Test clinici per il sistema muscolo-scheletrico

Segno di Santoro 1 – struttura nodulare (nel numero di una o più per lato), affusolata nella forma e variabile nelle dimensioni (da uno a cinque centimetri circa di lunghezza; da 0,5 a tre centimetri di larghezza), posta lungo il margine della cresta iliaca (unilateralmente o bilateralmente (condizione dettata dalle caratteristiche dell’alterazione in atto). Quando attivo (tessuto fibrotico rigido, voluminoso e sintomatico), il paziente lamenta sintomi riconducibili ad una lombalgia, lombosciatalgia (L4-L5, L5-S1) o lombocruralgia (L2-L3, L3-L4) in atto (acuta o subacuta). Quando silente (tessuto fibrotico elastico, poco voluminoso e asintomatico) segnala alterazioni pregresse ormai compensate, ma non necessariamente risolte.
Segno di Santoro 2 – adesione patologica contratta del tessuto fibroconnettivale, avente l’aspetto tipico di una membrana sclerotica ricoprente l’intera fascia toraco-lombare nella sua porzione lombo-sacrale (estensione legata all’intensità e alla durata del processo infiammatorio). In sua presenza (tessuto fibrotico rigido e voluminoso), il paziente lamenta sintomi riconducibili ad una lombalgia, lombosciatalgia (L4-L5, L5-S1) o lombocruralgia (L2-L3, L3-L4) ormai cronicizzatasi.

Facilmente individuabili con indagine tattile, la loro origine si ritiene sia da attribuire ad una lesione infiammatoria delle strutture fibrose della muscolatura lombare, presumibilmente determinata da un’alterazione funzionale (irritazione o infiammazione) della radice nervosa, determinata da disequilibrio funzionale in carico al sistema posturale, laddove si abbia una persistenza dell’evento traumatico o usurante: dal blocco vertebrale in malposizione (sublussazione chiropratica) con compressione radicolare (con o senza estrusione discale), ad un’alterata funzione del sistema fasciale (flogosi) con contrazioni cronicizzate delle strutture dinamiche (muscoli antiversori e/o retroversori), cattiva distribuzione dei carichi sugli arti inferiori, disallineamento del bacino ed instabilità dell’appoggio plantare.
L’esame obiettivo pone in risalto:

  • Fase ispettiva – sensibile riduzione del trofismo (massa muscolare), soprattutto della struttura glutea; postura generalmente antalgica, con la muscolatura lombare paravertebrale in stato di ipertono monolaterale soprattutto nella fase acuta dell’alterazione; rachide lombare tendente a perdere la sua fisiologica lordosi; bacino in disallineamento con contestuale difficoltà alla deambulazione; dolore lombare (segmento di interesse) accentuato dai movimenti del rachide (soprattutto latero-flessione dal lato opposto) e dal ponzare.
  • Fase palpatoria – strutture nodulari presenti lungo il decorso dell’osso iliaco, la cui palpazione provoca fastidio (iperestesia) o dolore, localizzato o irradiato alle gambe (decorso nervo ischiatico); muscolatura paravertebrale e glutea risulta contratta; deficit della sensibilità cutanea o della funzione muscolare (evidente perdita di forza).