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L'educazione motoria

leonardo

Essa indica tutto ciò che, nel motorio, ha la capacità di educare l’aspetto somato-organico del comportamento volontario per arricchire le esperienze motorie. L’educazione motoria, nel suo complesso, ha come obbligo quello di comprendere, migliorare, potenziare e soddisfare i bisogni motori della persona, “adeguandoli” al singolo soggetto (…di tutte le età e/o diversamente abile – art. 2 c.2/b del D.L.178/98) in funzione delle caratteristiche individuali, costituzionali, caratteriali, ambientali, servendosi di tutte le forme di movimento.
L’educazione motoria, si serve:

  1. del corpo, per agire sulle componenti che determinano le funzioni motorie;
  2. del vissuto spazio-temporale, cinestesico e culturale, per il raggiungimento di qualsivoglia postura (controllo e dominio della posizione spaziale), dell’equilibrio psico-fisico, del minor dispendio energetico possibile e di una situazione di benessere complessivo.

 

Quando si afferma che con la ginnastica si agisce solo sul fisico, si dimentica che il muscolo può funzionare solo tramite l’impegno del sistema nervoso (psiche = programmazione; sistema nervoso = trasmissione; muscolo = esecuzione): l’attività motoria rappresenta appunto quella “continuità” in essere fra attività psichica ed attività fisica.
Ecco allora che il movimento educativo (sia esso educativo, preventivo, adattato, ecc.) non è più da intendersi come la solita ginnastica basata solo su meccanismi muscolo-articolari, più idonea ad un ambito di una mobilizzazione (ovvero ginnastica) “passiva” di natura prettamente fisioterapica, ma come una “attività motoria” in cui l’apprendimento conduce al perfezionamento del movimento stesso, attraverso l’attività percettiva, la scoperta e l’organizzazione degli stimoli mediante un’attività di pensiero.
Attraverso questo tipo di approccio, la persona giunge ad una situazione di “acquisizione delle azioni” che contraddistingue l’attività cosciente e trasforma la ginnastica in compito.
L’educatore elabora “il” movimento funzionale: il risultato di quel movimento non risiede tanto nell’esecuzione osservabile esteriormente, quanto nel processo che porta a quella determinata esecuzione. Non si tratta di “insegnare meccanicamente un movimento” ma di insegnarlo in un contesto che abbia in considerazione l’“azione”, ovvero quel processo che è il risultato di sintesi afferenti e convergenze efferenti: la persona non reagisce solo passivamente alle informazioni in ingresso, ma crea interazioni, forma piani motori, programma azioni, esalta l’esecuzione e regola il proprio comportamento motorio in maniera tale che possa essere conforme alle proprie previsioni, verifica la propria azione coscientemente, corregge gli errori eventualmente commessi.
In detto contesto si compendia una ricchezza operativa che permette: un minimo dispendio energetico nella combinazione meccanico-formale; la massima concentrazione possibile sulla soluzione del compito assegnato (sviluppo delle facoltà senso-percettive e di rappresentazione).