Tuina
12 Febbraio 2010
Metodo Santoro – gli schemi di base
12 Febbraio 2010
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Metodo Santoro di Stimolazione Riflessa Plantare

piedi

Il “Metodo Santoro © di stimolazione riflessa plantare”, rappresenta un nuovo modo di concepire la Riflessologia Plantare. Esso nasce dalla necessità di rendere agevole l'intervento dell' "operatore" nella delicata fase di materiale approccio al piede, così da:

  1. velocizzare i processi di elaborazione dei percorsi di trattamento;
  2. perfezionare le personali tecniche di intervento, proprie di ciascun operatore.

 

Esso si struttura su 10 “schemi di base”, attraverso cui è stata codificata la “mappa delle zone riflesse” relative il piede, ovvero i principi su cui si struttura l'anatomo-fisiologia energetica riflessa.
L’adozione degli schemi di base, è subordinata alla conoscenza della mappa plantare delle zone riflesse oltrechè delle tecniche d’intervento.
La comprensione della metodica di intervento può essere facilitata dalla eventuale sovrapposizione degli “schemi di base” alle “mappe delle zone riflesse plantari”.
Opportuno precisare che:

  1. le zone riflesse plantari sono state definite prendendo come riferimento le singole porzioni ossee (maggiore precisione nella individuazione delle zone);
  2. gli schemi di base sono stati definiti prendendo come riferimento le zone riflesse plantari.

Gli schemi di base si contraddistinguono per la presenza di due tipi di simbologia o tratteggio: continuo (rappresentata da una linea continua senza soluzione di continuità che ripercorre nella sua interezza il sistema e/o apparato cui faccia specifico riferimento) e fisso (contraddistinta da un punto che rappresenta l’organo e/o ghiandola riflessa in particolare). Le zone a tratto continuo sono da considerarsi di transito (a pressione variabile) e vanno stimolate con la tecnica detta “del lombrico”; le zone contraddistinte dal punto, sono da considerarsi da stazionamento (pressione di 10 sec. minimo), da comprimere con la tecnica detta “a punta d’ago”.
Ciascun trattamento si compone di 05 cicli ciascuno dei quali, secondo necessità, può essere composto da un minimo di 01 ad un massimo di 03 schemi. Gli schemi possono essere articolati tra loro in relazione al tipo di squilibrio riscontrato.