La laurea in chiropratica si ottiene dopo 6 o 7 anni di studi universitari, con obbligo di internato nelle cliniche (per lo più americane), cui seguono gli esami di stato. Questo è garanzia di professionalità, competenza e sicurezza.
Non esistono ancora in Italia scuole e università accreditate a livello internazionale; per questo i chiropratici laureati di nazionalità italiana sono ancora pochi.
Un’indagine del Comitato Difesa Consumatori ha rilevato che in Italia il livello di soddisfazione del pubblico nei confronti di chiropratici laureati supera l’85%, che il 20% dei pazienti aveva già utilizzato in precedenza varie metodiche di medicina non convenzionale e che più del 30% dei pazienti viene indirizzato al chiropratico dal medico di base o dallo specialista.
(NB: la ricerca è stata condotta solo su chiropratici che potevano dimostrare di aver conseguito una laurea in chiropratica all’Estero e/o presso un’università accreditata).
Dal chiropratico ci si può andare ad ogni età e con scopi e disturbi da trattare che possono essere molteplici. Molte categorie di persone traggono beneficio dalla chiropratica: gli sportivi migliorano le funzionalità muscolari, ma trovano giovamento anche pazienti che soffrono di asma, ansia, depressione, malocclusione dentale, dolori alla cervicale, mal di schiena, vertigini, otite cronica, amenorrea e dolori mestruali. Gli anziani, poi, attraverso la chiropratica, riescono a mantenere una maggiore mobiltià articolare, evitando antinfiammatori e conseguenti effetti indesiderati. Nei casi di grave osteoporosi, il chiropratico esperto tratterà il paziente con maggiore cautela.
L’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha dettato le linee guida sulla formazione del chiropratico e, anche in Italia, le facoltà di medicina più prestigiose hanno organizzato conferenze congiunte di medici e chiropratici per migliorare la collaborazione a beneficio dei pazienti.
I dottori in chiropratica sono “cervelli in fuga”, dal momento che possono formarsi solo presso università straniere per poi svolgere un tirocinio in cliniche specializzate. Il corso di laurea in chiropratica ha una durata media di 5 anni e le ore di teoria e pratica clinica sono circa 5000.
Il laureato in chiropratica esercita le sue mansioni liberamente come professionista sanitario di grado primario nel campo del diritto alla salute, nei modi e nelle forme stabilite dall’ordinamento vigente.
Ogni vertebra è come un tassello prezioso di un mosaico che si sviluppa per verticale chiamato schiena. La chiropratica aiuta a ritrovare il corretto allineamento dei segmenti vertebrali e dei nervi. Circa 15 milioni di italiani soffrono di mal di schiena e in molti hanno loro malgrado familiarizzato con disturbi come sciatica, protrusioni, ernie al disco, emicranie, colpi di frusta, artriti di vario genere, traumi sportivi. La chiropratica, disciplina che prende il nome dalla fusione di due parole che vengono dal greco (kéir, mano e praxis, agire), è efficace rispetto a queste tipologie di problemi e in molti altri casi, come quelli di persone afflitte da asma, depressione, ansia.
La chiropratica è una scienza naturale che non fa uso di farmaci e studia e cura la meccanica, la statica e la dinamica del corpo umano attraverso specifici trattamenti vertebrali manuali. La metodica fu messa a punto da Daniel Palmer, anche noto come D.D. Palmer, commerciante appassionato di filosofie terapeutiche, uomo di ingegno e sensibilità che pur non essendo medico, lavorò sempre a stretto contatto con gli addetti ai lavori dell’anatomia umana. Come si intuisce dal motto del suo fondatore (Una vertebra sublussata è la causa del 95% delle malattie… Il restante 5% è causato da sublussazioni che non riguardano la colonna vertebrale), in chiropratica l’allineamento delle vertebre determina lo stato di salute dell’essere umano.
Un chiropratico professionista ritrova la causa di diversi disturbi andando a indagare l’irregolare posizione delle articolazioni vertebrali: il tutto passa per un attento ascolto della storia clinica, il controllo di eventuali radiografie e particolari test per valutare la simmetria delle due metà del corpo, la postura e la colonna vertebrale. A quel punto l’esperto interviene con un trattamento manuale specifico volto a correggere le alterazioni dei singoli elementi della spina dorsale.
Ad alterare il corretto allineamento delle vertebre incidono una vita sedentaria, posture scorrette, cadute, incidenti, uso di calzature inadeguate, ma anche tensioni emotive, stress psicologici, alimentazione sbagliata, una cattiva occlusione della mandibola e dei denti. Quando l’allineamento si perde, il midollo spinale, il cervello e i nervi spinali vengono sottoposti a tensioni che causano disfunzione. A questo punto interviene il chiropratico per mezzo di tecniche manuali del tutto indolori.
In genere, si prevede un ciclo di 8-10 sedute affinché il muscolo-scheletrico possa ritrovare il suo equilibrio; controlli periodici servono poi a prevenire le ricadute. Il trattamento dal chiropratico consiste in una pressione rapida e indolore su una specifica vertebra: ciò a volte genera il tipico “scrocchio” articolare, ma si utilizzano anche tecniche senza scrocchio.
(fonte: www.cure-naturali.it)
Osteopatia e Chiropratica sono forme di manipolazione delle strutture organiche, le cui tecniche d'intervento sono diverse per concezione e modalità di esecuzione. Il chiropratico lavora direttamente, in maniera mirata, sull’articolazione vertebrale di interesse; l’osteopata si dedica ad un’area più estesa del corpo che, di fatto, coinvolge tutti i livelli tissutali. Il chiropratico rivolge la propria attenzione al sistema nervoso, una cui alterazione nella funzione sarebbe in grado di scatenare eventi patologici; l’osteopata rivolge la propria attenzione agli organi interni ed al sistema somato-emozionale.
In Osteopatia ogni processo patologico è l’espressione di una disfunzione muscolo-scheletrica più o meno pronunciata, tale da contribuire al mantenimento dello stato stesso di alterazione che associa due o più disfunzioni derivanti da cause interne o esterne ovvero da fenomeni degenerativi vascolari, nervosi e/o linfatici che, nel tempo, limitano sempre più “la libertà di movimento” delle strutture organiche.
La chiropratica invece rappresenta “la correzione mediante aggiustamento con le mani, di anomalie in carico alle articolazioni vertebrali, causa di interferenze nella normale conduzione dell’impulso nervoso” (C. Santoro, 2009)…
Origine: La tecnica è nata dalla chiropratica ma numerosi osteopati ne fanno uso.
Principi: Per eseguire questa tecnica di correzione è necessario uno strumento chiamato “Mallet”. È costituito da un pistone caricato con una molla la cui forza può essere regolata da un’apposita vite. Sull’ estremità esterna del pistone è montato un cuscinetto di gomma.
Metodo: L’operatore pone lo strumento sul punto da manipolare e lo dirige nella direzione nella quale il vettore di correzione dovrà agire. L’osteopata carica lo strumento finché un meccanismo interno libera il freno della molla, permettendo così al pistone di percuotere il punto voluto.
Indicazioni: Il metodo permette di correggere elettivamente una struttura in lesione. È particolarmente indicato nelle lesioni che coinvolgono cartilagini, costole, strutture del polso, apofisi articolari delle vertebre e le lesione della prima vertebra cervicale. Il vantaggio è la possibilità di dosare la forza, il che ne fa una tecnica molto utile e sicura nella correzione delle lesioni in neonati, bambini e anziani.
Fondatore: George Goodheart D.C.
Principi: La kinesiologia applicata è un sistema diagnostico che si avvale del test di forza muscolare. In linea con la filosofia osteopatica essa considera che ogni disfunzione nel corpo si traduce con uno squilibrio nel sistema neuro-muscolare. Le disfunzioni responsabili possono essere dovuti a fattori meccanici, biochimici, neurologici, psycho-emozionali, elettromagnetici, o dentali.
Metodo: Esiste un complesso ed estensivo protocollo di test muscolari e di manovre manuali interrogano l’integrità dei meccanismi neuro-muscolari. Quando l’osteopata avrà stabilito quali muscoli sono deboli, egli ne ricerca le cause. La correzione infine dipende dai fattori correlati alla disfunzione.
Indicazioni: Ogni forma di squilibrio del sistema neuro-locomotore.
Fondatore: Le tecniche di manipolazione esistono fin dall’antichità e si ritrovano in diverse forme di medicina. La specificità della medicina osteopatica risiede nel concetto e nella filosofia con la quale queste manipolazioni sono effettuate.
Principi: La manipolazione ad alta velocità e a bassa amplitudine (H.V.T. – High Velocity Technique) ha lo scopo di portare la mobilità dell’articolazione oltre la barriera motrice, ottenendo così una immediata liberazione dell’articolazione e del suo movimento.
Metodo: Il giusto “thrust”, cioè quello correttivo e non doloroso, dipende dalla corretta scelta dei seguenti parametri: forza, direzione della forza, punto di applicazione della forza, velocità, amplitudine, punto d’appoggio, pressione, trazione, compressione, stabilizzazione del segmento, fase respiratoria, leva, momento, fulcro, inizio e arresto, e stato di rilassamento del paziente e dell’operatore.
Indicazioni: Ipomobilità articolari e disturbi della fisiologia a loro correlati.
Fondatore: Morter Ted M., Jr., D.C.
Principi: Nata come tecnica chiropratica, il BEST e anche praticato da alcuni osteopati che hanno potuto seguire, negli Stati Uniti, l’insegnamento del suo fondatore. Gli stress meccanici, biochimici, nutrizionali, psyco-emozionali possono indurre uno squilibrio elettromagnetico nel corpo e dividerlo in zone dette “Nord” o “Sud”. La struttura dell’apparato locomotore e la programmazione neurologica si adattano subendo la distorsione del campo magnetico. Le cause degli squilibri sono spesso da imputarsi a un consumo importante di alimenti a residuo acido (proteine), a tossicità, traumi, pensieri negativi, e fattori psyco-emozionali.
Metodo: Le interferenze devono essere rimosse ai livelli corticali tramite una sincronizzazione delle risposte ai stimoli sensitivi e agli engrammi della memoria. L’osteopata, attraverso test manuali specifici prende atto degli schemi di distorsione. Egli ricerca, in diverse parti del corpo, i polsi sottili che non sono sincronizzati. Attraverso specifiche manovre manuali e tecniche egli ripristina la sincronizzazione. Infine considera lo stress psycho-emozionali e i stress nutrizionali. I pH della saliva e delle urine rispecchiano tali stress e possono essere usati nel seguire l’evoluzione del paziente. Esistono manovre specifiche per i neonati.
Indicazioni: Tutte le conseguenze della distorsione del campo magnetico corporeo dovuti a stress nutrizionali, biochimici, meccanici, e psyco-emozionali.
Fondatore: Godelieve Denys-Struyf, D.O.
Principi: I muscoli non entrano mai in gioco singolarmente ma in gruppo. Le “catene muscolari” sono delle sequenze definite di muscoli al cui interno si attua un passaggio preferenziale di tensione. Ogni serie di muscoli scorre sul corpo in modo longitudinale. L’apparato locomotore è coordinato da 5 catene muscolari bilaterali. Il nome di ogni catena deriva dalla topografia anatomica percorsa. Le aponevrosi e le fasce sono gli elementi unificatori dei muscoli che costituiscono le catene muscolari. G. Struyf D.O., osteopata belga, ha il merito di aver precisato la struttura delle catene muscolari; infatti, benché altri autori abbiano precedentemente descritto il concetto di concatenamento, ella ha dettagliatamente presentato l’anatomia delle catene muscolari e l’induzione psicomotoria che vi corrisponde. La coordinazione equilibrata delle diverse catene muscolari permette al corpo di muoversi in armonia. La tensione preferenziale e l’accorciamento di una catena muscolare in modo preferenziale indurrà una specifica alterazione della postura e della meccanica corporea. Diversi autori hanno modificato il lavoro originale dell’ autrice, alterandone il significato originale.
Metodo: Il concetto delle catene muscolari fornisce una chiave di lettura della postura che permette di interpretare in modo preciso le correlazioni fra le diverse lesioni meccaniche, viscerali e psicomotorie presenti nello stesso individuo. G. Struyf D.O. sviluppò una metodica manuale precisa che permette di correggere le tensioni preferenziali instauratesi nei muscoli nel corso della vita dell’individuo.
Indicazioni: Tutte le alterazioni della postura e della meccanica corporea, delle lesioni viscerali e psicomotorie a loro correlate.
Fondatore: Frank Chapman D.O.
Principi: Esiste sul corpo una topografia di 49 punti anteriori e posteriori sottocutanei chiamati “loci” associati in modo consistente a determinati organi e visceri. Una disfunzione di un organo innesterà un riflesso neuro-linfatico. Con il persistere della disfunzione, nel “loco” specifico apparirà un nodulino corrispondente a una contrazione gangliforme accompagnata da una flogosi nel profondo della fascia.
Metodo: In un primo momento l’osteopata ricerca i “loci” presenti. Valuta poi se la localizzazione è da correlarsi con il disturbo organico o locomotore del paziente. Infine tratta i punti anteriori e posteriori con una specifica tecnica manuale. Il trattamento dei “loci” risulta nel miglioramento dei disturbi creati a distanza.
Indicazioni: Tre sono le sindromi maggiori: endocrina, gastro-intestinale, e infettiva. Il gruppo endocrino comprende la prostata, il legamento largo, l’utero, le gonadi, la tiroide e le surrenali. Il gruppo gastro-intestinale comprende il colon, il pancreas, il duodeno, il tenue, il fegato, ed è correlato anch’esso alla tiroide. Il terzo gruppo comprende la milza, e il fegato, ed è correlato anche alle ghiandole surrenali.
Fondatore: Walford A. Schwab D.O.
Principi: Una lesione primaria del rachide lombare che include una componente laterale causa una traslazione laterale del bacino.Una lesione primaria del rachide lombare che include una componente di rotazione causerà una torsione del bacino.
Queste compensazioni del bacino chiamate “pelvic twist” creano una lesione su entrambi le articolazioni sacro-iliache.
Metodo: La tecnica permette di correggere simultaneamente le due lesioni sacro-iliache e la lesione lombare. Esistono diverse varianti secondo le componenti delle lesioni.
Indicazioni: Tutte le condizioni correlate con la lateralità e la torsione del bacino spesso correlate con lombalgia, sciatica e ernie al disco.
Fondatore: Abehsera Alain D.O., M.D.
Principi: Il corpo umano è costituito di matteria ma, come conferma la fisica moderna, anche di un reticolo di campi ondulatori e vibrazionali. E’ un sistema di vuoto ma non privo di contenuto. Praticamente, il reticolo connette le singole strutture corporee tra di loro. La patologia nasce quando le strutture sono sconnesse. Infatti la malattia non è considerata tanto una diminuzione nella mobilità meccanica dell’organo, quanto una diminuzione nel flusso delle informazioni tra gli organi.
Metodo: L’osteopata trasferisce l’informazione terapeutica al paziente mediante una visualizzazione tridimensionale del tessuto. Al fine di riuscire in quest’operazione, l’osteopata deve imparare a fondere il suo senso tattile e il senso di visione in un solo senso. Con l’esperienza l’osteopata riesce a manipolare l’immagine così costruita. Questo metodo coinvolge l’essere e la motivazione dell’operatore che non opera più meramente con le sue sole mani, ma deve associare, in un’immagine palpabile, l’anatomia dettagliata e la potenza della sua mente.
Fondatore: William Garner Sutherland D.O.
Principi: Tra le ossa del cranio vi sono movimenti involontari indipendenti dai muscoli. Il sistema di membrane intra-craniche, denominate membrane a tensione reciproca, può subire delle tensioni che limitano l’ amplitudine normale di questi movimenti. La natura di questo movimento è ritmica e dipende dalla contrazione e dilatazione dei ventricoli cerebrali che a loro volta influiscono sulla circolazione del liquido cefalo-rachidiano(L.C.R.). La circolazione del L.C.R. agisce sul movimento delle membrane aracnoidea e durale. Infine, a traverso le membrane a tensione reciproca, questo influisce sulla mobilità delle articolazioni basilari. Il liquido cerebrospinale fluttua lungo tutta la colonna vertebrale per mezzo della membrana aracnoidea, sospesa dall’alto grazie ad un’unica inserzione ed ancorata in basso al livello dell’osso sacro. I tessuti durali fungono da pareti per i principali canali venosi che conducono alle vene giugulari. Così la restrizione dei movimenti cranio-sacrali si riportano anche sul sistema membranoso e sulla circolazione. Ogni tessuto vivente è animato da un movimento ritmico, come quello della marea.
Metodo: In un primo tempo, l’osteopata osserva il contorno craniale, poi procede alla palpazione del cranio e delle strutture periferiche con lo scopo di verificare il movimento cranio-sacrale. Le tecniche di correzione, che necessitano un alto senso tattile, variano a seconda delle “lesioni” riscontrate.
Tra le numerose tecniche vi sono tecniche di stimolazione del liquido cerebrospinale, di sollevamento, di distensione, di modellamento, o anche di regolazione delle tensioni membranose e della fluttuazione del flusso dei liquidi.
Indicazioni: Conseguenze di traumi subiti dai neonati alla nascita, allergie, asma, disturbi oculari, paralisi facciale, paralisi cerebrale in fase iniziale, congiuntiviti, convulsioni, alcuni casi di ipoacusia, alcuni casi di diplopia, alcuni casi di epilessia, trauma cranici, cefalea, iperchinesia, insonnia, alcuni casi di ipertensione, sindrome di Menière, otalgia e tinniti, rigurgiti e disturbi della suzione nei neonati, sinusiti, conseguenze di traumi e tensioni dentali e oro-facciali, torcicollo congenito, vertigini, sindrome vagale, conseguenze del “colpo di frusta”.
Fondatore: Andrew Taylor Still
Principi: Le singole strutture anatomiche del corpo sono unite fra loro tramite le fasce, costituite di tessuto connettivo specializzato. Le fasce rispondono al movimento involontario del liquido cefalo-rachidiano, al movimento autonomo delle visceri, e ai movimenti volontari o involontari dell’apparato locomotore. Esse contengono nervi, vasi sanguinei, vasi linfatici, fluido extracellulare, e diverse cellule differenziate. Le fasce hanno proprietà contrattili ed elastiche e rispondono al modello “molla – cilindro idraulico” di Robert W. Little Ph.D. citato da Upledger, J.E. e Vredevoogd, J.D. Ogni azione che vada a ostacolare l’elasticità delle fasce, ha come conseguenza l’ostruzione alla corretta circolazione dei liquidi e il disturbo dell’ attività del nervo. Il raccorciamento ed il rigidità che si instaurano nella fascia che ha subito un trauma, saranno motivo di ulteriore congestione e fibrosi. Quando la fascia diventa più spessa sotto l’effetto del trauma, la perdita di elasticità provoca un ulteriore restrizione della mobilità.
Metodo: Secondo A.T. Still, la fascia è il punto del corpo dal quale la malattia si propaga. Scrive: “E’ tramite la sua azione che viviamo, tramite il suo fallimento che il corpo appassisce o si gonfia, e muore”. Secondo William Garner Sutherland D.O., più importante ancora è considerare lo spazio tra le fasce.
Indicazioni: Dal momento che la struttura delle fasce è omnipresente, queste devono essere sempre prese in considerazione nel trattamento osteopatico. E’ importante tenere presente che le fasce contengono il nostro essere ed esprimono sotto un certo aspetto la nostra essenza.
Fondatore: Harold Hoover D.O., Charles H. Bowles D.O., William L. Johnston D.O.
Principi: A differenza delle tecniche manipolative classiche Articular ThrustTechniques nelle quali il segmento osseo è coretto passivamente, cioè senza la partecipazione del paziente, nella functional technique l’osteopata guida il segmento attraverso i movimenti tenendo conto della risposta dei tessuti e adatta le sue manovre ad esse senza mai forzare i tessuti. La tecnica è dunque una delle più delicate e non traumatiche.
Metodo: L’osteopata sente con una mano, detta la “mano indicatrice”, il segmento leso che esegue il movimento aberrante. Con l’altra mano, detta la “mano in movimento”, muove i tessuti contigui. La mano indicatrice interpreta e monitorizza i cambiamenti che si operano nel segmento leso. Man mano che i tessuti lesi si adattano ai movimenti della “mano in movimento”, l’osteopata potrà guidarli verso la correzione con “la mano indicatrice”. La correzione è avvenuta quando non ci sono più risposte aberranti.
Indicazioni: Lesioni acute quali si possono riscontrare nei colpi di frusta severi e nelle ernie discali con sintomi acuti non solo di dolore ma, come nel caso del tratto cervicale, anche di vertigini, nausea, rigurgito. Segmenti strutturalmente danneggiati o che non possono subire correzioni dirette come, fratture recenti e segmenti osteoporotici, patologie neuro-muscolari dovute a tumori, neonati e bambini, donne gravide. Questa tecnica è particolarmente indicata in coloro che hanno subito traumi manipolativi da mani inesperte.
Fondatore: Andrew Taylor Still
Principi: Come gli altri visceri e organi, anche l’utero, le ovaie e annessi, con i vasi arteriosi, venosi, linfatici e i nervi, sono soggetti a movimenti propri e indotti. Cicatrici, aderenze, fibromi, cisti, malposizioni uterine, prolassi, lacerazioni e tensioni dei legamenti possono impedire il movimento fisiologico di questi organi. Andrew Taylor Still fu il primo ad ammettere le donne nelle scuole di medicina. Si sviluppò cosi una disciplina ben specifica di manipolazioni per via interna ed esterna della sfera ginecologica.
Metodo: Esistono delle manipolazioni specifiche per ogni parte della sfera ginecologica. Le manipolazioni non sono mai dolorose e ottengono delle correzioni sia per via diretta meccanica sia per via riflessa.
Indicazioni: Dismenorrea, dispareunia, irregolarità del ciclo, dolori all’ovulazione, prolassi fino al secondo grado, sindromo premestruale, congestione pelvica e pesantezza degli arti inferiori, lombalgia di origine ginecologica, sciatalgie di origine ginecologica, pubalgie, aderenze post-infettive e post-operatorie, postumi di parti cesarei e lacerazioni, infezioni genito-urinarie recidivanti. Dolori delle diverse fasi della gravidanza.
Fondatore: Lederman Eyal D.O. PhD.
Principi: I movimenti armonici sono delle sequenze di movimento ritmico e ciclico presenti in natura e anche nell’uomo. I movimenti oscillatori di un pendolo o di una molla sono movimenti armonici. La caratteristica di questi sistemi è che trasformano, in diverse fasi del movimento e in modo ciclico, l’energia cinetica in energia potenziale e viceversa. Il sistema oscillatorio può dunque conservare l’energia e restituirla. Alcune sequenze di movimento del corpo sono di tipo armonico e oscillatorio: basta pensare al movimento delle braccia durante la deambulazione. Il bacino opera un movimento armonico tridimensionale attorno ai tre assi dello spazio. Ogni movimento vibratorio di una parte del corpo ha sei gradi di libertà. Se non fosse per gli effetti di ammortamento energetico e meccanico, la frequenza di un sistema oscillatorio rimarrebbe costante. Nei sistemi biologici, gli effetti di ammortamento dipendono dell’elasticità dei diversi tessuti e liquidi.
Metodo: Le tecniche armoniche erano già conosciute e usate dal fondatore della medicina osteopatica, Dr. Andrew Taylor Still e dal suo alluno J.M. Littlejohn D.O., ma Eyal Lederman D.O. ha il merito di averle studiate in modo più scientifico e di averle codificate e sviluppate in una vera e propria metodica. La tecnica armonica è una tecnica manuale che ottiene uno stato di risonanza all’interno delle parti del corpo e dei tessuti. Questo stato di risonanza si ottiene quando l’osteopata rispetta alcuni parametri nell’ imprimere movimento nel paziente. Bisogna che la frequenza del movimento impresso sia il più vicino possibile alla frequenza naturale del movimento fisiologico del segmento. Per ottenere una oscillazione costante, bisogna che l’energia immessa dall’osteopata sia almeno uguale all’energia persa dai fenomeni di ammortamento. La risonanza viene ottenuta quando la forza immessa rispetta la direzione fisiologica del movimento del segmento in oscillazione.
Indicazioni: Le tecniche armoniche intervengono nella circolazione dei fluidi. Oltre ad agire direttamente sul movimento della linfa, e del sangue, influiscono anche sulla “pompa trans-sinoviale”. Il movimento favorisce il meccanismo della riparazione dei tessuti e allevia il dolore, basta pensare ciò succede ad un segmento mantenuto immobile troppo a lungo. Incoraggia lo stiramento dei tessuti troppo corti e delle fasce. Infine la tecnica, con il suo movimento ritmico e oscillatorio contribuisce al rilassamento psico-emozionale e alla migliore integrazione dello schema corporeo del paziente. Quest’ultimo aspetto rende la tecnica molto interessante nella cura osteopatica dei neonati e dei bambini.
Fondatore: Mitchell Fred L. Sr., D.O., F.A.A.O.
Principi: Una serie di test articolari permette di mettere in evidenza le ipomobilità o ipermobilità articolari dovuti a spasmi e ipertonicità muscolari. Il ricorso a contrazioni isotoniche contro resistenza modifica lo stato di contrazione del muscolo e libera l’articolazione.
Metodo: A seconda del problema articolare riscontrato esiste una posizione specifica di correzione nella quale viene chiesto al paziente di effettuare tre contrazioni isotoniche contro resistenza fornita dall’osteopata.
Indicazioni: ogni forma acuta o cronica di ipomobilità o ipermobilità articolare. La metodica è anche indicata nei bambini ed è un ottima alternativa alle manipolazioni classiche in genere più invasive.
Fondatore: Stanley Lief , N.D., D.C.
Principi: Tutte le strutture del corpo sono unite tra di loro dal tessuto connettivo; questo è formato da una matrice gelatinosa che contiene cellule e fibre. Ossa, articolazioni, legamenti, muscoli, organi sono tutti uniti fra loro in questo modo. Tra i foglietti del tessuto connettivo scorrono i vasi linfatici, le vene, le arterie, e i nervi. La matrice interviene nello scambio di sostanze tra vene e sistema linfatico. E’ questo il luogo di trasporto, stoccaggio, e scambio di acqua, elettroliti, e metaboliti. Ogni tensione a livello del tessuto connettivo si traduce in un’ostruzione dell’ apporto e del drenaggio metabolico nell’area specifica. Inoltre impedisce l’impulso nervoso. Si è dimostrato che il tessuto connettivo è il primo luogo dove si depositano i metaboliti in eccesso, inducendone stagnazione, congestione, infiammazione, e infine aderenze. Gli ispessimenti e il raccorciamento del connettivo che ne risultano sono spesso palpabili e dolorosi; si tratta delle “lesioni neuro-muscolari”.
Metodo: L’osteopata riconosce alla palpazione le aree di congestione, aderenze, ispessimento, e infine le lesioni neuro-muscolari. La tecnica di correzione consiste nell’ operare una pressione con i pollici in modo ritmico e lento.
Indicazioni: Congestioni del connettivo, modificazioni del pH con conseguente dolore, formazione di depositi tossici, infiammazioni, aderenze, spasmi muscolari e tendiniti inserzionali, traumi, stasi dei liquidi, irritazioni delle terminazioni nervose. L’infiltrazione e la congestione del connettivo sono spesso dovute alle cattive abitudini alimentari e ai meccanismi neuro-ormonali dello stress. E’ dunque importante tenere conto dell’ alimentazione e dell’ aspetto psycho-emotivo del paziente.
Fondatore: Joseph Swart, D.O.
Principi: La correzione di alcune lesioni possono richiedere una forza ed un braccio di leva maggiore. Al fine di facilitare il lavoro dell’ osteopata si possono usare una o diverse cinghie. La tecnica permette a l’operatore di esercitare una trazione su un determinato segmento senza dover impegnare le proprie mani che restano libere per guidare meglio la correzione. In altri casi la cinghia permette di stabilizzare un segmento durante una correzione.
Metodo: Vengono usate 9 cinghie in cuoio di misure diverse. Le cinghie possono essere fissate o fate scorrere attraverso apposite fibbie fissate sulle estremità del lettino. Nel corso di altre manovre la cinghia viene passata intorno all’operatore e al paziente. Nelle tecniche di correzione del piede, la cinghia e fissata al ginocchio.
Indicazioni: Correzione con una componente, di trazione, di compressione, o stabilizzazione con leva importante pur lasciando le mani dell’operatore libere per guidare meglio il segmento in lesione. La tecnica può essere applicata a diversi segmenti degli arti e della colonna vertebrale.
Fondatore: Randolph Stone D.O., D.C.
Principi: Vi sono forze elettromagnetiche e vie energetiche che influiscono sullo stato di salute di una persona. Lo squilibrio di queste forze, campi, correnti, energie e polarità possono contribuire alla comparsa della malattia.
Metodo: Consiste nel mettere manualmente in contatto punti specifici del corpo al fine di ripristinare la giusta polarità. Il flusso di energia si ripristina automaticamente e i tessuti sottostanti ricevono di nuovo la giusta informazione elettromagnetica.
Indicazioni: Stati di astenia, dolori non riconducibili ai modelli neuro-fisiologici classici. Meteropatie. Sintomi di origine somato-emozionale. E’ dunque importante tenere conto dell’ alimentazione e dell’ aspetto psycho-emotivo del paziente.
Fondatore: Major Bertrand DeJarnette D.C.
Principi: La SOT riconosce tre sistemi corporei denominate “Categorie”. Ogni categoria corrisponde a specifiche attitudini posturali nel piano frontale. La “Categoria I” segna un coinvolgimento del sistema cranio-sacrale, la “Categoria II” è caratteristica di uno squilibrio del sistema di trasferimento del peso corporeo, e la “Categoria III” coinvolge il sistema funzionale del rachide lombare.
Metodo: Innanzi tutto l’osteopata, con un attento esame della postura nel piano frontale, deve riconoscere nella quale delle tre categoria si situa il suo paziente. Quindi effettua un esame di palpazione e dei test di elasticità e forza muscolare per confermare le sue prime osservazioni. La correzione avviene con specifiche tecniche manuali e con l’ausilio di cunei rigidi che vengono posizionati in diverse regioni del bacino secondo la categoria osservata. La tecnica S.O.T. comprende anche delle tecniche di correzioni cranio-sacrali e delle tecniche dette “Chiropractic Manipulation Reflex Technique” o CMRT.
Indicazioni: Modifiche croniche e acute della postura e dei disordini meccanici a loro correlati.
Fondatore: Tom Dummer, D.O.
Principi: La SAT, così come viene insegnata nella European School of Osteopathy di Maidstone (ESO), ha lo scopo di invertire il meccanismo di lesione dovuto ai vettori del trauma. La specificità della tecnica sta nell’ intenzione con la quale l’operatore indirizza la correzione sul preciso segmento vertebrale. La correzione della specifica lesione ha effetto sul corpo intero.
Metodo: Esistono tecniche di manipolazione studiate per correggere in modo specifico i segmenti di transizione cervicali e lombari.
Indicazioni: Lesioni traumatiche delle zone di transizioni cervicali e lombari.
Fondatore: Lawrence H. Jones, D.O., FAAO.
Principi: Il dolore di un’ articolazione e del suo tessuto muscolare periarticolare dipende dalla sua posizione.
Metodo: Alleviare e togliere il dolore di un articolazione cercando passivamente la posizione di gran conforto. In quella posizione applicare uno stiramento degli antagonisti. Ricerca dei punti dolorosi localizzati nel muscolo antagonista, controllo manuale dell’attività propriocettiva durante 90 secondi e monitoraggio della dolorabilità nel punto. Ritorno lento e progressivo in modo passivo alla posizione neutra.
Indicazioni: Tutti i casi di dolore con blocco acuto di un articolazione, come si possono incontrare nella lombosciatalgia acuta, il colpo di frusta, il torcicollo, il colpo della strega, i casi post-traumatici, la periartrite della spalla. Oltre alle affezioni articolari questa tecnica lenta e non invasiva è indicata in alcuni casi di cefalea, vertigini, disfagia del bambino, tosse, epigastralgia, e dolori ombelicali. La tecnica di strain e counterstrain è un’ottima alternativa alle manipolazioni classiche, in genere più invasive e difficili da applicare nei casi molto acuti.
Fondatore: William Garner Sutherland D.O.
Principi: In una “tensione articolare legamentosa” – espressione preferita da W.G. Sutherland – i legamenti di un’articolazione si trovano normalmente in tensione reciproca ed equilibrata, e quasi mai, nella normale gamma di movimenti, sono completamente rilassati. Nel momento in cui il movimento si spinge oltre quei valori, la tensione si squilibra, e gli elementi della struttura legamentosa che limita il movimento in quella determinata direzione vengono sottoposti a uno sforzo e si indeboliscono. La lesione risultante si mantiene a causa della preponderanza di forze esercitate reciprocamente da parte degli elementi non sottoposti a sforzo. Ciò blocca il meccanismo articolare o impedisce il movimento libero e fisiologico. A causa della tensione sbilanciata le ossa assumono una posizione che è più vicina a quella nella quale si è prodotto lo sforzo anziché a quella che si sarebbe determinata in condizioni normali, e la parte indebolita dei legamenti consente il movimento nella direzione dalla lesione oltre la normalità. La gamma di movimenti nella direzione opposta è limitata dalla tensione più forte e non contrastata da parte degli elementi che non sono stati sollecitati.
Metodo: Ci si è riferiti all’approccio del dottor Sutherland riguardo al trattamento di aree diverse dal cranio con l’espressione “tecniche generali”. L’articolazione viene spinta nella direzione della lesione, esagerando la posizione della lesione stessa fino al punto in cui la tensione degli elementi indeboliti della struttura legamentosa è uguale o leggermente superiore a quella degli elementi non sollecitati. Si raggiunge cosi il punto di tensione equilibrata. Forzando l’articolazione a muoversi oltre quel punto si aumenta la tensione già presente. Forzando invece l’articolazione a muoversi all’indietro e allontanandola dalla direzione della lesione si sollecitano i legamenti che si trovano in una situazione normale senza forze contrapposte. Se si esercita questa manovra con spinte o strattoni esiste senz’altro la possibilità di separare le fibre dei legamenti dai loro punti di inserzione sulle ossa. Nel momento in cui la tensione è correttamente equilibrata si fa appello alla collaborazione del paziente che, respirando in un certo modo o esercitando forza muscolare, potrà superare la resistenza dei meccanismi di difesa del corpo per risolvere la lesione.
Indicazioni: Lesioni articolari e legamentose, particolarmente indicato nel trattamento delle lesioni da trauma e nella correzione dei bambini.
Fondatore: Frank Victor L, D.C., N.M.D., D.O.
Principi: Quando un organo o una zona del corpo non sono sani, i neuroni corrispondenti nel cervello si depolarizzano. In questo caso ogni stimolo proveniente dall’organo arriverà regolarmente al cervello, ma quest’ultimo non potrà inviare una risposta adeguata alla zona in difetto. T.B.M. è un metodo manuale di riprogrammazione neurologica che permette di ripolarizzare i neuroni centrali depolarizzati ripristinando così la facoltà del corpo di auto-regolarsi. Più che al sintomo, questa tecnica, come le altre tecniche osteopatiche, si rivolge al problema che ne è la causa.
Metodo: Con l’aiuto di test muscolari manuali e specifici punti riflessi, l’osteopata è in grado di individuare le funzioni metaboliche che non sono più integrate adeguatamente nella risposta neurologica centrale. La stimolazione di aree specifiche e della colonna vertebrale che indurranno i neuroni centrali à ripolarizzarsi.
Indicazioni: Disfunzioni della normale fisiologia dovute a una perdita di controllo della neuro-programmazione. Fenomeni acuti e cronici di dolore dell’apparato locomotore, disfunzioni degli organi e apparati.
Fondatore: H. Ekman
Principi: Durante il movimento, ogni struttura anatomica, avvolta dalla sua specifica fascia deve poter scorrere liberamente sulle strutture contigue. Così un muscolo deve poter scorrere sul muscolo adiacente e un tendine deve potersi muovere liberamente sotto un legamento o in una gola ossea. In alcune situazioni, come nelle cicatrici da traumi o ustioni oppure là dove si sviluppano ispessimenti delle fascie, si creano delle aderenze che impediscono il libero movimento dei diversi piani superficiali e più profondi fra di loro.
Metodo: Lo scopo della tenofibrolisi è di liberare i diversi piani adiacenti dalle aderenze che si possono essere formate. Per eseguire questa tecnica di correzione è necessaria una serie di strumenti chiamati “ganci”. Sono costituiti da un manico sul quale sono fissati dei ganci metallici di varie dimensioni. Secondo la grandezza del tendine, muscolo o legamento da liberare dalle sue aderenze l’operatore sceglierà la misura del gancio che al meglio avvolge la struttura anatomica ipomobile.
Indicazioni: Il metodo permette di correggere elettivamente le aderenze. E dunque molto utile nel trattamento di cicatrici da trauma, operazioni o ustioni. Permette di restaurare la normale mobilità tra tessuti ove si sono formati aderenze a causa degli ispessimenti causati da ematomi o accumuli di metaboliti acidi, come per esempio nella gotta. E di grande aiuto nella malattia di Dupuyten ove esiste una ritrazione dell’ aponevrosi palmare e nei casi della sindrome del “tunnel carpale” nella quale esiste un impedimento del nervo mediano dovuto ad aderenze delle guaine e dei tendini che scorrono sotto i legamenti del polso.
Fondatore: Janet G. Travell e David G. Simons
Principi: Nei tessuti si trovano dei punti palpabili che sono iperirritabili. Quando questi vengono compressi sono localmente dolorosi, provocano dolore riferito a distanza e possono sca-
tenare fenomeni autonomi riferiti. I “Punti Trigger” possono essere miofasciali, cutanei, fasciali, legamentari, e periostei.
Metodo: Esistono tre metodi per trattare i “Trigger Points”. Questi sono: la compressione manuale ischemica, la puntura secca o con iniezione di un anestetico, e la metodica del “Stretch and Spray”. Preferiamo usare quest’ultima metodica in quanto si ottengono i migliori risultati operando uno stiramento del muscolo coinvolto mentre si applica uno spray di etile cloruro. Questo raffredda il tessuto diminuendone le contratture che comprimono le arterie e facilita lo stiramento.
Indicazioni: Tutte le iperirritabilità del muscolo, della cute (cicatrici), fasciali, legamentari, e periostei che causano fenomeni dolorosi localmente o a distanza accompagnati da fenomeni vasomotori, e autonomi. Cefalea dovuta a contratture dei muscoli della masticazione.
Fondatore: Andrew Taylor Still
Principi: Nella medicina osteopatica il concetto di mobilità si estende anche ai visceri. Infatti i legamenti, i meso, le fasce e gli organi si muovono fra di loro. I polmoni si muovono durante la respirazione, i reni si muovono quando camminiamo, l’intestino e lo stomaco si muovono nella peristalsi, la vescica si muove durante il suo svuotamento etc. La limitazione dei movimenti di un organo o degli organi fra di loro comporta una perdita del libero flusso dei liquidi corporei e un ostacolo al libero impulso dei nervi. Esiste un movimento del l’organo rispetto ad altri, chiamato “mobilità”, ed esiste un movimento intrinsico dell’organo chiamato “motilità”.
Metodo: Esistono manipolazioni specifiche ad ogni organo, meso, fascia, e legamento viscerale. Possono così essere manipolati organi, nervi, vasi linfatici, arterie e vene.
Indicazioni: Ogni malattia funzionale.
