’attività motoria atta ad evitare che abbiano luogo eventuali perturbazioni nell’area del motorio, tali da poter condurre a consolidare eventi negativi per il benessere fisico; messa in atto di strategie per evitare cambiamenti qualitativi e quantitativi normo-funzionali del repertorio delle capacità motorie di una persona; applicazione della scienza del movimento nel rispetto delle leggi auxologiche volte ad evitare che abbiano luogo tutte quelle limitazioni funzionali del motorio tanto nella componente meccanico-motoria, quanto in quella correlazionale ed omeostatico-motoria, spazio-temporale, psico-motoria (rapporto tra movimento progettato e risultato ottenuto), operativa (coscienza ed apprendimento del movimento), pedagogico-motoria, ecc. .

PET THERAPY Tecnica terapeutica basata sulla contemplazione e sul gioco con animali in semilibertà (in particolare cavalli e delfini) ovvero sul prendersi cura di animali domestici.

POSTURA La postura è l’atteggiamento, la posizione che ciascun individuo assume, indipendentemente dalla propria volontà (complessa serie di interazioni: influenze tra muscoli, tendini, articolazioni e terminazioni sensoriali), rispetto all’ambiente che lo circonda. I centri di registrazione attraverso cui il nostro corpo trova il proprio equilibrio nello spazio, si trovano a livello plantare, dell’articolazione temporo-mandibolare, del vestibolo e degli occhi. Proprio dalle estremità del corpo, infatti, derivano le più profonde influenze nell’assetto generale della postura.

POSTUROLOGIA La Posturologia, naturalmente interdisciplinare, si occupa dello studio delle influenze e delle interazioni tra apparato locomotore, muscolo-scheletrico e nervoso: essa configura un approccio valutativo-rieducativo basato su una metodologia scientifica che mette in relazione i difetti della postura con malocclusione dentale, disfunzioni dell’oculomotricità e/o del vestibolo, dolori muscolari ed osteoarticolari, disturbi del circolo venoso e/o linfatico, squilibri dell’appoggio podalico. Le attività che essa contempla sono: – l’analisi della postura in statica ed in dinamica – la valutazione biomeccanica – l’ergonomia applicata al movimento

POSTUROLOGO Il posturologo, esegue valutazioni morfo-funzionali ed interpreta le disfunzioni posturali sia in statica che in dinamica, al fine di pianificare il giusto protocollo di intervento lavorando sul riequilibrio neuromuscolare ed articolare. Suo compito è quello di aiutare gli assistiti a prendere coscienza dello schema corporeo più funzionale ed utile per vivere al meglio il quotidiano.

PREPARAZIONE AL PARTO Tecniche di ginnastica e respirazione per consentire alla gestante di rimanere elastica e dinamica fino all’ultimo giorno, di arrivare al momento del parto preparata e sicura. La preparazione si basa su tutta una serie di informazioni che consentono l’allontanare dubbi, incertezze e perplessità.

PRANOPRATICA – PRANOTERAPIA Tecnica di intervento non invasivo che prevede l’apposizione delle mani a piccola distanza dal corpo, per stimolare il processo di autoguarigione e di armonizzazione, al fine di ottenere l’equilibrio bioenergetico e lo stato di benessere della persona.

PREVENZIONE insieme di procedure che diminuiscono statisticamente i rischi di malattia o di ricaduta dopo un evento morboso (vedi anche EBM). Spesso si dice che prevenire vale più di curare, però è molto difficile da farsi senza la partecipazione attiva del paziente e una radicale modifica della cultura dei medici e degli investimenti istituzionali adeguati. L'unica branca della Medicina che unisce la prevenzione alla cura è la Riabilitazione perchè si basa sulla modifica delle AVQ e quindi sull'apprendimento e partecipazione attiva del disabile nel tempo.

PRONO in posizione distesa sulla pancia. Aumenta inoltre la pressione intradiscale. E' causa di numerosi disturbi della riprogrammazione dell'apparato muscolo-scheletrico. Anche nel bambino piccolo è consigliata la posizione supina durante il sonno

PROSPETTICO seriale, detto soprattutto di ricerca che dura nel tempo per dare la prospettiva del quadro clini/evoluzione nel tempo

 

Q

QUALITÀ DELLA VITA quadro di realizzazione dei propri bisogni.

 

R

RIFLESSOLOGIA Il riflesso, per definizione, è una “risposta involontaria, obbligata, innata, stereotipata ad uno stimolo sensoriale”. Se da un lato, la parola “riflesso” (“che si riflette”; per definizione da “riflettere”, dal latino “reflecto – reflectere” ove “re-” significa “ripetere un’azione” e “flecto – flectere” significa “curvare, piegare”), vuol indicare “deviare, rimandare indietro qualcosa”; dall’altro, il suffisso “-logia”, che deriva dal greco “logos”, è impiegato tanto per designare la legge essenziale di tutta la realtà, quanto per rappresentare la capacità dell’uomo di ragionare e discorrere. Il termine “Riflessologia”, quindi, indica lo “studio dei riflessi”.

RIFLESSOLOGO Studia le “attività corporee che hanno la capacità, innata o indotta, di manifestarsi all’esterno ovvero di modificare la normale funzionalità organica” (C.Santoro).

RIFLESSOLOGIA PLANTARE La Riflessologia Plantare rappresenta la proiezione completa ancestrale (in maniera logica, precisa ed organica, nel pieno rispetto delle proporzioni) di tutto il corpo su una parte di esso (nella fattispecie il piede). Il piede (soprattutto nella zona plantare) è il posto ove l’organismo concentra il maggior numero di terminazioni nervose; attraverso pressioni e frizioni effettuate su determinati punti su di esso individuati, è possibile stimolare quelle naturali risorse che, proprie di ciascun organismo, gli consentono di raggiungere, difendere e/o ripristinare le migliori condizioni di salute possibili.

REGISTRO OPERATORI METODO SANTORO (R.O.Me.Sa.) Il “Registro” si propone di: coordinare ed unificare le singole iniziative di quanti appartengano alla categoria degli Operatori del Benessere, creando una categoria di professionisti qualificati; tutelare i titoli di studio e l’esercizio professionale degli iscritti; promuovere lo studio, il progresso e la ricerca in materia di Discipline Bionaturali, aggiornandone periodicamente gli iscritti; promuovere iniziative che rechino vantaggio all’affermazione degli Operatori D.B.N. (DISCIPLINE BIONATURALI); collaborare con le associazioni di categoria per la soluzione di problemi di comune interesse.

RIFLESSO CEREBRO-GASTRICO ASPECIFICO La pressione digitale (Rifl.tipo I) o la pressione ungueale ( tipo II) provocano il Rifl. g. a. (V.). Nel sano il tl del Rifl. c. -g. a. , tipo I, è di 6 sec.; il Rifl. c. -g. a., tipo II, patologico, è presente in caso di focus epilettico, ancorchè silente, e in caso di flogosi per es.meningite.

RIFLESSO CEREBRO-CIECALE La stimolazione dei trigger-points cerebrali provoca la dilatazione del cieco, con parametri identici al rifl. g.a.

RIFLESSO CEREBRO-URETERALE La pressione lieve-moderata causa i tre Rifl.ureterali (V.),indispensabili per la valutazione della vasomotility e vasomotion cerebrale.

RIFLESSO CEREBRO-COLECISTICO Nelle stesse condizioni di cui sopra ,la stimolazione dei trigger-points cerebrali provoca il Rifl. colecistico.

RIFLESSO CIECALE La stimolazione di numerosi trigger-points provoca, dopo un tl variabile ma persistente nel sano, la dilatazione del cieco. Nel sano dopo < 4 sec. il cieco ritorna al volume di base prima di dilatarsi una seconda volta dopo > 3 < 4 sec.: tempo di latenza differenziale corrispondente alla dimensione frattalica calcolata in modo sofisticato.

RIFLESSO CIECO-ESOFAGEO La pressione sopra la proiezione del cieco causa il Rifl.esofageo (dilatazione).

RIFLESSO CIECO-GASTRICO ASPECIFICO La pressione sopra il cieco provoca il Rifl. g.a.

RIFLESSO CIECO-DUODENALE La pressione di intensità moderata sopra il cieco causa per 3 sec. dilatazione del duodeno, che successivamente si contrae per un tempo di 6 sec. nel sano.

RIFLESSO CIECO URETERALE La pressione lieve sopra il cieco provoca i riflessi ureterali sup., medio ed inf.

RIFLESSO COLECISTICO-ESOFAGEO La pressione sopra la proiezione colecistica causa il Rifl. esofageo con sollevamento dell’angolo di His.

RIFLESSO COLECISTICO-GASTRICO ASPECIFICO Nelle condizioni sopra descritte compare il Rifl. gastrico-aspecifico.

RIFLESSO COLECISTICO-CIECALE La stimolazione mediante pressione del trigger-point colecistico provoca la dilatazione del cieco.

RIFLESSO COLECISTICO-URETERALE Nelle condizioni sopra descritte compaiono i Rifl. ureterali.

RIFLESSO COLON DISCENDENTE-ESOFAGEO La pressione sopra il colon discendente causa il riflesso esofageo con sollevamento dell’angolo di His.

RIFLESSO COLON DISCENDENTE GASTRICO ASPECIFICO Nelle identiche condizioni compare il Rifl. gastrico-aspecifico.

RIFLESSO COLON DISCENDENTE CIECALE La stimolazione del trigger-point colico causa dilatazione ciecale (V.9)

RIFLESSO COLON DISCENDENTE URETERALE La pressione di lieve intensità sopra il colon provoca i Rifl. ureterali.

RIFLESSO EPATO-GASTRICO ASPECIFICO La pressione sopra la proiezione epatica causa il Rifl. gastrico-aspecifico.

RIFLESSO EPATO-CIECALE Nelle stesse condizioni del punto 22) il cieco si dilata.

RIFLESSO EPATO-URETERALE La pressione lieve provoca anche i Rifl. ureterali.

RIFLESSO ESOFAGEO Numerosi archi riflessi, a partenza da altrettanti trigger-points, si chiudono nell’esofago:dilatazione esofagea per 10 sec. e contrazione del LES per > 8 sec. nel sano.

RIFLESSO GASTRICO-ASPECIFICO Nella pratica semeiotico-biofisica è il Rifl. più frequente, in fisiologia ed in patologia, in quanto nello stomaco terminano moltissimi riflessi originati in ogni parte del corpo. Rifl. ga. di tipo “vagale”: il fondo ed il corpo gastrici si dilatano mentre il giunto antro-pilorico si contrae. Meno frequente è il tipo “simpatico”, in cui tutto lo stomaco è dilatato.

RIFLESSO OCULO-GATRICO ASPECIFICO, -CIECALE, -URETERALE Questi riflessi sono provocati dalla pressione lieve-moderata sopra il bulbo oculare,con palpabre avvicinate. Dopo tempo di latenza variabile ma tipico per le varie condizioni fisiologiche e patologiche compaiono i tre riflessi.

RIFLESSO-PANCREATICO-CIECALE, -GASTRICO ASPECIFICO, -URETERALE ED ESOFAGEO Il pizzicotto prolungato del VI d.t. (cute all’ipocondrio destra o sinistra) causa i riflessi ormai noti.

RIFLESSO SPLENICO Come si legge ai punti 25) e 26) numerosi trigger-points stimolati provocano il Rifl. splenico:la milza si congestiona nettamente per 6 sec. e poi ritorna al volume iniziale.

RIFLESSO SPIENICO-GATRICO ASPECIFICO, -CIECALE, -URETERALE La pressione sopra la proiezione cutanea della milza causa i noti riflessi.

RIFLESSO URETERALE Come gli altri riflessi “in grassetto” il Rifl. ureterale è provocato dalla stimolazione di numerosi trigger-points: Rifl uret. sup., medio ed inf. (il terzo sup., medio ed inf. dell’uretere si dilatano per un tempo variabile e caratteristico prima di scomparire) e Rifl. ureterale in toto (dilatazione di tutto l’uretere). I riflessi ureterali hanno reso possibile lo studio delle unità microvascolotessutali di tutti i tessuti, permettendo la nascita della Microangiologia Clinica.

REIKI Tecnica di armonizzazione dell’energia vitale della persona attraverso l’imposizione manuale, senza un contatto fisico con la persona che riceve il trattamento, e induce benefici a livello fisico, psicologico ed energetico promuovendo un miglioramento globale della salute.

REMISSIONE periodo di arresto dell'evoluzione dell'evento malattia o disturbo

RETTILINEIZZAZIONE modifica della forma di una curva vertebrale che si appiattisce di solito per tensione muscolare.

RIASSORBIMENTO perdita di sostanza all'interno di un tessuto;ad esempio nell'osso in cui il calcio viene trasferito nel sangue.

RISCHI DELLA COLONNA VERTEBRALE la colonna come struttura altamente sofisticata e multifunzionale presenta dei fattori di rischio ancora non completamente compresi. le più recenti acquisizioni (EBM) indicano come unico fattore certo di aggravamento del dolore della colonna e cronicizzazione dei disturbi lo stress. Altri fattori di rischio sul doolre vertebrale sono il fumo, i lavori che comportano spostamenti di pesi importanti, i disturbi metabolici dell'osso,l'accumulo di microtraumi nello sport nel lavoro e nelle altre AVQ, le deviazioni della colonna oltre una certa entità

RMN (RISONANZA MAGNETICA NUCLEARE) esame di studio per immagini del corpo umano basato sull'effetto dei campi magnetici che consentono altissima risoluzione di campo (precisione ed ingrandimento). Il computer aiuta a ricomporre un'immagine tridimensionale perfetta

 

S

SHIATSU Tecnica manuale non invasiva di origine estremo-orientale, con diversi stili e metodiche operative, opera allo scopo di preservare lo stato di salute della persona e di attivare la capacità di riequilibrio delle funzioni vitali attraverso la pressione di punti specifici, stiramenti e manovre di mobilizzazione attiva e passiva.

SCUOLA DELLA SCHIENA Back School, Neck School e Bone School, non una semplice metodica di ginnastica per il mal di schiena, ma una vera e propria scuola.

STIMOLAZIONE PROPRIOCETTIVA Esecuzione di tecniche volte ad apportare una specializzata modificazione della sensibilità tattile che comprende la sensazione della posizione (Joint Position Sense) e del movimento (Cinestesia).

STRETCHING Tecniche di allungamento e distensione delle fasce muscolari, eseguite per preparare i muscoli ad affrontare sforzi di maggiore intensità ovvero per ridurre il rischio di lesioni e micro-traumi a carico dell’apparato tendineo-muscolare e delle articolazioni.

SEGNO DI BASERGA (ERITROPOIETINA VALUTAZIONE) Con il soggetto da esaminare supino e psicofisicamente rilassato, il medico stimola la cute del VII-VII dermatomero toracico (regione del fianco di destra o di sinistra) con pizzicotto di media intensità per la durata di 15 sec.ca.. I reni aumentano di volume per congestione e, poi, si decongestionano, secernendo anche E. Dopo 3 sec. dalla interruzione dello stimolo si valuta, per la seconda volta, la SISRI (Ved.): nel sano il tl del riflesso sterno-cresta iliaca-gastrico aspecifico scende dal valore di base di 10 sec. a 6 sec. Interessante il fatto che nella carenza di ferro, con o senza anemia, a causa della insensibilità dei recettori midollari della E., il tl resta invariato (=l0 sec.), come in caso di ridotta sintesi di E.(=grave insufficienza renale, idronefrosi da sindrome ureterale ostruttiva alta da calcoli). Analoga valutazione della E. si attua mediante pressione digitale intensa per la durata di 10 sec. sopra la proiezione cutanea del cuore, e procedendo come sopra. In caso di cardiopatia ischemica e non, il tl della SISRI non si accorcia: il cuore ischemico, notoriamente, libera E.,NO radicalico in eccesso, che provocano il fenomeno della down-regulation midollare e renale.

SEGNO DI BELLA in caso di appendicite retrociecale, la flessione dell’arto inf. destra disteso sopra il bacino provoca per 3-8 sec. il Rifl. g. a. di tipo vagale e quindi la Contrazione Gastrica tonica (C.G.t.). Il tl. (3-8 sec.) è in rapporto inverso alla gravità dell’appendicite.

SEGNO DI BERTI-RIBOLI In caso di appendicite in qualsiasi sede, il test della defecazione simulata (V.) provoca i riflessi osservati nel test di Bella con identici parametri. Nel sano il ti è 10 sec. poi compare la Contrazione Gastrica tonica (CGt).

SEGNO DI CURRI In soggetti con pregresso infarto miocardico il Rifl. ureterale sup. è presente spontaneamente ed oscillante.

SEGNO DI DANERI Il diametro minimo verticale del fascio bronco-vasale degli ili polmonari è nel sano < 2 cm. Esso aumenta nelle patologie polmonari e quando è attivato il BALT.

SEGNO DI DOMENICHINI Durante il test della apnea (V.) il fascio bronco-vasale ilo-polmonare si riduce al valore minimo,nel sano per 3,5 sec. esatti; la durata aumenta in condizioni patologiche polmonari e sistemiche.

SEGNO DELLA SPLENOMEGALIA PROVOCATA Nel sano la pressione medio-intensa sopra la proiezione del fegato provoca splenomegalia congestizia per soli 3-4 sec. La durata aumenta in caso di ipertensione portale. I segni sopra riferiti sono ampiamente illustrati in nostri precedenti articoli. (V. Bibliografia e Appendici, Parte Spec.)

SINDROME AUTOIMMUNE La stimolazione di un trigger-points , sede di deposito di immunocomplessi, causa la C. G. t., colecistocontrazione e decongestione splenica. Nelle connettiviti il pizzicotto prolungato della cute della regione dorsale delle mani provoca per 3 sec. il Rifl. g. a. e, poi, la contrazione gastrica tonica.

SINDROME CISTICA Essa consiste nella triade Rifl. esofageo, g. a. e ureterale in toto.

SINDROME DELLA CONTRAZIONE GASTRICA TONICA (CGT) Contrazione dello stomaco da stimolazione di numerosi trigger-points, come nella appendicite e nelle reumopatie.

SINDROME DELLA ISTANGIOPATIA CONGENITA ACIDOSICA ENZIMO-METABOLICA (ICAEM). Essa è la espressione di una citopatia mitocondriale funzionale: il Rifl. g. a. “vagale” è più intenso durante la pressione digitale sopra l’emisfero cerebrale destra in confronto di quanto si osserva con stimolazione del s.n.: Predominanza del Planum temporale di destra

SINDROME DI IPERFUNZIONE DEL SISTEMA RETICOLO-ISTIOCITARIO (SISRI) Essa corrisponde alla VES ed alla Elettroforesi proteica, di cui è più sensibile e specifica. La pressione digitale sopra la linea mediale dello sterno, sopra la cresta iliaca e la proiezione cutanea della milza provoca nel sano, dopo tl 10 sec., il Rifl. g. a. ed il Rifl. ciecale nonchè decongestione splenica. In pratica è sufficiente valutare solo il Rifl. g. a. di “tipo vagale”. Esistono tre tipi di SISRI: SISRI completa: sterno, cresta iliaca e milza sono trigger points; il tl é < 6 sec.; é presente nelle infezioni batteriche da Gram+, reumopatie e tumori maligni; SISRI intermedia: la milza è trigger-point ma la sua stimolazione causa il Rifl. g. a. molto inferiore a quello osservato durante stimolazione degli altri due: sterno e cresta iliaca; è presente nelle infezioni da Gram-, come Escherichia coli, helicobacter pylori; SISRI incompleta: la milza non è trigger-point; è presente nelle virosi influenzali in modo tipico.

SPINA DORSALE termine improprio per indicare in termini medici il rachide.

SCIATICA (DOLORE) terminologia impropria che si riferisce ad un dolore che coinvolge anche la gamba. Il nervo Ischiatico deriva dalle due ultime vertebre lombari e dalle prime tre sacrali poi decorre all’interno della piccola pelvi e curva in direzione laterale al di sotto del muscolo grande gluteo per entrare nella coscia. Successivamente, all’altezza del cavo popliteo si divide nei sui due rami terminali: nervo tibiale e nervo peroneo comune. L’irritazione di questa radice nervosa provoca un dolore diffuso nella parte posteriore della gamba, dal gluteo al piede.

STRAPPO ALLA SCHIENA termine improprio che i pazienti usano per riferirci un dolore acuto, spesso riferito alla zona lombare. Uno strappo è una lesione, una rottura, un’ interruzione delle fibre muscolari. E’ visibile ecograficamente.

STORTA ALLA CAVIGLIA semplice espressione che ci riferiscono i pazienti. Correttamente, nel linguaggio medico-scientifico, si parla di distorsione di caviglia.

SCHELETRO complesso delle strutture di sostegno del corpo ed ancoraggio dei muscoli attraverso i tendini.

SCOLIOSI la scoliosi è una curva laterale eccessiva della colonna vertebrale. La causa è ancora ignota, e per questo si parla di scoliosi "idiopatica" (cioè senza causa evidente), ma è statisticamente più frequente in caso di familiarità (presenza di familiari affetti da scoliosi), di lesioni degenerative gravi, nell'osteoporosi e in alcuni disturbi neurologici. La forma idiopatica è lievemente più frequente nelle ragazze che nei coetanei di sesso opposto. Il periodo più a rischio è quello della crescita prepuberale, ove il sistema del controllo posturale deve gestire grandi differenze di volumi e attività in presenza di crisi ormonale. La cura iniziale include la rieducazione, quindi il passaggio ad un corsetto o ad un gesso e solo in alcuni casi selezionati si deve intervenire chirurgicamente. E' sempre indicato un attento monitoraggio prima di prendere quasiasi decisione terapeutica.

SINOVITE infiammazione delle componenti articolari che producono il liquido di lubruficazione, la sinovia.

SPONDILOLISI rottura del giunto fra parte anteriore e posteriore di una vertebra.

SPONDILOLISTESI scivolamento in avanti di una vertebra sulla vertebra adiacente a seguito della instabilità causata da artrosi, da un difetto di sviluppo o dopo un trauma. Il risultato è una deformazione della colonna e un restringimento del canale in cui passano le strutture nervose (stenosi). Il sintomo più frequente è il dolore lombare.

STENOSI VERTEBRALE nella stenosi il canale spinale, che contiene e protegge il midollo e le radici dei nervi, si restringe fino a comprimere le strutture nervose causando dolore e perdita di sensibilità. Il restringimento è di solito causato dall'artrosi con degenerazione delle articolazioni vertebrali e dei dischi, ma può, anche se più raramente, essere dovuto a esiti di traumi, fatti ereditari, tumori. Nei casi più gravi si arriva alla perdita di forza agli arti inferiori con difficoltà progressiva al cammino.

STRESS quadro di sofferenza generale dell'organismo caratterizzato da disfunzioni e relativi disturbi multipli del sistema nervoso, muscolo-scheletrico, endocrino, vascolare, intestinale etc. Nel linguaggio comune si associa a tensione muscolare con sofferenza soggettiva spesso senza tener conto dello stato sottostante di sofferenza organica.

SUBLUSSAZIONE quadro di relativa perdita di rapporto fra le componenti di una articolazione durante un movimento.

SUPINO in posizione distesa sul dorso (pancia sopra): la posizione più indicata nel sonno.

 

T

TRADIZIONALE (MEDICINA) Termine utilizzato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per definire l’insieme di conoscenze e pratiche basate sulle credenze popolari ed esperienze appartenenti a differenti culture indipendentemente dalla spiegazione scientifica.

TERAPIE CON TECNICHE ARTISTICHE (ART THERAPY, MUSICOTERAPIA, DANZA) Tecnica terapeutica in cui il paziente è stimolato a dipingere, a suonare, ascoltare o ancora a ballare, ecc. al fine di esternare sentimenti come rabbia, paura, ecc.

TAI CHI Movimenti delicati e gentili, incentrati su respirazione e concentrazione mentale.

TERAPIA POLARE Sistema basato su manipolazioni ed esercizi di stretching che dovrebbe ristabilire l’equilibrio e rimuovere i blocchi energetici tra i due poli del corpo: positivo (la testa) e negativo (i piedi).

TUINA – QI GONG Disciplina finalizzata alla conservazione e al recupero dello stato di benessere, opera attraverso un insieme di tecniche manuali tradizionali cinesi volte al riequilibrio e all’armonizzazione dell’energia. L’operatore tuina – qigong durante il massaggio si avvale di una serie di strumenti che sono essenzialmente le dita, le mani e i gomiti, con cui si esercitano stimolazioni diverse, con o senza l’ausilio degli strumenti tradizionali, per riequilibrare l’energia vitale. L’operatore inoltre insegna tecniche di automassaggio e di autostimolazione dei punti energetici e informa anche sui corretti stili di vita e sulla idonea alimentazione secondo i principi della tradizione cinese.

TEST ALIMENTAZIONE SIMULATA Il paziente pensa di mangiare (ipertono vagale).

TEST DELLA APNEA Il paziente non respira per 10 sec. (ipertono simpatico).

TEST DELLA DEFECAZIONE SIMULATA Il paziente spinge come per defecare e la pressione endoaddominale aumenta.

TESTS DIAGNOSTICI DEL DIABETE M. La pressione lieve-moderata della mano o delle dita sopra la superficie interna del braccio o della mammella, dopo un tl di 3 sec., provoca un Rifl. g. a. che permane per 3 sec. prima del suo rinforzo. Nel diabete mellito con iperglicemia la durata del Rifl. g. a. è tanto < 3 sec. quanto più elevato è il livello glicemico. Soltanto se le proteine glicosilate sono elevate, la pressione digitale sopra un polpastrello digitale del PAZIENTE causa, dopo tl di 3 sec., un Rifl. g. a. che si intensifica dopo < 3 sec. (NN: 6 sec).

TEST DELLA MINZIONE SIMULATA Il paziente, supino e psicofisicamente rilassato, spinge come per urinare. Nel sano compare il Rifl. ureterale in toto ed il Rifl. g. a. , per la durata di 3-4 sec.. In caso di patologia delle vie urinarie, inclusa la prostata, di natura non neoplastica i due Riflessi persistono. Infine, nelle neoplasie delle vie urinarie, dopo 3-6 sec. il Rifl. g. a. è sostituito dalla Contrazione Gastrica tonica.(V.).

TEST DEL MOVIMENTO SIMULATO il paziente pensa di muovere un arto o una mano o un singolo dito; compare iperemia attiva nelle relative aree cerebrali.

TEST DEL PUGILE Il paziente stringe intensamente le mani; compare ipertono simpatico.

TEST DEL PUGNO CHIUSO Il paziente chiude una mano intensamente. Nel sano, dopo tl 7 sec. o più, compare il Rifl. ciecale, espressione dì acidosi istangica. Aperta la mano, dopo 3 sec.il test è ripetuto; fisiologicamente il tl sale a 10 sec. o più. Al contrario, il tl di base è ridotto (6 sec. circa) in caso di alterazioni circolatorie, per es. ATS, IA e quando le Resistenze Arteriose Periferiche sono aumentate e la Riserva Funzionale Microcircolatoria è compromessa.

TEST DELLO STRESS SIMULATO Il paziente pensa di parlare in pubblico o rivive mentalmente un avvenimento luttuoso (ipertono simpatico).

TEST DELL’IPERINSULINEMIA-INSULINORESISTENZA MEDIANTE RENOGRAMMA E SURRENOGRAMMA Fisiologicamente, il picco acuto di secrezione insulinica provoca aumento del volume renale di 3 cm. dopo un tl di 10 sec. ca.; le oscillazioni del renogramma durano 8 sec. (NN = 6 sec.), analogamente a quanto si osserva durante il test renale dopo liberazione dei peptidi natriuretici. Al contrario, nell’iperinsulinemia-insulinoresistenza (e nel diabete), analogamente a quanto si osserva a proposito dei peptidi natriuretici “atriali”, a causa della down-regulation recettoriale renale, l’aumento di volume del rene è assente o minimo e non significativo, consentendo di evidenziare al letto del malato una situazione patologica pericolosa ed altrimenti non riconoscibile clinicamente poichè del tutto asintomatica. Identico significato spetta al surrenogramma durante secrezione del picco acuto insulinemico: nel sano i primi cicli oscillatori restano immadificati, mentre in caso di iperinsulinemia-insulinoresistenza dopo le prime tre oscillazioni con AL + PL di 6 sec. si osservano oscillazioni con durata di 5 sec., a seguito della disattivazione microcircolatoria indotta dall’ormone.

TECARTEST uno dei test utilizzati nella cura conservativa nella fase iniziale del trattamento della disabilità della colonna vertebrale e di tutto il sistema muscolo scheletrico: rappresenta un indicatore affidabile perché consente di ottimizzare la cura e di valutare con precisione i risultati (studio per outcomes)di un segmento importante del percorso della cura, misurando l'analgesia (scale del dolore), la capacità del movimento (indici di movimento) e il miglioramento delle attività della vita quotidiana (studio delle AVQ).

TELAIO struttura di sostegno di un sistema meccanico (ad esempio di un veicolo)

TRAUMA evento lesivo legato ad applicazione in eccesso di forze.

TRAVE struttura di sostegno di un complesso meccanico.

 

U

URICO (ACIDO) VALUTAZIONE Nella espansione del pool miscibile di ac. urico, per es. durante una colica renale, la pressione digitale sopra l’elice del padiglione auricolare piegata e la pressione ungueale sopra un tessuto ,per es. articolare, sede di deposito di urato monosodico, provocano il Rifl. g. a. e il Rifl. ciecale dopo ti di < 6 sec. (NN ³ 7 sec.). Interessante è la valutazione sensibilizzata dalla Manovra di Ferrero-Marigo (V.): se nel passato vi è stato aumento dell’uricemia, indipendentemente dagli attuali valori di base, si osservano parametri patologici, che consentono di quantificare la malattia.

 

V

VALUTAZIONE BIOENERGETICA Determinazione, attraverso specifici esami clinici e test muscolari, dello stato energetico e funzionale in cui versa l’intero organismo.

VALUTAZIONE BIOMECCANICA Determina, attraverso specifiche manovre, la funzionalità dell’apparato muscolo-scheletrico umano. In particolare vengono analizzate le modalità con cui gli individui eseguono i movimenti ovvero i meccanismi propri della respirazione, ecc. .

VALUTAZIONE DELLA FUNZIONE RENALE MEDIANTE CARICO IDRICO Si tratta di una originale valutazione clinica della funzione renale, confrontabile “soddisfacentemente” con la Portata Renale Plasmatica e con la Frazione di Filtrazione Glomerulare. In un primo tempo si valuta, magari mentalmente, il diagramma renale o renogramma del soggetto da esaminare a riposo, accanto alla quantizzazione dei diametri “minimi” del rene, al periodo, durata e intensità dell’onda peristaltica ureterale. Nel sano, i valori parametrici sono: 6 cm. x 12 cm., durata della congestione (Fase C) renale = 6 sec.; intesità oscillante in modo caotico-deterministico tra 0,5 e 1,5 (cm.; valori convenzionali) e periodo fluttuante tra 9 sec. e 12 sec.; l’onda peristaltica mostra un periodo di 18 sec., intensita < 1cm. e durata della dilatazione dell’uretere al passaggio dell’onda peristaltica 3 sec. esatti. Quindi, somministrati al soggetto da esaminare 250 cc. d’acqua, dopo appena 3 minuti, si valutano tutti i parametri per la seconda volta. Il rene, nel sano, mostra diametri “minimi” maggiori di 6 cm. e rispettivamente di 12 cm.; il renogramma è di tipo “vagale” con intensa Fase C, durata delle oscillazioni 7-8 sec., tutte uguali per intensità e periodo (10 sec.); l’onda peristaltica ureterale presenta una intensità ³ 1 cm., una durata di 6 sec. (doppia di quella di base) e un periodo di 12 sec. esatti. Chiaramente, i valori parametrici renali sono correlati, con sufficiente approssimazione, con la PRP, mentre quelli ureterali informano sulla FGF.

VALUTAZIONE DEL COLESTEROLO E TRIGLICERIDI La pressione di intensità media della mano sopra la proiezione cutanea del fegato fisiologicamente provoca il Rifl.gastrico aspecifico dopo tl 7 sec., con intensità < 2 cm. e durata < 4 sec. Il Rifl, quindi, scomparso completamente per > 3 < 4 sec., ricompare con una intensità £ 2 cm.. Nella aumentata sintesi lipidica si osserva un tipico comportamento del Rifl. epato-g. a. : tl < 7 sec., intensità > 2 cm. e durata > 4 sec. Infine, nella ipercolesterolemia il Rifl. si riduce senza, tuttavia, scomparire del tutto. Infine, in presenza di ipertrigliceridemia, il secondo Rifl. g. a. è > 2 cm.. Il valore dei parametri è correlato alla gravità della dislipidemia. (La valutazione del Col. LDL e del Col-HDL richiede la conoscenza della Semeiotica Biofisica). Interessante è la valutazione sensìbilizzata con la Manovra di Ferrero-Marigo (V.): se nel passato vi furono episodi dislipidemici, indipendentemente dai valori di base attuali, compaiono parametri patologici “quantificabili”. Pazienti trattati con due statine,ma non con altre, offrono dati normali.

VALUTAZIONE DEI PEPTIDI NATRIURETICI ATRIALI A E B CARDIACI per quanto riguarda i primi si applica la pressione digitale “intensa” sopra la proiezione cutanea del cuore e nel contempo si osserva il comportamento di un rene, ovviamente sano. Fisiologicamente a partire da 5 sec. dall’inizio della manovra il diametro del rene aumenta di 3 cm. ca. e le sue oscillazioni presentano intensità di 1,5 cm. con AL + PL di 8 sec. In caso di cardioapatia ischemica – esclusa la fase iniziale – l’aumento volumetrico renale appare tanto più inferiore quanto maggiore è il danno ischemico miocardico: nelle forme gravi l’aumento volumetrico renale è del tutto assente: aumento dei peptidi natriuretici atriali ma ridotta sensibilità recettoriale per down-regulation. Per valutare i peptidi natriuretici di tipo B, sintetizzati anche nei ventricoli, il medico esegue la pressione manuale intensa sopra una delle due proiezioni cutanee deli lobi parietali – le altre aree cerebrali non producono peptidi natriuretici (B = brain) e contemporaneamente valuta – come sopra – il comportamento renale: nella cardiopatia ischemica la risposta è normale, mentre nella patologia cerebrale di qualsiasi natura, la risposta appare sempre più ridotta fino ad essere totalmente assente, nelle forme gravi.

VALUTAZIONE DEI PEPTIDI ATRIALI NATRIURETICI, A E B CEREBRALI La pressione digitale intensa applicata sopra la proiezione cutanea del cuore, prima, e su quella del lobo parietale, di destra e di sinistra, poi ( sede di secrezione dei peptidi natriuretici B – brain – , come anche il ventricolo sinistra) provoca nel sano liberazione di queste sostanze che, dopo tl 10 sec., provocano dilatazione renale intensa (> 3 cm.). Al contrario, nell’ischemia cerebrale e cardiaca, nonostante la maggiore secrezione di peptidi natriuretici, a causa della down-regulation recettoriale i reni non si dilatano o si dilatano in modo non significativo.

VELOCITÀ DI PROPAGAZIONE DELL’ONDA PERISTALTICA (COME T. DI CONDUZIONE) – Esofago. Un pizzicotto cutaneo a livello del manubrio sternale genera una onda peristaltica rilevata dopo 5-6 sec. a livello del cardias lungo la grande curva; mediante la P. Asc. dello stomaco. Al contrario, nella patologia esofagea e nella ernia jatale il t. di conduzione è allungato a 8 sec. – Colecisti-Duodeno. Un pizzicotto cutaneo al lato destra della proiezione cutanea della colecisti scatena una onda peristaltica percepita fisiologicamente nel III medio del coledoco dopo 5 sec. In caso di colecistite, colelitiasi, adenomi, tumori il t. di conduzione sale a 8 sec . – Colon. Un pizzicotto cutaneo a livello di fossa iliaca destra provoca una onda peristaltica rilevata nel colon discendente-sigma dopo 30 sec., mediante la P. Asc. del viscere: tamburo del fonendoscopio sopra il fianco sinistra e percussione del colon-sigma. – Stomaco-Duodeno. La P. Asc. dello stomaco-duodeno consente di valutare in 5 sec. il t. di conduzione nel sano dell’onda peristaltica a seguito di un pizzicotto cutaneo a livello del processo ensiforme, dal cardias all’antro ed in 7-8 sec. alla parte discendente duodenale.

VERTEBRA unità anatomica ossea della colonna vertebrale.

 

Y

YOGA Sistema filosofico-religioso dell’India antica, che aspira alla mistica unione con l’Essere Supremo attraverso un sistema di ginnastica energetica basato sull’assunzione di determinate posizioni tali da indurre rilassamento e aumento dell’energia vitale.

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La pratica naturopatica

On 9 febbraio 2010, in Archivio di "Terapie Integrate", by Claudio Santoro

Naturopathic_Physicians

La Naturopatia sostiene la medicina naturale, l’educazione alla salute (non intesa dal punto di vista sanitario), rivolgendo la propria attenzione alla corretta alimentazione, agli esercizi del corpo, della mente e dello spirito, che punta alla completa responsabilizzazione del paziente circa il proprio stile di vita.

Le sue pratiche sono rivolte a:

  1. assecondare la capacità di autoregolazione spontanea dell’organismo (vis medicatrix naturae), rimuovendo gli ostacoli che vi si frappongono;
  2. non trattare il sintomo, ma a ricercare la causa del disagio (tole causam) con una valutazione del terreno e della costituzione;
  3. utilizzare metodi e rimedi naturali che riducono al minimo il rischio di effetti collaterali, in quanto non fanno che stimolare le capacità di autoregolazione dell’organismo (primum non nocere);
  4. avere un approccio olistico e punta all’acquisizione del concetto di benessere quale concetto di ecologia del corpo, delle emozioni, dei pensieri, dei sentimenti, dei rapporti sociali e dei rapporti con l’ambiente;
  5. eseguire valutazioni di tipo energetico-funzionale, in completa assenza di patologie conclamate, pur in presenza di afflizione da disturbi dovuti a stili di vita errati;
  6. esercitare la propria attività con scienza, coscienza, competenza e perizia;
  7. valutare gli influssi ambientali e relazionali di nocumento al mantenimento del benessere del cliente;
  8. agire secondo norme deontologiche e professionali delineate dalla propria associazione di categoria.

Essa si basa su:

  1. riconoscimento della costituzione, del terreno, della diatesi, degli squilibri energetico-funzionali;
  2. ripristino dell’omeodinamica;
  3. stimolazione delle capacità reattive intrinseche dell’individuo.

I percorsi di formazione, strutturati sullo studio del corpo umano e delle sue funzioni,  contemplano l’uso di tecniche valutative e terapeutiche ereditate dalle medicine tradizionali:

  1. Iridologia;
  2. Posturologia Olistica;
  3. Educazione alimentare;
  4. Flori- e fitopratica;
  5. Riflessologia corporea;
  6. Riflessologia plantare;
  7. Digitopressione;
  8. Tuina;
  9. Schatsu;
  10. Kinesiologia applicata;
  11. Massaggio ayurvedico;
  12. Tecniche di respirazione;
  13. Ecc. .

Nature’s path

On 9 febbraio 2010, in Archivio di "Terapie Integrate", by Claudio Santoro

naturopathic healt

Il significato odierno più accreditato della parola "naturopatia" è "sentiero della natura" per mantenere o ripristinare lo stato di benessere. Il termine fu coniato nel 1895 dall'americano John Scheel, medico di New York, ed ha le sue radici nelle parole inglesi "nature" e "path", da cui "nature's path", "sentiero della natura".
Controverso rimane il significato etimologico fatto risalire alla parola latina "natura" ed alla parola greca "pathos" (simpatia, empatia, sentimento, sofferenza) il cui risultato più logico sembrerebbe essere "empatia con la natura".
Non esistono derivazioni dalla parola omeopatia, che peraltro designa una dottrina completamente diversa dalla naturopatia se non per la visione olistica dell'individuo che le accomuna.
La storia e la divulgazione della naturopatia varia da paese a paese. Questo fatto è legato alla legislazione sanitaria dei diversi paesi, dove ancora oggi si riscontrano divergenze di valori in diritto anglosassone (habeas corpus) e diritto romano.
Il '600 è sotto l'influsso delle grandi scoperte di Newton, Pascal, Kepler, Galileo e si hanno due indirizzi: la scuola degli Iatrochimici e degli Iatromeccanici, con il tentativo di mettere la medicina sotto il dominio delle scienze esatte. Nascono i primi giornali scientifici, e dalla grande collaborazione fra scienze naturali e medicina nasce la medicina sperimentale. Con le grandi epidemie di peste, vaiolo e tifo (Manzoni cita quella del 1629-1631) si hanno più di un milione di vittime solo nell'Italia settentrionale; si studiano difterite e scarlattina e torna dovunque l'interesse per la difesa sociale e legislativa, insieme alle disposizioni igieniche. Il '700 vede un nuovo ordinamento sistematico della scienza, mentre l'influsso della filosofia sulla medicina si fa sentire specie in Germania (Kant).
L'indirizzo sistematico si manifesta soprattutto nelle opere di due grandi medici:

  1. •    Friedrich Hoffmann afferma che la nostra conoscenza è limitata essendo fondata sui sensi e la malattia è il tentativo dell'anima per ristabilire l'ordine della vita nel modo più rapido e sicuro.
  2. •    Georg Ernst Stahl che parla dell'anima come principio supremo della vita.

 

Errori nella pratica caratterizzano questo indirizzo, a cui resta però il grande merito di aver intravisto la verità di una concezione vitalista o dinamica. William Culler di Edimburgo evidenzia l'importanza del sistema nervoso, mentre il suo allievo J. Brown, con il suo sistema browniano, afferma che la vita nella sua essenza non è uno stato normale, ma costretto e mantenuto da continui stimoli (sedativi e salassi fanno parte della cura). Dall'orientamento verso la sistematica hanno origine altri sistemi come il mesmerismo o magnetismo animale: contemporaneo è Samuel Hahnemann, medico tedesco, che sollecita le difese naturali dell'organismo (dynamis), e individua il meccanismo che ha portato il paziente alla rottura di quell'equilibrio che lo avrebbe altrimenti difeso dalla malattia. Sviluppa il concetto di "similitudine" ed è considerato il padre della dottrina omeopatica. Il XIX secolo vede il consolidamento della posizione della scienza medica, l'ordinamento degli studi e dell'esercizio professionale. Le grandi correnti intellettuali, sociali e politiche influenzano molto la medicina, così come i progressi della fisica e della chimica. Si passa dalla concezione microbiologica a quella neo-ippocratica con due indirizzi: clinico-curativo e igienico–preventivo (evoluzione dei classici dell'antica medicina greco-romana). È in questo contesto che prende voce in Europa, soprattutto in Germania, la naturopatia occidentale, intesa come disciplina organica esercitata in forma professionale. Jean Jacques Rousseau invece struttura con il suo pensiero le basi filosofiche della naturopatia: vita semplice e tranquilla a contatto con la natura. Shoenenberger (1865-1933), Germania, professore e rettore dell'Istituto Universitario di Idroterapia che ribattezza Clinica Universitaria per la vita e cura naturale, è il primo a portare in ospedale la naturopatia e a sistemizzare le terapie naturopatiche in forma clinica ufficiale (è un grande estimatore di Vincent Priessnitz).

J. Thomson e Stanley Lief sono invece i due maggiori naturopati inglesi, sottolineano l'importanza del digiuno, della regolarità intestinale, dei bagni caldi e d'aria fresca, riposo a letto… e succo d'arancia, anche per 72-93gg nella cura dell'artrite reumatoide e dell'anemia. Applica tecniche neuromuscolari (NMT) e Leon Chaitow è attualmente un rappresentante di queste tecniche. Arno R. Koegler, Canada, nato in Sassonia 1898, è il modello di ispirazione della nuova generazione di studenti di naturopatia.
Il termine naturopatia fu usato ancora prima del 1900, pare, dal Tedesco Benedict Lust. Istruito dal Padre Sebastian Kneipp in idroterapia e altre cure naturali ebbe da lui il compito di divulgare i suoi metodi negli Stati Uniti. A New York, nel 1905, fondò la prima scuola di naturopatia degli Stati Uniti. Facendo grandi sforzi nella promozione del suo metodo, Lust riuscì, in diversi stati, a ottenere leggi di licenza per la naturopatia. Come una grande parte delle professioni mediche (convenzionali o meno) anche la naturopatia subì un grande declino dopo il 1930: medicamenti come gli antibiotici e corticosteroidi dopo la seconda guerra mondiale furono ritenuti più efficaci delle cure naturopatiche. Si aggiunsero, dopo la morte di Lust, conflitti tra varie scuole di medicina naturale (omeopatia, medicina eclettica, fisiomedicina, erbalismo, naturopatia ecc.). Altri fattori come il decrescente livello d'istruzione in medicina naturale e il sostenimento politico per una avanzata tecnologia medica, resero sempre più popolare la medicina ufficiale. Malgrado tutti questi problemi, la naturopatia non cessò di esistere e a partire del 1956 con l'apertura del National college of Naturopathic Medicine a Portland, Oregon, riprese terreno grazie anche all'integrazione, nel metodo, di criteri scientifici. Nel Regno Unito la naturopatia è strettamente legata all'osteopatia.
In Germania venne introdotta costituzionalmente, tra il 1869 e il 1873, la libertà curativa (un'iniziativa di medici accademici che vollero eliminare intrusioni statali nel loro mestiere). In seguito si formarono associazioni che entro il 1928 si unificarono in un'organizzazione integrale, il Grossverband Deutscher Heilpraktiker. Dopo la seconda guerra mondiale, nel 1945, le associazioni dei Heilpraktiker si organizzarono, a livello sindacale, come associazioni di liberi professionisti e si diede il via a scuole, strutture e infrastrutture professionali private. La maggior parte di loro pratica medicina naturopatica.

Dalla disarmonia alla prevenzione

On 9 febbraio 2010, in Archivio di "Posturologia", by Claudio Santoro

prevenzione

Una disarmonia statico-cinetica è l’espressione di uno “squilibrio” morfologico e motorio proprio di una persona: pur non sconfinando nell’area patologica, ha tutti i presupposti per creare una disarmonia del gesto ovvero dell’apparato locomotore, posturale, biomeccanico, ecc. .
Le forme disarmoniche, in rapporto ai settori che investono, possono sorgere:

  1. nel campo prettamente meccanico del movimento, con espressioni morfo-funzionali che investono il soma e l’apparato locomotore;
  2. nel campo neuro-psicomotorio;
  3. nel campo dell’ergonomia (capacità inferiori allo standard nel sostenere uno sforzo fisico imputabile ad handicap dei meccanismi biochimici o metabolici);
  4. nel campo omeostatico della motricità (capacità inferiori allo standard nel sostenere uno sforzo fisico imputabili a squilibri neuro-vegetativi).

Per prevenzione si è soliti intendere quella particolare attività volta a far sì che possa essere evitata l’insorgenza di malattie, favorendo il radicamento di uno stato di sempre maggiore benessere.
Importante, può essere di triplice natura:

  1. primaria, che consiste nella identificazione di elementi che potrebbero determinare l’insorgere di malattie;
  2. secondaria, che consiste nel riconoscimento della malattia già insediata nell’organismo;
  3. terziaria, che consiste nella cura di malattie già palesemente manifestatesi.

La prevenzione motoria, pertanto, senza equivoci, consiste in:

  1. svolgimento di un’attività motoria atta ad evitare che abbiano luogo eventuali perturbazioni nell’area del motorio, tali da poter condurre a consolidare eventi negativi per il benessere fisico;
  2. messa in atto di strategie per evitare cambiamenti qualitativi e quantitativi normo-funzionali del repertorio delle capacità motorie di una persona;
  3. applicazione della scienza del movimento nel rispetto delle leggi auxologiche volte ad evitare che abbiano luogo tutte quelle limitazioni funzionali del motorio tanto nella componente meccanico-motoria, quanto in quella correlazionale ed omeostatico-motoria, spazio-temporale, psico-motoria (rapporto tra movimento progettato e risultato ottenuto), operativa (coscienza ed apprendimento del movimento), pedagogico-motoria, ecc. .
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L’educazione motoria

On 9 febbraio 2010, in Archivio di "Posturologia", by Claudio Santoro

leonardo

Essa indica tutto ciò che, nel motorio, ha la capacità di educare l’aspetto somato-organico del comportamento volontario per arricchire le esperienze motorie. L’educazione motoria, nel suo complesso, ha come obbligo quello di comprendere, migliorare, potenziare e soddisfare i bisogni motori della persona, “adeguandoli” al singolo soggetto (…di tutte le età e/o diversamente abile – art. 2 c.2/b del D.L.178/98) in funzione delle caratteristiche individuali, costituzionali, caratteriali, ambientali, servendosi di tutte le forme di movimento.
L’educazione motoria, si serve:

  1. del corpo, per agire sulle componenti che determinano le funzioni motorie;
  2. del vissuto spazio-temporale, cinestesico e culturale, per il raggiungimento di qualsivoglia postura (controllo e dominio della posizione spaziale), dell’equilibrio psico-fisico, del minor dispendio energetico possibile e di una situazione di benessere complessivo.

 

Quando si afferma che con la ginnastica si agisce solo sul fisico, si dimentica che il muscolo può funzionare solo tramite l’impegno del sistema nervoso (psiche = programmazione; sistema nervoso = trasmissione; muscolo = esecuzione): l’attività motoria rappresenta appunto quella “continuità” in essere fra attività psichica ed attività fisica.
Ecco allora che il movimento educativo (sia esso educativo, preventivo, adattato, ecc.) non è più da intendersi come la solita ginnastica basata solo su meccanismi muscolo-articolari, più idonea ad un ambito di una mobilizzazione (ovvero ginnastica) “passiva” di natura prettamente fisioterapica, ma come una “attività motoria” in cui l’apprendimento conduce al perfezionamento del movimento stesso, attraverso l’attività percettiva, la scoperta e l’organizzazione degli stimoli mediante un’attività di pensiero.
Attraverso questo tipo di approccio, la persona giunge ad una situazione di “acquisizione delle azioni” che contraddistingue l’attività cosciente e trasforma la ginnastica in compito.
L’educatore elabora “il” movimento funzionale: il risultato di quel movimento non risiede tanto nell’esecuzione osservabile esteriormente, quanto nel processo che porta a quella determinata esecuzione. Non si tratta di “insegnare meccanicamente un movimento” ma di insegnarlo in un contesto che abbia in considerazione l’“azione”, ovvero quel processo che è il risultato di sintesi afferenti e convergenze efferenti: la persona non reagisce solo passivamente alle informazioni in ingresso, ma crea interazioni, forma piani motori, programma azioni, esalta l’esecuzione e regola il proprio comportamento motorio in maniera tale che possa essere conforme alle proprie previsioni, verifica la propria azione coscientemente, corregge gli errori eventualmente commessi.
In detto contesto si compendia una ricchezza operativa che permette: un minimo dispendio energetico nella combinazione meccanico-formale; la massima concentrazione possibile sulla soluzione del compito assegnato (sviluppo delle facoltà senso-percettive e di rappresentazione).

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Le attività motorie

On 9 febbraio 2010, in Archivio di "Posturologia", by Claudio Santoro

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L’affermazione nella cultura contemporanea dei nuovi significati di corporeità, di movimento e di sport, si manifesta sul piano personale e sociale, come esigenza e sempre crescente richiesta di attività motoria e pratica sportiva.
Il corpo è una importante struttura che pulsa e si muove; il movimento è la condizione primaria perché questo funzioni e sia efficiente, non solo andando a soddisfare il mantenimento e lo sviluppo fisico, ma anche alimentando e potenziando gli altri aspetti della personalità.
Svolgere attività motoria finalizzata, significa servirsi di un linguaggio specifico che dia la possibilità a ciascuno di esprimere ciò che ha dentro, di realizzare i propri intenti comunicativi e di interagire con gli altri.
Praticare attività motoria significa iniziare fin da piccoli, considerandola non come specializzazione precoce, ma come “possibilità giocosa di misurare l’efficienza della propria corporeità”, occasione di socializzazione, momento in cui il singolo bambino realizza l’interazione nel gruppo ed apprezza il contributo degli altri per esprimere compiutamente le sue potenzialità.
L’educazione motoria indica, appunto, tutto ciò che nel motorio ha la capacità di educare l’aspetto somato-organico del comportamento volontario, per arricchire le esperienze motorie. Essa ha come compito, pertanto, quello di:

  1. sviluppare le capacità relative alle funzioni senso-percettive, cioè quelle capacità che presiedono alla ricezione ed alla elaborazione degli stimoli e delle informazioni;
  2. consolidare e raffinare gli schemi motori di base, cioè quegli schemi che regolano la posizione del corpo nello spazio;
  3. sviluppare coerenti comportamenti relazionali attraverso il gioco, l’avviamento sportivo e la presenza di regole da  rispettare, nell’intento di far acquisire ai bambini la necessità di trovare soluzione ai problemi e spirito d’iniziativa;
  4. sviluppare le abilità relative la comunicazione gestuale e mimica, alla drammatizzazione ed al ritmo, per il miglioramento della sensibilità espressiva ed estetica.
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Tra motricità e motorio

On 9 febbraio 2010, in Archivio di "Posturologia", by Claudio Santoro

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Motricità – Per definizione, indica quella funzione che assicura i movimenti del corpo, coordinata e prodotta dal sistema neuromuscolare, relativa sia i movimenti volontari che quelli riflessi od automatici. L’intervento in quest’area, pertanto, prevede l’analisi “osservata” degli aspetti fisiologico, psicologico, razionale, motivazionale e comportamentale, nonchè del rapporto in essere fra qualità dei movimenti e sviluppo psichico del soggetto che li compie. È fondamentale, in questo contesto, la presenza di un evento patologico (congenito od acquisito) per la cui risoluzione si rende necessaria l’esecuzione di una “cura”, opportunamente prescritta.
Motorio –  invece, per definizione, indica tutto quanto sia relativo il movimento, ovvero il cambiamento di posto e/o posizione di un corpo o di una sua parte. L’area del motorio, riguarda quindi l’uso del movimento nelle sue forme, nel contesto in cui esso deve aver luogo, le modalità di esecuzione in rapporto alle finalità che si prefigge di raggiungere. È fondamentale, in questo contesto, il concetto di disabilità, prevenzione ed educazione motoria, che richiederà la sola applicazione di un trattamento opportunamente adattato con finalità educative, preventive, correttive e rieducative.

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La chinesiologia

On 9 febbraio 2010, in Archivio di "Posturologia", by Claudio Santoro

discobolo di mirone

Dal greco Kìnesis (movimento) e –logìa (studio), “studio del movimento”. Per Chinesiologia si intende lo “studio delle scienze del movimento”, non solo dal punto di vista educativo, ma anche e soprattutto da quello scientifico ed applicativo, sia nel campo sociale che in quello salutistico, fisico e sportivo, con un ottica di tipo prevalentemente clinico.
La Chinesiologia è una scienza umana che, per lo studio dei comportamenti motori umani ed in relazione al tipo di intervento, utilizza approcci sia idiografici (ricerca delle leggi che regolano il caso specifico, particolare) che nomotetici (ricerca delle leggi generali della natura).
Esperto del movimento, il Chinesiologo si occupa prevalentemente di “salute dinamica” ovvero di tutte quelle attività che sono riconducibili ai concetti di prevenzione primaria e secondaria, lasciando quella terziaria ad altre figure: in tale direzione esso educa, forma, rieduca, ecc. .
Pur senza fare terapia ovvero senza fare quella forma di terapia tradizionalmente riconducibile alla riabilitazione in senso stretto (campo di sviluppo del fisioterapista), il Chinesiologo svolge un’azione di tipo prevalentemente clinica: “valutazione” esterna del soggetto, tanto dal punto di vista funzionale quanto strutturale, seguita dalla stesura di un idoneo e personale programma di intervento.
L’art. 2 c.2/b del D.L.178/98 stabilisce che: “il corso di Laurea in Scienze Motorie è finalizzato all’acquisizione di adeguate conoscenze di metodi e contenuti culturali, scientifici e professionali nelle seguenti aree:
* … omissis;
* della prevenzione e dell’educazione motoria adattata, finalizzata a soggetti di diversa età ed a soggetti disabili;
*… omissis;
Ecco allora che il Chinesiologo (Diplomato I.S.E.F. e/o Laureato in Scienze Motorie) può svolgere varie funzioni in campo motorio e fisico: le sue attività riguardano le attività psicomotorie dell’uomo comunque denominate e finalizzate, con orientamento sportivo, ricreativo, formativo e, nella fattispecie, preventivo (ginnastica posturale di mantenimento, per la terza età, ecc.), correttivo (ginnastica per scoliosi, dorso curvo, colonna vertebrale, piedi piatti, ecc.) e rieducativo (recupero funzionale, algie, ecc.), su tutti i soggetti, normalmente e/o diversamente abili che siano.

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Il sistema posturale

On 8 febbraio 2010, in Archivio di "Posturologia", by Claudio Santoro

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La posturologia è la scienza dell’equilibrio umano: studia l’equilibrio in condizioni specifiche, quelle della postura ortostatica. La posturologia si basa sul concetto di Sistema Posturale Fine (S.P.F.) che, a loro volta, seguono quelli della cibernetica. Il S.P.F. può essere comparato ad un sistema asservito di regolazione. I sistemi asserviti sono dei sistemi che possiedono un’entrata, un’uscita così come una scatola nera. Il sistema posturale fine è costituito da:

  1. diverse entrate nel sistema con compiti informativi;
  2. una scatola nera che tratta, integra e reagisce alle informazioni che arrivano dalle entrate;
  3. una uscita del sistema con il compito di mantenere l’equilibrio.

LE ENTRATE DEL S.P.F
Sono dei recettori sensoriali e/o sensitivi. Si possono classificare in due categorie: gli esocettori e gli endocettori. I primi sono recettori sensoriali che captano le informazioni provenienti dall’ambiente e le inviano alla scatola nera del S.P.F. (tre recettori sono universalmente riconosciuti: l’orecchio interno, l’occhio e la pianta del piede); i secondi sono recettori sensitivi che informano la scatola nera di quello che succede all’interno dell’individuo. Permettono al sistema di riconoscere la posizione e lo stato di ogni osso, muscolo, legamento od organo in rapporto con l’equilibrio. Essi informano in particolar modo sulla posizione degli esocettori cefalici (orecchio interno eocchio) in rapporto all’esocettore podalico. Gli endorecettori si dividono in due grandi categorie. I recettori propriocettivi ed enterocettivi.

LA SCATOLA NERA DEL S.P.F.
Essa rappresenta l’insieme delle strutture neurologiche che gestiscono l’equilibrio. Queste strutture neurologiche sono sotto-corticali e funzionano in modo automatico, come per gli impulsi cardiaci. La scatola nera: riceve le informazioni che da tutti i recettori in rapporto all’equilibrio, integra l’informazione e reagisce modificando il tono posturale.

L’USCITA DEL S.P.F.
È il mantenimento della posizione eretta. L’equilibrio posturale è un equilibrio stabile, come dire “lo stato nel quale un individuo leggermente spostato dalla sua posizione d’equilibrio, tende a ritornarci attraverso delle leggere oscillazioni” (Larousse universel 1922), ed è questo il caso della stazione bipede per l’essere umano a riposo. Poiché come aveva costume ricordare J.B. Baron: “solo le statue sono immobili”. L’uomo oscilla continuamente attorno ai suoi piedi. L’equilibrio si realizza essenzialmente grazie a delle variazioni di tensione muscolare che si organizzano in sincinesie polimuscolari riflesse controllate dalla scatola nera.

LE ENTRATE DEL S.P.F.
Abbiamo visto che ne esistono due tipi: quello che informa sulla situazione dell’individuo in rapporto all’ambiente (esocettori) e quello che informano sulla posizione rispettiva d’ogni parte del corpo l’uno rispetto all’altro (endocettori). Sherrington aveva capito l’importanza di differenziare i recettori d’informazione, che aveva raggruppato in tre sistemi: Esterocettivo, Propriocettivo ed Enterocettivo (o viscerocettivo). In posturologia, i recettori propriocettivi e viscerocettivi sono raggruppati sotto il termine di endocettori.

GLI ESOCETTORI
Tre sono universalmente riconosciuti e sono:

  1. l’orecchio interno;
  2. la retina;
  3. la superficie cutanea plantare.

I recettori dell’orecchio interno sono degli accelerometri, essi informano sul movimento e la posizione della testa in rapporto alla verticale gravitaria. L’entrata vestibolare del S.P.F. comprende un sistema semi-circolare ed un sistema otolitico. Il sistema semi-circolare è un sistema di tre canali arciformi situati in tre piani perpendicolari fra di loro, sensibili alle accelerazioni angolari (rotazione della testa). I canali semi-circolari non partecipano alla regolazione fine dell’equilibrio, poiché la loro soglia minima di sensibilità alle accelerazioni è superiore alle accelerazioni oscillatorie dentro il sistema posturale fine; per contro esso interviene nell’equilibrio dinamico. Il sistema otolitico è contenuto in due vescicole: il sacculo e l’utricolo, sensibili alla gravità e all’accelerazione lineare. L’orecchio interno percepisce le accelerazioni angolari (rotazione della testa) attraverso i recettori situati nei canali semicircolari e le accelerazioni lineari attraverso il sistema utricolo sacculo. Sembra che solo questi ultimi partecipino alla regolazione posturale. In effetti, già nel 1934, TAIT J. e Mac NELLY W.H. aveva mostrato che la denervazione dei canali semicircolari non interferisce con il tono muscolare, mentre quello dell’utricolo si traduce in profonde perturbazioni della sua ripartizione. Perché le informazioni che vengono dall’orecchio interno possano essere interpretate dalla scatola nera del S.P.F., devono essere comparate alle informazioni propriocettive che permettono di conoscere la posizione della testa in rapporto al tronco e quelle del tronco in rapporto alle caviglie e soprattutto alle informazioni di pressione podalica, il solo riferimento fisso.
L’entrata visiva, grazie alla retina permette la stabilità posturale per i movimenti antero-posteriori, grazie alla visione periferica. Per contro, per i movimenti destra-sinistra, la visione centrale diviene preponderante. L’entrata visiva è attiva quando l’ambiente visivo è vicino; se la mira visiva è distante 5 metri o più, le informazioni che vengono dal recettore visivo diventano così poco importanti da non venire più prese in considerazione dal S.P.F. (Bles, 1979). Nelle condizioni standard di registrazione posturografica (mira luminosa rischiarata a 90 cm di distanza dagli occhi), il peso dell’entrata visiva diventa importante. Viene valutato con il quoziente di Romberg, che è il rapporto della superficie occhi chiusi fratto la superficie occhi aperti moltiplicato per cento (Van Parys, J.A.P., 1976). Per fare in modo che il S.P.F. possa utilizzare le informazioni visive per il mantenimento dell’equilibrio, bisogna che le informazioni visive siano comparate a quelle che vengono dall’orecchio interno e dall’appoggio plantare. In effetti l’occhio non sa dire se lo scivolamento retinico sia occasionato dal movimento dell’occhio, dal movimento della testa o dal movimento dell’insieme della massa corporea.
L’esocettore plantare permette di situare l’insieme della massa corporea in rapporto all’ambiente, grazie a delle misure di pressione a livello della superficie cutanea plantare. Quest’ultima rappresenta l’interfaccia costante tra l’ambiente ed il S.P.F.. Essa è ricca in recettori e possiede una soglia di sensibilità molto performante. I recettori che verosimilmente c’interessano di più i recettori di pressione, i baropressori, e noi sappiamo che percepiscono le pressioni da 0,3 gr.. Essi permettono di dare delle informazioni sulle oscillazioni dell’insieme della massa corporea e si comportano dunque come una piattaforma stabilometrica. Le informazioni plantari sono le uniche a derivare da un recettore fisso direttamente a contatto con un ambiente immobile rappresentato dal suolo.

GLI ENDOCETTORI
L’entrata oculo-motrice permette di comparare le informazioni di posizione fornite dalla visione a quelle fornite dall’orecchio interno grazie ai sei muscoli oculo-motori, che assicurano la motricità d’ogni globo oculare. L’entrata rachidea ha per scopo di informare il sistema posturale sulla posizione d’ogni vertebra e quindi la tensione d’ogni muscolo. L’entrata propriocettiva podalica, grazie al controllo dello stiramento dei muscoli di piedi e gambe, situa il corpo in rapporto al terreno. L’entrata rachidea e l’entrata propriocettiva podalica formano una continuità funzionale, un’estesa catena propriocettiva che riunisce i recettori cefalici ai recettori podalici (Roll) e dunque permette di situare l’orecchio interno e gli occhi in rapporto ad un recettore fisso costituito dai piedi. Ciò consente una codificazione delle informazioni spazio-temporali cefaliche.

L’USCITA DEL SISTEMA POSTURALE
Il mantenimento del corpo vicino ad una posizione fissa è possibile grazie, fra l’altro, ai muscoli tonici che permettono di respingerci dal suolo. Questi muscoli possiedono fibre rosse ed hanno come caratteristiche:

  1. di avere una contrazione lenta e persistente;
  2. di avere grande resistenza alla fatica;
  3. di consumare poca energia;
  4. di utilizzare un metabolismo aerobico.

I muscoli fasici controllano la stabilizzazione posturale. Possiedono fibre bianche ed hanno come caratteristiche:

  1. di avere una contrazione rapida e breve;
  2. di avere scarsa resistenza alla fatica.
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La stimolazione propriocettiva plantare

On 8 febbraio 2010, in Archivio di "Posturologia", by Claudio Santoro

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L’importanza del piede come base d’appoggio del nostro organismo non va certo dimostrata. Ciò che è invece necessario approfondire la conoscenza del piede come recettore posturale e come pompa venosa e linfatica. Le terminazioni nervose fanno del piede un informatore della postura e il plantare venoso di Lejars svolge un ruolo indispensabile per il sistema venoso e linfatico degli arti inferiori.

Il piede è molto complesso dal punto di vista anatomo – funzionale. Vi sono numerose articolazioni che mettono in relazione le ossa del tarso tra loro e con quelle del metatarso, e tutto l’insieme con l’articolazione tibio – astragalica. Questo permette al piede di orientarsi nei diversi piani per presentare sempre un corretto appoggio al suolo, modificare la forma e la curvatura delle volte per potersi adattare alle diverse caratteristiche del terreno e creare inoltre tra il piano di appoggio e la gamba un sistema di ammortizzazione degli urti che sicurezza e scioltezza al passo. Altra struttura importantissima nella corretta funzione del piede sono le aponeurosi plantari. Si distinguono in fasce dorsali e fasce plantari, queste ultime si dividono in superficiale e profonda. La superficiale è posta al di sotto della cute e viene divisa in tre parti: laterale, media e mediale. La laterale si estende dal processo laterale della tuberosità del calcagno fino al quinto dito, rivestendo i muscoli ad esso destinati; la media è la più spessa e si estende dal calcagno alla testa dei metatarsi, ricoprendo i muscoli della loggia intermedia; la mediale si estende dal processo mediale della tuberosità del calcagno alla base dell’alluce e riveste i muscoli destinati a questo dito. Dalla faccia profonda dell’aponeurosi plantare si dipartono due sepimenti che dividono la regione in tre logge muscolari: mediale, intermedia e laterale. L’aponeurosi plantare profonda è una sottile lamina aponeurotica che ricopre i muscoli interossei e si estende trasversalmente dal margine inferiore del primo metatarso al margine inferiore del quinto metatarso. Nello spazio compreso tra queste due aponeurosi, oltre ai muscoli c’è del tessuto lasso ricco di terminazioni nervose, capillari sanguigni e linfatici (plantare venoso di Lejars). E’ questa complessa struttura muscolo – legamentosa che permette di mantenere l’organizzazione tridimensionale delle volte plantari in statica e permette inoltre la modificazione della curvatura delle volte in dinamica.

Le terminazioni nervose stimolate durante la stazione eretta e l’esercizio del passo fanno del piede un organo posturale e un informatore del cervello; i nervi sensitivi trasmettono al cervello tutte le informazioni recepite dai pedi, principalmente al livello della cute, dei tendini e delle articolazioni: sensazioni tattili, vibratorie, spaziali e traumatiche. Grazie a queste informazioni, associate a quelle provenienti da altre fonti quali occhi, labirinto, mandibola, il cervello formula una risposta motoria tendineo – muscolare involontaria. La stimolazione pressocettiva e propriocettiva della pianta del piede innesca numerosi riflessi, sia monosinaptici, diretti alla muscolatura intrinseca del piede, sia polisinaptici, diretti a tutto il soma.

La stimolazione a livello plantare coinvolge almeno quattro meccanismi sensitivi:

  • Pressocettori cutanei, quali i corpuscoli di Pacini, la cui stimolazione determina riflessi polisinaptici anche di tipo posturale;
  • Propriocettori muscolari, come i fusi neuromuscolari e gli organi di Golgi, con riflessi monosinaptici diretti ai muscoli stessi e riflessi polisinaptici eterosegmentari. Sono sensibili alla tensione e hanno un effetto inibitorio. Probabilmente proteggono i muscoli da una eccessiva tensione;
  • Propriocettori profondi articolari, la cui stimolazione modifica i rapporti articolari e sono sensibili alle variazioni di pressione durante l’appoggio. Svolgono un importante ruolo come riflessi posturali;
  • Recettori neurovegetativi che seguono l’abbondante vascolarizzazione della pianta del piede.

Il plantare venoso di Lejars svolge un ruolo indispensabile sulla funzione di tutto il sistema venoso e linfatico degli arti inferiori. Il sangue pompato dal cuore verso le estremità distali del corpo deve risalire malgrado vari ostacoli: la distanza, che annulla l’effetto pressorio iniziale; la gravità, che tende a favorire il ristagno nei vasi più lontani dal cuore. Il ritorno venoso è nettamene favorito dalla stazione eretta che provoca la contrazione dei muscoli degli arti inferiori, causa a sua volta di un vero e proprio massaggio delle vene (effetto pompa). Durante la marcia si aggiunge la compressione meccanica delle vene plantari che si svuotano a ogni passo. Per tutto questo composito meccanismo, la pianta del piede deve essere considerata come un vero e proprio “cuore periferico” capace di sviluppare una forza propulsiva centripete sul sangue e sulla linfa, la vis a tergo.

Partendo da questi presupposti di fisiologia e ricordando che nel nostro organismo forma struttura funzione sono intimamente correlate, è stato ipotizzato che molte situazioni di insufficienza del circolo venoso superficiale periferico e di lentezza del circolo linfatico nelle gambe fossero ascrivibili a una alterazione dell’assetto tridimensionale del piede e che di conseguenza, un recupero della forma e della struttura del sistema piede avrebbe riportato lo stesso a una funzione normale e alla regressione, sia pure parziale, dei segni e dei sintomi di tali patologie. Abbiamo pertanto studiato le alterazioni funzionali dell’appoggio plantare in pazienti portatori di insufficienza del circolo venoso superficiale degli arti inferiori, abbiamo utilizzato per la correzione e la stimolazione della pianta del piede plantari propriocettivi non ortesici capaci di riportare in equilibrio tutto l’appoggio podalico, e abbiamo poi controllato i risultati a breve, medio e lungo termine. La sintomatologia di pesantezza alle gambe si riduceva in pochi giorni, fino a scomparire nel giro di un mese; ma pure la salienza delle ectesie venose si riduceva con un netto miglioramento dell’aspetto estetico delle gambe. I buoni risultati ottenuti con questo metodo e con l’uso di questo tipo di plantari propriocettivi vengono mantenuti nel tempo, e impediscono un peggioramento veloce del problema vascolare. Tutto questo ci autorizza a pensare di essere sulla buona strada e ci convince sempre di più che un riassetto della pianta del piede verso un recupero funzionale è necessario anche nelle vasculopatie venose e linfatiche periferiche.

(Fonte: www.mariantoniettafusco.com)

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Origini dell’osteopatia

On 6 febbraio 2010, in Archivio di "Chiropratica e Osteopatia", by Claudio Santoro

american school of osteopathy

La pratica della medicina osteopatica iniziò negli Stati Uniti nel 1874. Il termine “osteopatia” fu coniato dal dottor Andrew Taylor Still un medico con formazione da approccio allopatico nato nel 1828 nello stato della Virginia. Still era a capo di uno stato libero e viveva nel Kansas vicino Baldwin City ai tempi della guerra civile americana, ed è qui che sviluppò la pratica dell’osteopatia. Still imparò da apprendista, come accadeva per molti dei medici del tempo, e fu assunto come dottore di guerra nell’esercito degli Stati Uniti durante la guerra civile. Gli orrori delle ferite nei campi da battaglia e la successiva morte della moglie e di diversi bambini a causa di malattie infettive lo lasciarono completamente disilluso riguardo la pratica tradizionale della medicina. Still sentiva le pratiche mediche del suo tempo come inefficaci, addirittura barbare. Preoccupato da ciò che lui vedeva come problemi all’interno della professione medica, Still fondò la pratica osteopatica. Usando un approccio filosofico alternativo, si oppose all’uso delle droghe e della chirurgia come rimedi, riservandone l’uso ai casi in cui fossero l’unica cura conosciuta per una certa condizione, come un antidoto lo è per un veleno o l’amputazione per una cancrena. Riteneva il corpo umano capace di curarsi da sé, e che il compito del medico fosse quello di rimuovere ogni impedimento alle normali funzioni di ogni individuo. Promuoveva uno stile di vita e un’alimentazione salutare, astinenza da alcool e droghe, e usava tecniche manipolative per migliorare le funzioni fisiologiche.
Still diede alla sua nuova scuola medica il nome di “osteopatia”, pensando che “l’osso (osteon) fosse il punto di partenza dal quale si dovesse accertare la causa delle condizioni di patologia”. Lo scopo dell’osteopatia era di “apportare dei miglioramenti ai correnti sistemi di chirurgia, ostetricia, e il trattamento delle malattie generiche”. Il suo fondamento scientifico era la disciplina dell’anatomia. La sua filosofia si basava sulla comprensione dell’integrazione tra corpo, mente e spirito, l’interrelazione tra la struttura e la funzione, e la capacità del corpo di guarirsi da solo quando meccanicamente in salute. Il trattamento osteopatico deve essere una razionale applicazione di questi principi in una cura globale del paziente con un’attenzione particolare al sistema neuromuscoloscheletrico come parte integrante dei processi di salute e malattia. Nel tempo, lui, i suoi studenti e la sua facoltà svilupparono un completo programma medico-scolastico che includeva una serie di trattamenti fisici specializzati, ora chiamati Trattamento Osteopatico Manipolativo (OMT). Il 10 Maggio del 1892 Still fondò la Scuola Americana di Osteopatia (ora Andrew Taylor Still University, Kirksville College of Osteopathic Medicine) a Kirksville, nel Missouri, per l’insegnamento della medicina osteopatica. Mentre lo stato del Missouri, riconoscendo l’adeguatezza del programma, voleva offrirgli un contratto per premiare la laurea in medicina, lui rimase insoddisfatto dei limiti della medicina allopatica e scelse invece di mantenere distinta la laurea di “Dottore Osteopata” (”Doctor of Osteopathy, D.O.”).
Alla fine del 1800 Still insegnava che la malattia (in inglese “disease”, inteso come “dis”-”ease”, ossia “dis”-”agio”) veniva causata quando le ossa erano fuori posto e interrompevano il flusso del sangue e degli impulsi nervosi; concludeva quindi che si potevano curare le malattie manipolando per ripristinare il flusso interrotto. Still stimolava i suoi studenti ad investigare su questi postulati. La ricerca iniziò a Kirksville nell’ultimo decennio del 1800 e da allora è stata proseguita lì e in altri istituti osteopatici. L’A.T. Still Research Institute venne fondato nel 1913 e Louisa Burns, Dottoressa Osteopata, ed altri svilupparono una rigorosa serie di indagini scientifiche sulle relazioni tra le disfunzioni muscoloscheletriche e salute e malattia. Le critiche nei confronti di Still mostrano che egli non condusse mai personalmente alcun esperimento controllato per mettere alla prova le sue ipotesi; i suoi sostenitori mostravano che molti degli scritti di Still erano di carattere filosofico più che scientifico. Still mise in dubbio gli usi della droga vigenti al suo tempo e guardò alla chirurgia come rimedio da “ultima risorsa”. Come la scienza medica si è venuta si sviluppando, la medicina osteopatica ne ha incorporato tutte le sue provate teorie e pratiche.
Entro gli anni ‘60, la medicina osteopatica è stata integrata nella pratica corrente americana, e il ricorso alle terapie manipolative è caduto in un uso meno comune. La professione osteopatica è evoluta indipendentemente fuori dagli Stati Uniti, dove è rimasta essenzialmente un sistema privo di droghe basato sulle sole tecniche manipolative – un ambito pratico simile a quello dei chiropratici. Si dice che il “padre della medicina” dell’Antica Grecia, Ippocrate, parlasse molto bene delle terapie manuali e manipolative per svariate condizioni patologiche.

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Efficacia dell’osteopatia

On 6 febbraio 2010, in Archivio di "Chiropratica e Osteopatia", by Claudio Santoro

rachide

 

L'osteopatia  si rivela efficace principalmente nei problemi strutturali e meccanici di tipo muscolo-scheletrico a cui però possono associarsi delle alterazioni funzionali degli organi viscerali e del sistema cranio-sacrale. L'osteopatia, grazie proprio ai principi su cui si basa, interviene su persone di tutte le età, dal neonato all'anziano alla donna in gravidanza.
L’osteopatia si rivela efficace in diversi disturbi che spesso affliggono l'individuo impedendogli di poter condurre una vita serena. Tali disturbi sono: cervicalgie, lombalgie, artrosi, discopatie cefalee, dolori articolari e muscolari da traumi, alterazione dell'equilibrio, nevralgie, stanchezza cronica, affezioni congestizie come otiti e sinusiti, disturbi ginecologici e digestivi. L'osteopatia pediatrica si occupa del benessere del bambino e della prevenzione di possibili futuri disturbi strutturali e funzionali.

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Richiamo alla tradizione ovvero ai concetti dell’originaria “ars medicina”, le C.A.M. considerano e curano la persona nella sua interezza, senza disgiungere i disturbi fisici dalla sfera psichica ed emozionale ovvero considerando la malattia come “la manifestazione di uno squilibrio delle energie presenti nel corpo”.

“La salute non è soltanto l’assenza di malattia, ma è uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale”: in virtù di questo principio, l’O.M.S. ha in più circostanze affermato l’esistenza dei “Cumulation Effects of Subclinical Everything (C.E.S.E.)” ovvero cumulo di effetti determinati da alterazioni non espressamente e specificamente individuabili dal punto di vista clinico e, di fatto, non classificabili come patologie: “cervicalgie, lombalgie, allergie, astenia, ansia, artrite, cefalea, ipertensione, insonnia, depressione, problemi digestivi, stress, ecc.” (ASTIN 1999, VICKERS 2000)

I principi osteopatici

On 5 febbraio 2010, in Archivio di "Chiropratica e Osteopatia", by Claudio Santoro

the first course

In origine, tre furono i principi enunciati dal dott. Still:

  1. Il corpo possiede in se stesso i mezzi di autoregolazione, in particolare attraverso i canali della nutrizione e dell'eliminazione.
  2. Se questi canali sono ostruiti o ristretti viene a mancare la regolazione, compare la disfunzione e poi la malattia. Queste ostruzioni sono dovute ad alterazioni strutturali, in particolare a livello delle articolazioni ossee.
  3. Tutto l'organismo costituisce un'unità e un'azione sulla struttura si può ripercuotere a distanza di tempo dalla sua origine.

 

Successivamente, con le nuove scoperte, ne sono stati aggiunti altri. I più importanti, largamente accettati all'interno della comunità osteopatica, possono essere riassunti in sette punti:

  1. Il corpo è una unità.
  2. La struttura e la funzione sono reciprocamente inter-correlati.
  3. Il corpo possiede dei meccanismi di autoregolazione (omeostasi).
  4. Quando la normale adattabilità è interrotta, o quando i cambiamenti ambientali superano la capacità del corpo di ripararsi da sé, può risultarne la malattia.
  5. Il movimento dei fluidi corporei è essenziale al mantenimento della salute.
  6. Il sistema nervoso autonomo gioca una parte cruciale nel controllare i fluidi del corpo.
  7. Ci sono componenti somatiche della malattia che sono non solo manifestazioni della malattia, ma anche fattori che contribuiscono al mantenimento dello stato di malattia.

Questi principi non sono ritenuti dagli osteopati essere leggi scientifiche, né contraddicono i principi medici; sono insegnati come fondamenti della filosofia osteopatica riguardo la salute e la malattia.

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La regola del movimento

On 5 febbraio 2010, in Archivio di "Chiropratica e Osteopatia", by Claudio Santoro

“L’osteopatia è la regola del movimento, della materia e dello spirito, dove la materia e lo spirito non possono manifestarsi senza il movimento; pertanto noi Osteopati affermiamo che il movimento è l’espressione stessa della vita” (Dr. Andrew Taylor Still).

Il termine Osteopatia, dal greco “osteon”(osso) e “pathos” (sofferenza), fu introdotto nel campo medico dal Dr. Andrew Taylor Still per definire quelle disfunzioni organiche, funzionali o strutturali che coinvolgono l’apparato muscolo-scheletrico sotto forma di tensione miofasciale e pertanto causa di alterato allineamento posturale. Coloro che praticano questa disciplina amano definirsi “Osteopath” (Osteopata), cioè coloro che sul sentiero (path) dell’osso esaminano la funzione del corpo umano offrendo ai loro pazienti una guarigione naturale. Il Dr. Still, nato nel 1828 nello Stato della Virginia (USA), fu l’ideatore del concetto osteopatico e fondò la prima Scuola di Osteopatia degli Stati Uniti a Kirksville, Missouri nel 1892.

I principi biomeccanici alla base del concetto osteopatico sono vecchi come il mondo e considerano tutti i piani di esistenza dell’uomo: piano fisico, mentale e spirituale. Ogni processo patologico nel corpo è l’espressione di una disfunzione muscolo-scheletrica più o meno pronunciata, che contribuisce al mantenimento della stessa malattia. L’Osteopata, ragionando anatomicamente, risale alle regioni della lesione discriminando l’area della sofferenza dalla vera origine dell’alterazione funzionale che quasi sempre non è dolente.

La Lesione Osteopatica è l’associazione di due o più disfunzioni derivanti da cause iatrogene, esogene ovvero da fenomeni degenerativi vascolari, nervosi e/o linfatici, che limitano sempre più “la libertà di movimento nel tempo” delle articolazioni ossee, delle fasce muscolari e/o sierose oovero dei liquidi vitali del corpo. Per movimento non è da intendersi la sola mobilità di una vertebra o di un arto (macro movimento) ma, piuttosto, la mobilità intrinseca di visceri ed asse neurale (”Meccanismo di Respirazione Primario”).

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