Origini dell'osteopatia
6 Febbraio 2010
Il sistema posturale
8 Febbraio 2010
Mostra tutti

La stimolazione propriocettiva plantare

foot3

L’importanza del piede come base d’appoggio del nostro organismo non va certo dimostrata. Ciò che è invece necessario approfondire la conoscenza del piede come recettore posturale e come pompa venosa e linfatica. Le terminazioni nervose fanno del piede un informatore della postura e il plantare venoso di Lejars svolge un ruolo indispensabile per il sistema venoso e linfatico degli arti inferiori.

Il piede è molto complesso dal punto di vista anatomo – funzionale. Vi sono numerose articolazioni che mettono in relazione le ossa del tarso tra loro e con quelle del metatarso, e tutto l’insieme con l’articolazione tibio – astragalica. Questo permette al piede di orientarsi nei diversi piani per presentare sempre un corretto appoggio al suolo, modificare la forma e la curvatura delle volte per potersi adattare alle diverse caratteristiche del terreno e creare inoltre tra il piano di appoggio e la gamba un sistema di ammortizzazione degli urti che sicurezza e scioltezza al passo. Altra struttura importantissima nella corretta funzione del piede sono le aponeurosi plantari. Si distinguono in fasce dorsali e fasce plantari, queste ultime si dividono in superficiale e profonda. La superficiale è posta al di sotto della cute e viene divisa in tre parti: laterale, media e mediale. La laterale si estende dal processo laterale della tuberosità del calcagno fino al quinto dito, rivestendo i muscoli ad esso destinati; la media è la più spessa e si estende dal calcagno alla testa dei metatarsi, ricoprendo i muscoli della loggia intermedia; la mediale si estende dal processo mediale della tuberosità del calcagno alla base dell’alluce e riveste i muscoli destinati a questo dito. Dalla faccia profonda dell’aponeurosi plantare si dipartono due sepimenti che dividono la regione in tre logge muscolari: mediale, intermedia e laterale. L’aponeurosi plantare profonda è una sottile lamina aponeurotica che ricopre i muscoli interossei e si estende trasversalmente dal margine inferiore del primo metatarso al margine inferiore del quinto metatarso. Nello spazio compreso tra queste due aponeurosi, oltre ai muscoli c’è del tessuto lasso ricco di terminazioni nervose, capillari sanguigni e linfatici (plantare venoso di Lejars). E’ questa complessa struttura muscolo – legamentosa che permette di mantenere l’organizzazione tridimensionale delle volte plantari in statica e permette inoltre la modificazione della curvatura delle volte in dinamica.

Le terminazioni nervose stimolate durante la stazione eretta e l’esercizio del passo fanno del piede un organo posturale e un informatore del cervello; i nervi sensitivi trasmettono al cervello tutte le informazioni recepite dai pedi, principalmente al livello della cute, dei tendini e delle articolazioni: sensazioni tattili, vibratorie, spaziali e traumatiche. Grazie a queste informazioni, associate a quelle provenienti da altre fonti quali occhi, labirinto, mandibola, il cervello formula una risposta motoria tendineo – muscolare involontaria. La stimolazione pressocettiva e propriocettiva della pianta del piede innesca numerosi riflessi, sia monosinaptici, diretti alla muscolatura intrinseca del piede, sia polisinaptici, diretti a tutto il soma.

La stimolazione a livello plantare coinvolge almeno quattro meccanismi sensitivi:

  • Pressocettori cutanei, quali i corpuscoli di Pacini, la cui stimolazione determina riflessi polisinaptici anche di tipo posturale;
  • Propriocettori muscolari, come i fusi neuromuscolari e gli organi di Golgi, con riflessi monosinaptici diretti ai muscoli stessi e riflessi polisinaptici eterosegmentari. Sono sensibili alla tensione e hanno un effetto inibitorio. Probabilmente proteggono i muscoli da una eccessiva tensione;
  • Propriocettori profondi articolari, la cui stimolazione modifica i rapporti articolari e sono sensibili alle variazioni di pressione durante l’appoggio. Svolgono un importante ruolo come riflessi posturali;
  • Recettori neurovegetativi che seguono l’abbondante vascolarizzazione della pianta del piede.

Il plantare venoso di Lejars svolge un ruolo indispensabile sulla funzione di tutto il sistema venoso e linfatico degli arti inferiori. Il sangue pompato dal cuore verso le estremità distali del corpo deve risalire malgrado vari ostacoli: la distanza, che annulla l’effetto pressorio iniziale; la gravità, che tende a favorire il ristagno nei vasi più lontani dal cuore. Il ritorno venoso è nettamene favorito dalla stazione eretta che provoca la contrazione dei muscoli degli arti inferiori, causa a sua volta di un vero e proprio massaggio delle vene (effetto pompa). Durante la marcia si aggiunge la compressione meccanica delle vene plantari che si svuotano a ogni passo. Per tutto questo composito meccanismo, la pianta del piede deve essere considerata come un vero e proprio “cuore periferico” capace di sviluppare una forza propulsiva centripete sul sangue e sulla linfa, la vis a tergo.

Partendo da questi presupposti di fisiologia e ricordando che nel nostro organismo forma struttura funzione sono intimamente correlate, è stato ipotizzato che molte situazioni di insufficienza del circolo venoso superficiale periferico e di lentezza del circolo linfatico nelle gambe fossero ascrivibili a una alterazione dell’assetto tridimensionale del piede e che di conseguenza, un recupero della forma e della struttura del sistema piede avrebbe riportato lo stesso a una funzione normale e alla regressione, sia pure parziale, dei segni e dei sintomi di tali patologie. Abbiamo pertanto studiato le alterazioni funzionali dell’appoggio plantare in pazienti portatori di insufficienza del circolo venoso superficiale degli arti inferiori, abbiamo utilizzato per la correzione e la stimolazione della pianta del piede plantari propriocettivi non ortesici capaci di riportare in equilibrio tutto l’appoggio podalico, e abbiamo poi controllato i risultati a breve, medio e lungo termine. La sintomatologia di pesantezza alle gambe si riduceva in pochi giorni, fino a scomparire nel giro di un mese; ma pure la salienza delle ectesie venose si riduceva con un netto miglioramento dell’aspetto estetico delle gambe. I buoni risultati ottenuti con questo metodo e con l’uso di questo tipo di plantari propriocettivi vengono mantenuti nel tempo, e impediscono un peggioramento veloce del problema vascolare. Tutto questo ci autorizza a pensare di essere sulla buona strada e ci convince sempre di più che un riassetto della pianta del piede verso un recupero funzionale è necessario anche nelle vasculopatie venose e linfatiche periferiche.

(Fonte: www.mariantoniettafusco.com)