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Chirurgia a flusso di elettroni F.E.L.C.

felc 2

Il termine F.EL.C. è stato utilizzato per la prima volta dal dottor Fippi nel 1984, per descrivere uno strumento di sua invenzione che rappresenta un superamento sia del Laser sia dei più moderni e sofisticati radiobisturi.
Lo strumento solo oggi, è commercializzato dalla Me.Di.Ter. su concessione del dott. Fippi, in Italia e all’estero.
Questa tecnica di chirurgia di superficie mediante flussi convogliati di elettroni a corrente limitata e costante, è scaturita dalla necessita di intervenire su patologie o inestetismi, dove risulta difficoltoso l’utilizzo del laser (per il coefficiente di riflessione o di assorbimento) o del diatermocauterio, per la bassa conduttanza elettrica del tessuto.
I tessuti scarsamente conduttori sono difficili da trattare in diatermochirurgia.
La corrente diatermica segue il percorso elettrico più breve, il più delle volte non desiderato.
I tessuti disidratati (strato corneo superficiale, corno corneo, ecc.) con la diatermochirurgia si comportano da isolanti impedendo di raggiungere il fondo della lesione.

La scarsa conducibilità elettrica e termica sono un grosso limite per la diatermochirurgia e la laser chirurgia.
Inoltre, la depolarizzazione delle terminazioni nervose libere, determina una sgradevole sensazione di scarica elettrica che rende necessaria un’anestesia locale.
Gli apparecchi per diatermochirurgia non tengono conto delle differenze di conduttanza dei tessuti
Ad esempio, un tiloma, una verruca vulgaris o una seborroica sono cattivi conduttori, quindi difficili da trattare, la parte deve essere preparata scarificandola oppure bisognerà aggredire la lesione dai margini dove i tessuti sani, notoriamente buoni conduttori, permettono l’intervento.
Purtroppo aggredendo la parte da trattare dai margini sani che conducono bene sia dal punto di vista elettrico che termico, si vengono a determinare degli avvallamenti della cute sottostante la lesione,
Gli esiti cicatriziali o le discromie da distruzione di melanina sono tra gli inconvenienti più frequenti per questo tipo di patologie.
Durante un intervento di diatermochirurgia, a parità di potenza, i tessuti distrutti sono quelli maggiormente conduttori.
L’incremento termico nei tessuti da operare dipende dalla reattanza del tessuto, cioè dalla resistenza elettrica alle correnti alternate, dalla durata in millisecondi dei singoli impulsi (duty cicle), dalla tensione applicata, dalla superficie di contatto (calibro e lunghezza dell’ago), dalla conduttanza termica del tessuto, intesa come capacità di dissipare il calore prodotto dal passaggio di corrente.
Il felc, tenuto conto di quanto sopra, consente di intervenire sia su tessuti cattivi conduttori sia su tessuti normoconduttori (Esempio: macchie cutanee, nevi, condilomi, fibromi, rughe), semplicemente cambiando tipo di sonda, senza causare avvallamenti, discromie, e, molto importante, senza dover praticare un’anestesia, tranne che per particolari tipologie d’intervento.
La parte trattata, inoltre, si raffredda automaticamente per evaporazione dei liquidi lesionali durante l’intervento (nel caso di patologie a conduttanza elettrica uguale a quella dei tessuti sani), non surriscaldando i tessuti circostanti.
Non richiede piastra flottante né occhiali protettivi per l’operatore, unica accortezza, utilizzare la sonda adatta al tipo di intervento (Sonda per micro resurfacing, sonda per resurfacing classico, sonda per lesioni displasiche, sonda per lesioni ipertrofiche, sonda per lesioni vascolarizzate)
La superficie della zona operata, a differenza di altre tecniche, rimane perfettamente asciutta, non sanguinante, e non deve essere medicata alla fine del trattamento.
Questo strumento è in grado di “bruciare” selettivamente i tessuti scarsamente conduttori, senza coinvolgere quelli considerati buoni conduttori.
Il termine “bruciare” non è casuale, infatti, con il felc, si ottiene una vera e propria combustione dei tessuti, intesa come reazione tra il combustibile dei tessuti stessi ed il comburente, l’ossigeno dell’aria.
Radiobisturi, Elettrobisturi e laser, normalmente scottano i tessuti da operare, esattamente come se utilizzassimo un puntale metallico arroventato o un’ansa termica come quelle “disposable” che teniamo in ambulatorio o in borsa per situazioni di emergenza.
Inoltre, le potenze in gioco, con i classici elettro e radiobisturi o con le varie tipologie di laser, sono notoriamente abbastanza elevate, da dieci a cento watts, mentre il felc utilizza potenze che vanno da alcuni microwatt per arrivare a circa dieci watts al massimo.
Poche frazioni di watt sono sufficienti a bruciare neoformazioni di discrete dimensioni, per le quali se si utilizzasse un laser o un radiobisturi si dovrebbero impiegare diverse decine di watts.
Diversamente dal radiobisturi e dal Laser, il resurfacing con il felc, può essere condotto su aree non contigue senza pericolo di discromie tra le zone trattate e le circostanti.
Per esempio, possiamo rimuovere una parte di una macchia cutanea(da cloasma o anche una macchia senile o delle efelidi), per poi continuare, molti giorni dopo, con le parti limitrofe.
Con il Laser o il Radiobisturi, sicuramente, lasceremmo degli scalini, delle aree di colore diverso, se non addirittura, in alcuni casi, completamente depigmentate.
Questo è il limite del Laser e del Radiobisturi, e chi li utilizza in chirurgia dermatologica lo sa fin troppo bene.
Con il FELC ovviamente le cose cambiano.
In molti casi, se la zona lo consente, si potrà addirittura intervenire solo sui corneociti superficiali senza avere formazione di croste dopo l’intervento.
Nei casi dove e’ necessario approfondire la lesione vedremo che la caduta della crosta avverrà tra i tre ed i dieci giorni, a seconda dei casi.
Non si avranno mai delle macchie chiare da depigmentazione in sede di intervento, dato che diversamente dal Laser e dal Radiobisturi, non si coinvolgeranno i melanociti dermici, anche asportando dei grossi nevi pigmentati.
Inoltre eviteremo di mettere punti di sutura o fare medicazioni dopo l’intervento, visto che, con il Felc, non si provoca sanguinamento, che i tessuti rimangono ben asciutti, che la parte potrà essere toccata con le dita, sia durante l’intervento sia dopo, dal momento che risulta esangue e secca.
Questo, risulta utile specialmente nel caso di nei, fibromi, verruche ed altre lesioni in rilievo, al fine di levigare perfettamente la parte operata rispetto ai tessuti circostanti.

(fonte: http://www.fippi.net/felc/Felc.htm)

Il dott. santoro e lo staff di Osteolab ricevono in

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